Di real time marketing, #unamacchinaperrudy e #calciobarilla

Dopo le ultime azioni di “socia media marketing” da parte di alcune importanti aziende italiane mi è venuto un dubbio. Il dubbio è che le aziende (e forse anche qualche esperto di social media marketing) non abbiamo ben capito la portata trasformativa del rapporto tra consumatore ed azienda apportata dai social media.

Dicevo qualche giorno fa di MSC, che veicola messaggi pubblicitari su Twitter in occasione dei mondiali, spammando i tifosi, seppur inconsapevolmente. Francamente anche l’operazione #calciobarilla mi lascia un po’ perplesso. La comunicazione è studiata, di ottima fattura, intelligente ed ironica.

Io la vedo una pura invasione di campo, un banale tentativo  di entrare in un flusso di comunicazione mainstream, che ha molto poco a che fare con il tentativo di cercare una conversazione con i propri consumatori. Continua a leggere

MSC Crociere, la partita dell’Italia e la pubblicità su Twitter

Ancora, irrimediabilmente, tante aziende continuano a commettere l’errore di utilizzare gli strumenti digitali con le vecchie tecniche di marketing.

Gianluca, parlava di finti tweet e di twitteri di plastica:

Campagna Saatchi & Saatchi per Enel

Campagna Saatchi & Saatchi per Enel

TweetDeck

Campagna Ente del Turismo della Croazia

Oggi, curioso di leggere che cosa dicesse Twitter dell’imminente partita d’esordio dei Mondiali dei nostri Azzurri, ho cercato l’hashtag #ItaliaInghilterra. Poi mi sono fatalmente accorto che l’hashtag era sponsorizzato. Ho pensato: sarà la Nike o Adidas, che, in qualità di sponsor ufficiali dell’evento promuoveranno i loro superpagati testimonials. Classica sponsorizzazione, insomma, ma visto il contesto e la creatività con cui di solito comunicano, sono disposto ad “accettare” tali sponsorizzazioni. Continua a leggere

La mia recensione di “Vendere Tutto”, la biografia di Amazon

Ho letto un gran bel libro. Il titolo della versione italiana, devo essere sincero, è piuttosto infelice: “Vendere tutto. Jeff Bezos e l’era di Amazon”.

Infelice perchè si tratta di una traduzione errata di “Everything Store”, il sogno che Bezos ha raggiungo costruendo Amazon: un negozio online che vendesse tutto, dove qualsiasi consumatore del mondo potesse trovare qualsiasi prodotto. Scaffali infiniti per infinite quantità di prodotti da acquistare ai prezzi più bassi possibile in un solo click e da ricevere comodamente a casa in 24 ore.

Scritto da Brad Stone, un veterano giornalista della Silicon Valley, il libro è una meravigliosa biografia dell’azienda, pieno di aneddoti anche scottanti (non a caso il libro, considerato per molti versi anti-Amazon, è stato ritirato e poi rimesso in vendita più volte proprio su Amazon.com), e parallelamente un dipinto della visione di Bezos, crudelmente innovatrice e spietatamente affascinante, che ha rivoluzionato il retail e definito le regole dell’ecommerce.

I primi anni, come qualsiasi altra start-up anni 90 sono terribilmente entusiasmanti: si narra di scrivanie ricavate da porte inutilizzare, di orari di lavoro infiniti, di voglia di creare il futuro.

Tra le prime grandi innovazioni spicca certamente la funzionalità Similarities: Bezos suggerì ai programmatori di creare un sistema che offrisse raccomandazioni dei libri in base agli acquisti già effettuati. Questa funzione incrementò sensibilmente le vendite, e permise di presentare ai clienti dei libri che altrimenti non avrebbero mai scoperto. Bezos riteneva che questo elemento sarebbe stato uno dei vantaggi decisivi dell’e-commerce sul commercio tradizionale: “I grandi rivenditori non hanno mai avuto l’occasione di conoscere i loro clienti uno per uno. L’ecommerce lo renderà possibile”. Continua a leggere

La tirannia del prezzo più basso

Questo è un gran bel pezzo di Seth. Non potevo non tradurlo.

Abbassare il prezzo è una scelta unidirezionale e monoassiale. O il tuo prodotto è più economico oppure non lo è.

In un primo momento, abbassare il prezzo consente di ottenere interessanti efficienze. Costringe a scelte difficili e dure che tendenzialmente portano a performance migliori.

Col tempo, però, in un mercato competitivo, la ricerca del prezzo più basso diventa sempre più brutale. La brutalità di mettere alle strette i fornitori, la brutalità di compromettere i valori morali e la mission aziendale. Ci sarà sempre qualcun altro disposto a vendere un prodotto simile al tuo ad un centesimo in meno, e per competere sarai costretto a scendere ancora. Continua a leggere

10 cose che nessuno ti ha mai detto sulla creatività

Rapito dalla copertina e dalla headline davvero micidiale (“Steal like an Artist. 10 things nobody told you about being creative”) quando ero alla Tate Modern di Londra, non ho potuto far altro che recarmi alla cassa con 10 pounds per acquistare questo libro di Austin Kleon.

Lettura facile e veloce, piena di illustrazioni e scritto con un carattere calligrafico. Tutto il libro si basa su un unico concetto:

Art is theft. Pablo Picasso

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Vuoi avere successo nel lavoro e nella vita? Scopri la Wine Bar Theory

Ho acquistato questo libretto d’impulso, senza pensarci troppo. Ed è stato bello scoprire che non era tutto fumo e niente arrosto.

The Wine Bar Theory si basa su un assunto molto semplice: se lavori tanto, probabilmente stai lavorando male. Se invece lavori bene, avrai senz’altro tempo da dedicare ad altre attività, come quella di frequentare un Wine Bar, come fa l’autore, David Gilbertson.

Essere molto impegnati non significa essere produttivi. Al contrario, spesso significa essere inefficienti. Perchè ciò accade? Non perchè chi lavora tanto sia pigro, ma forse perchè il suo ruolo non è chiaro. O forse perchè le priorità aziendali non sono ben definite. Oppure potrebbe essere che chi dovrebbe prendere delle decisioni non le prende, lasciando che siano le persone di buona volontà a farsi carico di cose che non gli spetterebbero. Continua a leggere

Londra, l’Italia e me

Una premessa iniziale al lettore: rispetto al resto degli articoli del presente blog, questo post non disserta di web marketing né ha l’ardire di essere considerato un post di viaggio su Londra. Semplicemente è il racconto di un viaggio a Londra di un italiano curioso e amante delle cose nuove. 

Ho trascorso qualche giorno a Londra questa settimana. Ogni tanto fa davvero bene staccare dal lavoro e dal mondo digitale iperconnesso e sovrabbondante di informazioni in cui siamo immersi. Il che significa per me chiudere i 300 file che ho sempre aperti nel mio cervello per vivere qualcosa di nuovo.

Ci tengo a precisare che il mio modo di viaggiare è un po’ “particolare” ed è famoso per le cose che NON sono contemplate: io e la mia fidanzata non andiamo per musei, non visitiamo quasi mai i luoghi più turistici, non visitiamo quasi mai chiese o monumenti. Il motivo è semplice: le gallerie d’arte ci annoiano da morire e la cultura per noi sono le persone, il cibo, le strade, i negozi, i mercati, il modo di vivere.

Notting Hill Gate

Ok, eccoci allora a Londra. Abbiamo trovato tempo bello. Addirittura un giorno di sole, di cui tutti i londinesi andavano incredibilmente fieri, come avessero vinto i mondiali. Quel giorno ad Hide Park c’era addirittura un ragazzo di colore a petto nudo con 8 gradi. Ed io avevo piumino e sciarpa addosso. Continua a leggere

18 regole per migliorare la gestione del tuo tempo

“Non dire che non hai abbastanza tempo. Hai esattamente lo stesso numero di ore al giorno che sono stati dati a Helen Keller, Pasteur, Michelangelo, Madre Teresa, Leonardo da Vinci, Thomas Jefferson e Albert Einstein “- H. Jackson Brown Jr.

Tempo

Un sacco di gente ha il mio stesso problema: vuole essere iperproduttiva. Passo tutta la mia giornata da una riunione all’altra, scrivo, telefono, compulso continuamente lo smartphone per leggere le email e corro da un ufficio all’altro. Continua a leggere

Come diventare bravi a fare soldi

Jason Fried

Questa è la traduzione libera di un post-intervista di qualche anno fa a Jason Fried di 37signals su Inc. Come il vino buono che invecchia con gli anni, vale la pena leggere un post del 2011 che insegna con molto pragmatismo a fare business con la Rete.

Alcuni anni fa ho deciso che volevo imparare a suonare la batteria. Ho sempre amato la batteria. Ogni volta che ascolto la musica, sento per prima sempre la batteria. Posso ascoltare un grande batterista jazz come Art Blakey per ore e ore. Darei quasi tutto quello che ho per essere un bravo batterista come Glenn Kotche dei Wilco .

Il percorso per imparare a suonare la batteria è abbastanza semplice. Ci si iscrive per alcune lezioni, ci si procura bacchette e paracolpi, si imparano alcuni esercizi e si fa pratica. E ancora pratica. Ogni superficie – la tua scrivania, la tua gamba , il volante dell’auto – diventa un tamburo. Con il tempo si migliora, ma solo se non smetti mai di praticare. Continua a leggere