Vuoi avere successo nel lavoro e nella vita? Scopri la Wine Bar Theory

Ho acquistato questo libretto d’impulso, senza pensarci troppo. Ed è stato bello scoprire che non era tutto fumo e niente arrosto.

The Wine Bar Theory si basa su un assunto molto semplice: se lavori tanto, probabilmente stai lavorando male. Se invece lavori bene, avrai senz’altro tempo da dedicare ad altre attività, come quella di frequentare un Wine Bar, come fa l’autore, David Gilbertson.

Essere molto impegnati non significa essere produttivi. Al contrario, spesso significa essere inefficienti. Perchè ciò accade? Non perchè chi lavora tanto sia pigro, ma forse perchè il suo ruolo non è chiaro. O forse perchè le priorità aziendali non sono ben definite. Oppure potrebbe essere che chi dovrebbe prendere delle decisioni non le prende, lasciando che siano le persone di buona volontà a farsi carico di cose che non gli spetterebbero. Continua a leggere

Londra, l’Italia e me

Una premessa iniziale al lettore: rispetto al resto degli articoli del presente blog, questo post non disserta di web marketing né ha l’ardire di essere considerato un post di viaggio su Londra. Semplicemente è il racconto di un viaggio a Londra di un italiano curioso e amante delle cose nuove. 

Ho trascorso qualche giorno a Londra questa settimana. Ogni tanto fa davvero bene staccare dal lavoro e dal mondo digitale iperconnesso e sovrabbondante di informazioni in cui siamo immersi. Il che significa per me chiudere i 300 file che ho sempre aperti nel mio cervello per vivere qualcosa di nuovo.

Ci tengo a precisare che il mio modo di viaggiare è un po’ “particolare” ed è famoso per le cose che NON sono contemplate: io e la mia fidanzata non andiamo per musei, non visitiamo quasi mai i luoghi più turistici, non visitiamo quasi mai chiese o monumenti. Il motivo è semplice: le gallerie d’arte ci annoiano da morire e la cultura per noi sono le persone, il cibo, le strade, i negozi, i mercati, il modo di vivere.

Notting Hill Gate

Ok, eccoci allora a Londra. Abbiamo trovato tempo bello. Addirittura un giorno di sole, di cui tutti i londinesi andavano incredibilmente fieri, come avessero vinto i mondiali. Quel giorno ad Hide Park c’era addirittura un ragazzo di colore a petto nudo con 8 gradi. Ed io avevo piumino e sciarpa addosso. Continua a leggere

18 regole per migliorare la gestione del tuo tempo

“Non dire che non hai abbastanza tempo. Hai esattamente lo stesso numero di ore al giorno che sono stati dati a Helen Keller, Pasteur, Michelangelo, Madre Teresa, Leonardo da Vinci, Thomas Jefferson e Albert Einstein “- H. Jackson Brown Jr.

Tempo

Un sacco di gente ha il mio stesso problema: vuole essere iperproduttiva. Passo tutta la mia giornata da una riunione all’altra, scrivo, telefono, compulso continuamente lo smartphone per leggere le email e corro da un ufficio all’altro. Continua a leggere

Come diventare bravi a fare soldi

Jason Fried

Questa è la traduzione libera di un post-intervista di qualche anno fa a Jason Fried di 37signals su Inc. Come il vino buono che invecchia con gli anni, vale la pena leggere un post del 2011 che insegna con molto pragmatismo a fare business con la Rete.

Alcuni anni fa ho deciso che volevo imparare a suonare la batteria. Ho sempre amato la batteria. Ogni volta che ascolto la musica, sento per prima sempre la batteria. Posso ascoltare un grande batterista jazz come Art Blakey per ore e ore. Darei quasi tutto quello che ho per essere un bravo batterista come Glenn Kotche dei Wilco .

Il percorso per imparare a suonare la batteria è abbastanza semplice. Ci si iscrive per alcune lezioni, ci si procura bacchette e paracolpi, si imparano alcuni esercizi e si fa pratica. E ancora pratica. Ogni superficie – la tua scrivania, la tua gamba , il volante dell’auto – diventa un tamburo. Con il tempo si migliora, ma solo se non smetti mai di praticare. Continua a leggere

Il meglio di BTO 2013 (secondo me)

Certamente fuori tempo massimo giunge questo mio post sulla BTO 2013. Come spesso accade il lavoro quotidiano ha fagocitato ogni minuti di tempo libero, impedendomi di mettere su tastiera impressioni e pensieri nei giorni successivi.

Ora che a distanza di quasi un mese tutto si è depositato vorrei condividere qualche riflessione.

Prima di tutto il BTO è un evento che ancora una volta ha saputo stupirmi. Spesso gli eventi Digital tendono a ripetere se stessi, soprattutto quando ottengono successo. Al contrario, mi pare del tutto evidente che il BTO sia sempre teso all’innovazione ed alla crescita. Faccio dunque molti complimenti agli organizzatori per la loro capacità di sapersi mettere in gioco e per il coraggio di mettere contenuti nuovi, senza badare troppo alla capitalizzazione dei successi passati. Migliorare con gli anni, come il vino, è un grande fattore di intelligenza.

Questa edizione 2013 ha come tagline #ITisMe, l’Italia siamo ognuno di noi. Azzeccattissimo sia rispetto al momento storico che stiamo vivendo, sia rispetto all’evento: al BTO si respira voglia di fare, di imparare, di crescere, di non mollare. Non è un caso, inoltre, che l’evento si sia aperto con uno strepitoso Oscar Farinetti. L’imprenditore di Eatitaly ci illumina con parole piene di speranza, di coraggio, di orgoglio italiano. In Italia, e nel turismo in particolare, mi pare ci sia tantissimo bisogno di queste parole, di questa voglia di rimboccarsi le maniche. Basta piangersi addosso, rimbocchiamoci le maniche e ricominciamo dalle nostre vocazioni.

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Perchè odio i funnel

Nonostante le diverse campagne di email marketing che ho spedito a centinaia di migliaia di utenti, non riesco proprio a definirmi un email marketer. Questo soprattutto è dovuto al fatto che odio i funnel.

Il funnel visto dai marketers

Il funnel visto dai marketers

L’idea di base è che i marketers seguono un loop fine a stesso: prima di tutto hanno bisogno di un sacco di visitatori. Alcuni di questi poi diventano effettivamente leads. E su questi ultimi si concentrano, bombardandoli di messaggi con la “marketing automation” fino a che non diventano utenti paganti. Ovvero clienti. Continua a leggere

Lettera d’amore per Twitter

Cara Twitter,

devo confessarti una cosa. Privata, segreta, intima: tu mi piaci.

Mi piace il tuo essenziale con cui getti il tuo sguardo sul mondo. Mi piace il fatto che sei ironica, spiritosa, a volte salace. Si, è vero, a volte sei incontenibile, non stai mai zitta. Il che è solo in parte vero, in quando sei logorroica solo quando hai veramente qualcosa da dire. Perchè, al contrario, quando non hai nulla da dire nessuno ti sente.

Mi piace quel tuo modo lieve con cui crei le parole del mondo. Sei decisamente più raffinata della grossolana e ciarliera Facebook, senza tirartela però come fa Quora o Wikipedia.

Sai avvicinare le persone, creare un legame solo apparentemente debole con loro. In realtà sei perfetta per condividere passioni ed interessi, divina nell’arrivare dritto al cuore. Non è un caso del resto che oggi ti facciano il filo tanti, dai telegiornali ai rotocalchi alle talk show di politica.

Ti ho visto la prima volta qualche hanno fa. Hai scambiato un paio di chiacchiere con un mio collega di lavoro. Subito mi hai colpito, trafitto con il tuo modo di fare unico.

Un po’ paralizzato, ho continuato ad osservarti da lontano e forse già mi piacevi. Ho cercato di evitare di innamorarmi, poichè uscivo da una brutta storia con FriendFeed, non so se la conosci. Però l’attrazione è stata travolgente: bellissima nell’aspetto quanto nel tuo carattere, così vitale e generosa, seducente nell’eloquio e penetrante nello sguardo.

Amo anche la tua dedizione verso le cause sociali e politiche: il tuo impegno è stato davvero prezioso, per non dire fondamentale, in numerose occasioni. Sai, oggi come oggi, sono in pochi ad avere la sensibilità e la tenacia di impegnarsi su certi fronti.

Talvolta non sei reperibile, il che mi lascia con un velo di ansia e preoccupazione, mista al desiderio di rivederti subito. Temo un po’ per la tua salute, oppure sono terrorizzato all’idea di perderti. Ma poi, quando ti rivedo, è una gioia per gli occhi e per il cuore sapere che stai bene.

Ora ti starai chiedendo che cosa voglio ottenere con questa lettera. In realtà so già come andrà a finire: tanti, esattamente come me, sono innamorati di te. Più belli, più intelligenti, più popolari di me (a me vengono dietro veramente poche persone). Molti VIP, alcuni re, cantanti e calciatori. Sono certo che per nulla al mondo ti fidanzeresti con me. Ma se è vero che l’amore platonico e non corrisposto è quello più puro, io continuerò a seguirti, a proteggerti da lontano.

Rimarrò in disparte, osservandoti crescere. E custodirò la tua felicità nel mio cuore.

Un ammiratore segreto

Seth Godin

Benvenuti nell’era della Connection Economy

Recensione di The Icarus Deception, Seth Godin

Il mito vuole che Dedalo, il padre di Icaro, abbia ideato un brillante piano di fuga dalla prigione in cui era stato rinchiuso con il figlio: ali di pume fissate con la cera per consentire di scappare dal labirinto via cielo. Dedalo raccomandò al figlio di Icaro di non volare troppo vicino al sole, per evitare che la cera potesse sciogliersi. Ma Icaro, inebriato dalla gioia del volo, disobbedì al padre, volò troppo in alto. Sappiamo tutti come andò a finire poi: la ali di staccarono dal suo corpo e Icaro cadde in mare, dove trovò la morte.

La lezione è chiara: non disobbedire all’autorità e non sfidare i tuoi limiti.

In realtà la società occidentale ha omesso una parte importante del mito: Dedalo raccomandò al figlio di non volare troppo alto, ma anche di non volare troppo basso, poichè anche l’umidità del mare avrebbe potuto far sciogliere la cera. La società industriale ha posto l’obbedienza come un valore e la sfida agli ordini precostituiti un peccato. Questo ha portato l’uomo ha ricercare la sicurezza, ad evitare il giudizio, ad avere obiettivi bassi, a volare basso, senza prendere rischi.

Seth Godin

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Dalla piazza ai social (e ritorno)

Sarà capitato anche a voi: litigare con qualche persona che non capisce i social media e si ostina a pensare che “la vita reale è comunque sempre meglio!”

Purtuttavia, c’è qualcosa di peggio.

Spiegare in ambito business a chi non vive da dentro i social media che cosa siano i social media è uno di questi. Mio malgrado è infatti ancora duro a morire il pensiero che i social media siano qualcosa d’altro rispetto alla vita delle persone. Un mondo a sè, fatto di persone perditempo, tipicamente nerd, che vivono in una bolla di sapone e chiacchiere. Continua a leggere