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	<title>Web Copywriter &#187; News</title>
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	<description>«Quando facciamo dono di ciò che possediamo, ci predisponiamo a ricevere ciò di cui abbiamo bisogno». Douglas M. Lawson</description>
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		<title>Il mio #Romagnacamp</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 21:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sono davvero divertito a questo Romagnacamp 2011. Sarà stata la bella location, saranno state le belle teste pensanti o sarà stata la bella giornata di sole, mare e birra fresca. O forse sarà stato tutto merito dello speech che ho tenuto a dare un sapore ancora più ricco all&#8217;evento, ad impreziosire una giornata davvero [...]


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<p>Mi sono davvero divertito a questo <a title="RomagnaCamp" href="http://www.romagnacamp.org/grazie/" target="_blank"><strong>Romagnacamp 2011</strong></a>. Sarà stata la bella location, saranno state le belle teste pensanti o sarà stata la bella giornata di sole, mare e birra fresca. O forse sarà stato tutto merito dello speech che ho tenuto a dare un sapore ancora più ricco all&#8217;evento, ad impreziosire una giornata davvero da ricordare. Speech, che, tutto sommato, è andato bene, nonostante la mia connaturata tendenza a dilungarmi per ore nelle spiegazioni (ricordo numerosi morti di sonno a tal cagione) ed alla salivazione ridotta a zero dalla tensione.</p>
<p>Ok, l&#8217;emozione di salire on stage c&#8217;era tutta, e non credo nemmeno di aver dato il meglio di me, anche rispetto ai contenuti della presentazione stessa. Ma devo dire che mi ha  affascinato sperimentare l&#8217;arte di presentare idee da un palco (o per meglio dire, incominciare ad imparare a farlo). Credo proprio che ci prenderò gusto, e che comincerò a farlo più spesso. Anche per questo devo ringraziare il Romagnacamp.</p>
<div id="__ss_9215474" style="width: 425px;"><strong style="display: block; margin: 12px 0 4px;"><a title="Come convincere il capo ad investire nei social media" href="http://www.slideshare.net/francesco/come-convincere-il-capo-ad-investire-nel-social-media" target="_blank">Come convincere il capo ad investire nei social media</a></strong> <object id="__sse9215474" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=romagnacamp-110911153153-phpapp02&amp;stripped_title=come-convincere-il-capo-ad-investire-nel-social-media&amp;userName=francesco" /><param name="name" value="__sse9215474" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse9215474" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=romagnacamp-110911153153-phpapp02&amp;stripped_title=come-convincere-il-capo-ad-investire-nel-social-media&amp;userName=francesco" name="__sse9215474" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p>Ispirato dalle mie <a title="The Thank You Economy" href="http://www.webcopywriter.it/social-media-marketing/quando-il-follow-through-conta-piu-del-click-through/"><strong>letture recenti</strong></a>, la presentazione ha il fine di spiegare come convinere il proprio capo ad investire sui social media. I capi &#8211; tutti i capi- sono solitamente bravissimi ad usare gli stereotipi come deterrenti al cambiamento, e spesso si fermano solo alla superficie dei fenomeni. I social media sono un shifting culturare di proporzioni enormi per il business. E non, come molti credono, i vari Facebook e Twitter della situazione.</p>
<p>Pertanto, se si vuole convincere il capo è necessario mettere il prospettiva business gli investimenti sui social media, e impostare un cambio nella cultura aziendale che richiede molto più tempo e fatica di quanto non si potrebbe pensare.</p>


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		<title>Romagnacamp: per favore, una piadina farcita di idee anche per me</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 21:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il prossimo weekend si tiene il Romagnacamp, ed ha tutta l&#8217;intenzione di essere un gran casino. Di idee, di persone interessanti e di spunti da portare a casa. Non ho una grossa esperienza di barcamp, in quanto ho partecipato solo due volte. Ed è anche difficile raccontarne uno a chi non vi ha mai partecipato. [...]


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<div id="attachment_1318" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-full wp-image-1318" title="CC Flickr by Marco Fabbri" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/09/pitithefool.jpg" alt="CC Flickr by Marco Fabbri" width="500" height="375" />
	<p class="wp-caption-text">CC Flickr by Marco Fabbri</p>
</div>
<p>Il prossimo weekend si tiene il <a title="RomagnaCamp" href="http://www.romagnacamp.org" target="_blank"><strong>Romagnacamp</strong></a>, ed ha tutta l&#8217;intenzione di essere un gran casino. Di idee, di persone interessanti e di spunti da portare a casa.</p>
<p>Non ho una grossa esperienza di barcamp, in quanto ho partecipato solo due volte. Ed è anche difficile raccontarne uno a chi non vi ha mai partecipato. Ma è impossibile non esserne attratti: tutto è così meravigliosamente condiviso e contagiato: i pensieri, i contatti, gli interessi, le birre; spesso tra persone che si conosco a malapena. Nessuno è forzato a fare alcunchè ma tutti si aggregano in maniera naturale a seconda dei propri interessi.</p>
<p>In più quest&#8217;anno parteciperò attivamente con uno speech. Il che significa 2 cose.</p>
<ol>
<li>Che chiunque può partecipare con uno speech. Pure io.</li>
<li>Che partecipare attivamente &#8211; nel bene e nel male del risultato &#8211; mi renderà un migliore barcamper. Ora, non so esattamente che cosa sia un barcamper, ma l&#8217;idea mi piace.</li>
</ol>
<p>In più quest&#8217;anno partecipa anche la mia azienda (l&#8217;<a title="TUI.it" href="http://www.tui.it/default.aspx" target="_blank"><strong>agenzia di viaggi online TUI.it</strong></a>) sia come sponsor, sia come organizzatrice di un piccolo contest che mette in palio un <a title="Regala un'idea" href="http://www.romagnacamp.org/regalaci-unidea-ti-regaliamo-un-viaggio-concorso-tui-it-romagnacamp/" target="_blank"><strong>viaggio</strong></a> a chi ci aiuta a migliorare il nostro rapporto con i clienti. Si chiama <strong>Regala un&#8217;idea, ti regaliamo un viaggio</strong>, e premia chi fornisce la migliore idea su come TUI.it possa connettersi one-to-one con i propri clienti. <span id="more-1317"></span></p>
<p>Ok, il titolo non è proprio il massimo, ma la voglia di trovare nuove idee da cotanto <em>parterre </em>era molta. E non abbiamo resistito alla tentazione di provarci.</p>
<p>La domanda, in pratica, è questa: quali azioni può mettere  in campo un’agenzia di viaggi online per connettersi davvero coi propri  clienti usando social media e customer service?</p>
<p>TUI.it vuole alzare l&#8217;asticella, e connettersi ad un livello più profondo con i propri utenti: non ci basta più portarli sul sito e farli prenotare le loro vacanze. Vogliamo essere più vicino a loro, prima, durante e dopo le vacanze.</p>
<p>Le idee sono la merce più preziosa che esista. E al Romagnacamp ne basta una buona per andare in vacanza a <a title="Zanzibar" href="http://viaggi.tui.it/it/viaggi-africa/viaggi-zanzibar.html" target="_blank"><strong>Zanzibar</strong></a>.</p>
<p>PS: il titolo del mio speech sarà <em>Come convincere il capo a investire sui social media</em>.</p>


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		<title>Grazie Steve per la tua lezione</title>
		<link>http://www.webcopywriter.it/news/grazie-steve-per-la-tua-lezione/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 12:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre il mondo si interroga sul futuro di Apple dopo l&#8217;uscita di scena di Steve Jobs, e i fan di mezzo mondo si chiedono e se il prossimo iPhone 5 (ma anche il prossimo iPad 3) sarà davvero fenomenale come i predecessori, sono andato a recuperare il discorso di Jobs tenuto alla cerimonia di laurea [...]


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		</div>
<p>Mentre il mondo si interroga sul futuro di Apple dopo l&#8217;uscita di scena di Steve Jobs, e i fan di mezzo mondo si chiedono e se il prossimo iPhone 5 (ma anche il prossimo iPad 3) sarà davvero fenomenale come i predecessori, sono andato a recuperare il <a title="Steve Jobs Stanford" href="http://news.stanford.edu/news/2005/june15/jobs-061505.html" target="_blank"><strong>discorso di Jobs</strong></a> tenuto alla cerimonia di laurea di Stanford nel 2005. Tanti hanno scritto fiumi di parole sulle sue capacità visionarie, sulla sua attenzione maniacale ad design, sulla potenza iconica della sua figura di CEO. Quasi nessuno ha invece parlato dell&#8217;uomo, delle debolezze, delle ricadute e delle risalite. Che ora lascia la guida dell&#8217;azienda che ha fondato e tanto amato con la stessa profonda amarezza con cui farebbe più semplice degli imprenditori di provincia. E allora ho recuperato quel discorso, così maledattamente perfetto, pulitissimo concettualmente, immaginifico nel potere evocativo. Esattamente come un prodotto Apple.</p>
<p>Una lezione di vita, raccontata con l&#8217;umiltà dei grandi, che vale molto più della capitalizzazione di borsa di Apple. Da ascoltare e riascoltare.</p>
<p>Sono onorato di essere qui oggi alla cerimonia di laurea di una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dire il vero, questo è la cosa più vicina alla laurea che abbia mai fatto. Oggi voglio raccontarvi 3 storie che riguardano la mia vita. Tutto qui, niente di straordinario. Solo 3 storie.<span id="more-1313"></span></p>
<p>La prima storia racconta di come unire i puntini.</p>
<p>Ho lasciato il Reed College dopo i primi 6 mesi, anche se ho frequentato quell&#8217;università per circa altri 18 mesi prima di lasciarla definitivamente. Perchè l&#8217;ho lasciata?</p>
<p>Tutto è cominciato prima che della mia nascita. La mia madre naturale era giovane, studentessa non sposata, che decise di mettermi in adozione. Pensava fortemente che avrei dovuto essere adottato da una coppia laureata, cosicchè tutto era stato predisposto perchè venissi adottato da un avvocato e da sua moglie. Eccetto il fatto che quando sono sbucato fuori decisero all&#8217;ultimo minuto che avrebbero preferito una femmina. Così i miei genitori, che erano in lista d&#8217;attesa, ricevettero una telefonata nel cuore della notte: &#8220;Abbiamo un bambino disponibile da ora, lo volete?&#8221;. Risposero: &#8220;Certo&#8221;. La mia madre naturale scopri successivamente che mia madre non si era mai laureata e che mio padre non aveva mai finito la scuola superiore. Rifiutò di firmare le carte per l&#8217;adozione. Ma pochi mesi dopo cedette, quando i miei genitori promisero di mandarmi all&#8217;università.</p>
<p>17 anni dopo andai all&#8217;università. Ma ingenuamente scelsi una università che era costosa quasi come Standford, e tutti i risparmi dei miei genitori venivano spesi nella retta universitaria. Dopo 6 mesi non riuscivo a vedere valore nell&#8217;università. Non avevo idea di che cosa fare della mia vita e non sapevo come l&#8217;università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. E così spendevo tutti i soldi che i miei genitori avevano risparmiato nella loro vita intera. Così decisi di lasciare credendo che tutto sarebbe andato bene. Avevo paura in quel momento, ma se mi guardo indietro è stata la miglior decisione che abbia mai preso. Il minuto dopo aver lasciato, avrei potuto evitare i corsi che non mi interessavano e seguire invece quelli che mi interessavano davvero.</p>
<p>Ma non c&#8217;era nulla di romantico. Non avevo un posto in cui dormire, così dormivo sul pavimento dell&#8217;appartamento dei miei amici, mangiavo con i soldi che racimolavo raccogliendo le bottiglie di coca cola a 5 centesimi, e camminavo 7 miglia ogni domenica sera per mangiare decentemente almeno una volta alla settimana all&#8217;Hare Krishna. Amavo questa vita. E molto di quello che ho imparato seguendo la mia curiosità ed intuizione si è rivelata essere senza prezzo più tardi nella mia vita. Lasciatemi fare un esempio. In quel periodo Reed College offriva probabilmente la miglior istruzione di calligrafia del Paese. In tutto il campus ogni poster, ogni etichetta di ogni armadietto era meravigliosamente scritto a mano. Poichè avevo lasciato l&#8217;università e non dovevo seguire i corsi normali, decisi di seguire il corso di calligrafia. Ho imparato a conoscere i caratteri tipografici serif e san serif, a capire come variare la quantità di spazio tra differenti combinazioni di lettere, a capire che cosa rende grande la tipografia. Era bello, affastinante, sottilmente artistico, in quel modo che la scienza non può catturare.</p>
<p>Nulla di questo aveva la minima speranza di avere un&#8217;applicazione pratica nella mia vita. Ma 10 anni dopo, quando stava disegnando il primo Macintosh, mi tornò estremamente utile. Fu il primo computer con una bella tipografia. Se non avessi mai frequentato quel corso, il Mac non avrebbe mai avuto tanti caratteri tipografici, o fonts spaziati proporzionalmente. E dal momento che Windows ha semplicemente copiato il Mac, è probabile che nessun computer al mondo gli avrebbe mai avuti. Se non avessi mai lasciato l&#8217;università, non avrei mai seguito quel corso di calligrafia, ed i PC non avrebbero potuto mai avere i meravigliosi caratteri tipografici che hanno. Certamente quando ero all&#8217;università era impossibile unire i puntini guardando in prospettiva. Ma fu estremamente chiaro unire i puntini guardandomi indietro 10 anni dopo.</p>
<p>Ancora: non si può ricomporre il puzzle della vita guardando avanti, ma solo guardandosi indietro. E allora dovete aver fiducia che il puzzle si ricomporrà in qualche modo nel futuro. Dovete credere in qualcosa &#8211; la vostra pancia, il destino, la vita, il karma o qualsiasi altra cosa. Questo approccio non mi ha mai lasciato andare giù, ed ha fatto davvero la differenza nella mia vita.</p>
<p>La mia seconda storia riguarda l&#8217;amore e la perdita</p>
<p>Sono stato fortunato &#8211; ho scoperto che cosa amavo fare molto presto nella mia vita. Io e Woz creammo Apple nel garage dei miei genitori quando avevo 20 anni. Lavorammo duramente, e dopo 10 anni Apple era diventata un&#8217;azienda da 2 miliardi di dollari e oltre 4000 dipendenti. Il nostro prodotto più bello, il Macintosh, era stato lanciato un anno prima che compissi 30 anni. Anno in cui fui licenziato. Come può essere licenziato dall&#8217;azienda che hai fondato? Apple cresceva e avevamo assunto persone che potessero dirigerla assieme a noi con sapienza. Per il primo anno le cose andarono bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando abbiamo fatto il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Quindi, a 30 anni ero fuori. E molto pubblicamente fuori. Quello che era stato al centro della mia vita adulta era andato, ed fu davvero devastante.</p>
<p>Per alcuni mesi non sapevo davvero cosa fare. Sentivo che avevo deluso la precedente generazione di imprenditori &#8211; che avevo lasciato cadere il testimone mentre veniva passato a me. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Sono stato un fallimento pubblico, e ho anche pensato di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me &#8211; amavo ancora quello che avevo fatto. L&#8217;evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato il mio amore. Ero stato respinto, ma ero ancora innamorato. E così ho deciso di ricominciare da capo.</p>
<p>Io non lo vedevo allora, ma l&#8217;essere stato licenziato da Apple si rivelò essere la cosa migliore che potesse succedermi. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su tutto. Mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.</p>
<p>Durante i seguenti cinque anni, ho iniziato una società chiamata NeXT, un&#8217;altra società chiamata Pixar, e mi innamorai della donna meravigliosa che sarebbe poi diventata mia moglie. Pixar è evoluta, fino a creare il primo film d&#8217;animazione digitale, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo al mondo. In uno straordinario capovolgersi di eventi, Apple ha comprato NeXT, sono tornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è al centro dell&#8217;attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo messo su una meravigliosa famiglia.</p>
<p>Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E &#8216;stata una medicina molto amara, ma credo che il paziente ne avesse bisogno. A volte la vita ti colpisce in testa con un mattone. Non perdete la fede. Sono convinto che l&#8217;unica cosa che mi faceva andare avanti sia stata la convinzione di amare quello che facevo. Dovete trovare quello che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i rapporti umani. Il vostro lavoro riempirà buona parte della vostra vita, e l&#8217;unico modo per essere veramente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l&#8217;unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se non l&#8217;avete ancora trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Come per tutte le questioni di cuore, saprete quando lo troverete. E, come tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.</p>
<p>La mia terza storia parla invece di morte.</p>
<p>Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: &#8220;Se vivi ogni giorno come se fosse l&#8217;ultimo, un giorno avrai sicuramente ragione&#8221;. Ha avuto una grande influenza su di me, e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato allo specchio ogni mattina e mi sono chiesto: &#8220;Se oggi fosse l&#8217;ultimo giorno della mia vita, farei quello che sto per fare oggi?&#8221;. E ogni volta che la risposta è stata &#8220;No&#8221; per troppi giorni di fila, sapevo che dovevo cambiare qualcosa.</p>
<p>Ricordarsi che si morirà presto è lo strumento più importante che abbia mai incontrato per aiutarmi a fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutto &#8211; tutte le aspettative degli altri, tutto l&#8217;orgoglio, tutti i timori e gli imbarazzi dei fallimenti &#8211; semplicemente svaniscono di fronte alla morte, lasciando solo ciò che è veramente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che conosco per evitare la trappola di pensare di avere qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non vi è alcun motivo per non seguire il proprio cuore.</p>
<p>Circa un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto l&#8217;ecografia alle 7:30 del mattino, e ha mostrato chiaramente che avevo un tumore nel mio pancreas. Non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I medici mi dissero che questo era quasi certamente un tipo di cancro incurabile, e che mi sarebbero rimasti non più di 3-6 mesi di vita. Il mio medico mi consigliò di andare a casa e di mettere in ordine i miei affari personali, che è quello che dicono i medici a chi deve prepararsi a morire. Il che significa cercare di insegnare ai propri figli tutto quello che hai imparato in pochi mesi anzichè in 10 anni. Significa assicurarsi che tutto sia organizzato in modo che sia il più indolore possibile per la tua famiglia. Significa dire i propri addii.</p>
<p>Tutto il giorno non ho pensato ad altro che a quella diagnosi. Più tardi quella sera ho effettuato una biopsia, cioè mi hanno infilato un endoscopio giù per la gola, attraverso lo stomaco e l&#8217;intestino; hanno inserito un ago nel mio pancreas per catturare poche cellule dal tumore. Ero sotto sedativi, ma mia moglie, che era lì, mi ha detto che quando hanno visto le cellule al microscopio i dottori iniziato a piangere perché si è rivelato essere una forma molto rara di cancro al pancreas che è curabile solo chirurgicamente. Ho fatto l&#8217;intervento chirurgico e adesso sto bene.</p>
<p>Questo è stato certamente il punto di contatto più vicino con la morte, e spero che rimanga l&#8217;unico per almeno qualche decennio ancora. Avendolo vissuto, adesso posso dirlo a voi con maggiore certezza rispetto a quando la morte era per me un concetto puramente intellettuale:</p>
<p>Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire. Eppure la morte è la destinazione che noi tutti condividiamo. Nessuno è mai sfuggito. E questo è come dovrebbe essere, perché la Morte è molto probabilmente la più grande invenzione della Vita. E&#8217; un formidabile agente al cambiamento. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. In questo momento il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, diventerete gradualmente il vecchio e verrete eliminati. Mi dispiace essere così drammatico, ma è la verità.</p>
<p>Il tempo è limitato, quindi non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi &#8211; che vuol dire vivere seguendo le convinzioni di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo sanno già che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.</p>
<p>Quando ero giovane, c&#8217;era una pubblicazione stupefacente chiamata The Whole Earth Catalog, che era una delle bibbie della mia generazione. E &#8216;stato creato da un tizio di nome Stewart Brand non molto lontano da qui a Menlo Park, e lo ha portato alla luce con il suo tocco poetico. Questo è stato alla fine degli anni 1960, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fatto con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. Era una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che Google arrivasse: era idealistico, e pieno di intuizioni e grandi nozioni di vita.</p>
<p>Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog, e poi, quando aveva ultimato le uscite, hanno pubblicato un numero finale. Era la metà degli anni 1970, e avevo la vostra età. Sul retro della copertina del numero finale c&#8217;era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, uno di quei paesaggi che si ammirano se foste così avventurosi da viaggiare in autostop. Sotto la foto c&#8217;erano le parole: &#8220;Stay Hungry Stay Foolish.&#8221;, &#8220;Rimanete Affamati, Rimanete Pazzi&#8221;. Era il loro messaggio di addio per la loro uscita di scena. Stay Hungry. Stay Foolish. E me lo sono sempre augurato a me stesso. E ora, dal momento che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.</p>
<p>Stay Hungry. Stay Foolish.</p>
<p>Grazie a tutti.</p>


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		<title>Il vento (del web) sta cambiando (la politica)</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 11:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono ancora molti gli scettici. &#8220;Le cose non cambieranno mai in Italia!&#8221;. &#8220;I politici fanno quello che vogliono, senza interessarsi dei problemi dei cittadini&#8221;. &#8220;I politici? Tutti uguali. Tanto vale non andare a votare&#8221;. Okok, l&#8217;Italia è messa davvero male. Non si investe in ricerca, non c&#8217;è un piano industriale, le tasse sono troppo alte [...]


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<p>Sono ancora molti gli scettici.</p>
<p>&#8220;Le cose non cambieranno mai in Italia!&#8221;. &#8220;I politici fanno quello che vogliono, senza interessarsi dei problemi dei cittadini&#8221;. &#8220;I politici? Tutti uguali. Tanto vale non andare a votare&#8221;.</p>
<p>Okok, l&#8217;Italia è messa davvero male. Non si investe in ricerca, non c&#8217;è un piano industriale, le tasse sono troppo alte e abbiamo una classe politica davvero inguardabile. Ma i cittadini italiani hanno una risorsa incredibile, uno strumento di rivoluzione potentissimo, una dinamite potenzialmente devastante. Il web.</p>
<p>Che prima non avevano. Che poi hanno avuto, ma che non sapevano usare. Che poi hanno cominciato ad usare, ma senza esporsi in prima persona. E che ora hanno, usano mettendoci la faccia eche e si divertono nel farlo.<br />
<span id="more-1253"></span></p>
<p>E se ne sono finalmente resi conto.</p>
<div id="attachment_1254" class="wp-caption aligncenter" style="width: 473px">
	<img class="size-full wp-image-1254" title="I cittadini si scusano con Obama per il loro presidente" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/05/obama.png" alt="I cittadini si scusano con Obama per il loro presidente" width="473" height="525" />
	<p class="wp-caption-text">I cittadini si scusano con Obama per il loro presidente</p>
</div>
<p>E&#8217; commovente vedere come i cittadini italiani, per la prima volta da quando sono nato, comincino ad usare il web per dire la loro davanti al mondo. Mettendoci la faccia, con tanto di nome e cognome.</p>
<div id="attachment_1255" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-full wp-image-1255" title="Mr Obama, we are all terribly sorry!" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/05/twitter.png" alt="Mr Obama, we are all terribly sorry!" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">Mr Obama, we are all terribly sorry!</p>
</div>
<p>E i politici, dal canto loro, non potevano rimanere avulsi dal richiamo del web sociale. Ci si sono buttati a capofitto, spesso rovinosamente.</p>
<p>Ad esempio la Moratti ha lanciato la campagna MiRispondi sui social media, prendendosi l&#8217;obamiano impegno di rispondere a tutte le domande rivolte dai cittadini attraverso i network sociali. Ne è nato un parossistico sfottò, che è culminato con la genialissima <a title="Sucate" href="http://www.ilpost.it/2011/05/23/letizia-moratti-twitter-sucate/" target="_blank"><strong>bufala di Sucate</strong></a>, dove il povero web team della Moratti si è rivelato del tutto inadeguato a fronteggiare la furiosa vena dissacratoria della fustigatrice intelligenza collettiva.</p>
<p>Senza parlare degli inveterati trucchi, nel solco della più consolidata tradizione politica: gonfiare i numeri, nel social web, è semplicemente impossibile. Pena, il <a href="http://www.themarketer.info/25-05-2011/i-fatti-fantastici-di-letizia-moratti/" target="_blank"><strong>pubblico ludibrio</strong></a>.</p>
<p>Così come il giornalismo partecipativo documenta con molta più affidabilità che il giornalismo servizievole:</p>
<div id="attachment_1259" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-full wp-image-1259" title="Eventi in chiusura della campagna elettorale a confronto" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/05/307868745.jpg" alt="Eventi in chiusura della campagna elettorale a confronto" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">Eventi in chiusura della campagna elettorale a confronto</p>
</div>
<p>Ma quello che più mi fa riflettere è quanto siano effettivamente interessanti le cose che dicono i vari politici. Cioè quanto reale consenso (non generato da interessi privati o ideologie precostituite) siano in grado di generare. Prendendo come esempio sempre il duello su Milano Pisapia/Moratti, basta contare il diverso numero di followers per capire quale sia il livello di interesse: vince Pisapia 6685 a 764, con un numero più o meno triplo di tweets di Pisapia rispetto al sindaco uscente. Pisapia ha uno staff dedicato ai social migliore? Può anche essere. Ma sta di fatto che ha saputo coniugare la propria immagine politica con i nuovi media in maniera efficace.</p>
<p>Ovviamente questo non rende di per sè Pisapia un sindaco migliore. Anzi, i programmi presentanti dai due contendenti mi sembrano molto simili nei contenuti. Quel che cambia è l&#8217;approccio nei confronti della cittadinanza: Moratti è presenzialista, decisionista, forse un po&#8217; troppo autoritaria. Pisapia invece è molto più aperto al confronto, al dialogo, alla condivisione. E non è un caso che il suo comitato abbia lanciato l&#8217;inziativa degli <a title="Abbracci gratis" href="http://www.cittadinixpisapia.it/u/ABBRACCI-GRATIS/det_iniziative/431" target="_blank"><strong>abbracci gratis</strong></a>.</p>
<p>Ma la novità politica degli ultimi tempi non è Pisapia. E nemmeno il Movimento 5 stelle, che in Emilia Romagna viaggia sul 10% e che si autodetermina esclusivamente attraverso la partecipazione dal basso.</p>
<p>Il vento sta cambiando perchè i cittadini hanno deciso di usare il web per dire la loro.</p>


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		<title>L&#8217;internet delle cose è qui</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 20:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;internet delle cose è un concetto che non avevo ancora ben analizzato prima di guardare questo video. L&#8217;iternet delle cose sarà la futura ondata di internet, dopo quella dei social media. Il professore che ne parla è davvero bravissimo a dare sostanza ad un futuro digitale per molti versi già presente. Un fiume carsico che [...]


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<p>L&#8217;internet delle cose è un concetto che non avevo ancora ben analizzato prima di guardare questo video. L&#8217;iternet delle cose sarà la futura ondata di internet, dopo quella dei social media. Il professore che ne parla è davvero bravissimo a dare sostanza ad un futuro digitale per molti versi già presente. Un fiume carsico che presto affiorerà.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/iZPzF9qRadk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><span id="more-1219"></span></p>
<p>Ecco qualche spunto tratto dal video:<br />
Usare Foursquare agli eventi: anzichè far spegnere i cellulari gli organizzatori chiedono ai partecipanti di tenerli accesi e fare check-in su Foursquare. E&#8217; un modo di dire che l&#8217;evento è importante, accresce il valore dell&#8217;evento stesso. Per questo Pepsi ha ideato un concerto l&#8217;accesso al quale era riservato a chi aveva fatto dei check-in nella città di Austin. Non era necessario pagare; era necessario solo fare un certo numero di di check-in, che avevano come fine promuovere la città, attrarre persone in modo creativo, viralizzare l&#8217;iniziativa.</p>
<p>Nel 2020, secondo l&#8217;Economist, avremo 50 miliardi di devices connessi, che scambieranno informazioni con la Rete.</p>
<p>Ecco perchè internet delle cose sarà la terza ondata di internet:</p>
<p>1 Fase &#8211; Web 1.0 Connessione e cablaggio<br />
2 Fase &#8211; Web 2.0 Contenuti dal basso<br />
3 Fase &#8211; Internet delle cose<br />
4 Fase &#8211; Iperconnessione e visibilità totale sul mondo reale e possibilità di prevedere gli accadimenti futuri</p>
<p>Qualche esempio di Internet delle cose?<br />
Nell&#8217;aeroporto di Monaco tutti gli oggetti sulla pista sono connessi perchè consente di far volare il 10% in più di aerei.<br />
Ad Helsinki tutti i trasporti pubblici sono connessi e visibili in tempo reale; ed è possibile ricevere informazioni sullo stato dei mezzi pubblici in tempo reale tramite SMS.</p>
<p>Amsterdam: si pagano i mezzi pubblici attraverso un RFID passivo che consente di fare check-in e check-out, pagando il reale trasporto effettuato, e liberando i cittadini dai biglietti. Tutti i dati vengono inoltre usati per studiare la mobilità e le linee.</p>
<p>In modo esplicito o meno rilasciamo tracce digitale costantemente: come trarne vantaggio? Attraverso il Collective Sensing.</p>
<p>Calcolare il successo di un&#8217;installazione in funzione della crescita del traffico telefonico dell&#8217;area dove è stata collocata, contare concretamente il numero di persone che guardano un cartellone pubblicitario, analizzare le informazioni relative alle foto caricate su Flickr per studiare i flusi turistici da vari paesi o capire dove i clienti di un supermercato si soffermano di più ora è possibile.</p>
<p>I dati che sono il frutto della connettività diffusa avranno un impatto sulla nostra vita reale, probabilmente molto più che il web sociale che stiamo sperimentando ora.</p>
<p>Internet si riserverà ancora molte sorprese.</p>


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		<title>Esci subito dalla tua zona di comfort!</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 16:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Odi il tuo lavoro? Bene. Almeno non ne sei annoiato. Se il tuo lavoro non ti piace ma ti consente di rimanere nella tua &#8220;zona di comfort&#8221; potresti essere seriamente in trappola. E&#8217; peggio tollerare il proprio lavoro che odiarlo perchè se il lavoro ti fa stare abbastanza male, allora prima o poi lo cambierai. [...]


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		</div>
<p>Odi il tuo lavoro? Bene. Almeno non ne sei annoiato. Se il tuo lavoro non ti piace ma ti consente di rimanere nella tua &#8220;zona di comfort&#8221; potresti essere seriamente in trappola. E&#8217; peggio tollerare il proprio lavoro che odiarlo perchè se il lavoro ti fa stare abbastanza male, allora prima o poi lo cambierai. Al contrario se si tratta di una mediocrità tollerabile e pensi &#8220;Beh, in fondo potrebbe andarmi peggio. Almeno in questo momento di crisi ho un lavoro&#8221;, allora finirai per uccidere lentamente la tua anima e la tua vitalità. Non uscire dalla propria zona di comfort può essere una cosa davvero molto pericolosa.<span id="more-1217"></span></p>
<p><strong>Allora come uscire dalla zona di comfort?</strong> Vale la pena andare a fondo alla questione. Se il tuo lavoro ti sembra mediocre, allora siediti e prendi carta e penna, e scrivi come apparirà la tua vita tra uno, due o cinque anni se continui a fare la stessa cosa che stai facendo ora. Che alternative avrai? Se vorrai dei bambini in un futuro vorrai avere lo stesso lavoro che hai adesso? Qual è la tua soglia di tolleranza al rischio?</p>
<p>Quando le persone proiettano il loto attuale comportamento per un periodo più lungo rispetto ad un orizzonte temporale breve, ne risultano sempre terrorizzati. Ovviamente anche io ciclicamente finisco in questo stato d&#8217;animo. E talvolta quel dolore è strumentale ad un cambiamento. In qualche modo quel panico da mancanza di prospettiva è desiderabile.</p>
<p><strong>L&#8217;obiettivo finale non è &#8220;sistemarsi&#8221;</strong><br />
La vita è sinonimo di cambiamento e non esiste un punto d&#8217;arrivo. Per alcune persone l&#8217;obiettivo può essere ottenere un buon posto di lavoro, per altre un avanzamento di carriera. E poi c&#8217;è il salario, il prestigio, il potere. Tutti questi apparenti obiettivi, tuttavia, variano nel tempo. E sempre con più velocità. Potrebbe arrivare il successo da un momento all&#8217;altro. Ma potrebbe arrivare anche il fallimento alla velocità della luce.</p>
<p>Proprio per questa instabilità continua penso che sia fondamentale lavorare su più progetti contemporaneamente. Il cervello ha bisogno di stabilità per funzionare bene e dedicare tutta la propria vita ad un solo progetto può portare all&#8217;effetto &#8220;Borsa valori&#8221;: depressione quando le cose non vanno bene ed euforia quando vanno bene. Gestire più idee/progetti contemporaneamente, praticare un&#8217;attività fisica, avere una vita affettiva devono rappresentare attività da compiere in parallelo.</p>
<p>Così potrebbe accadere che le cose sul lavoro vanno male, ma se stabilisci il tuo record personale di corsa potresti considerare buona quella settimana storta!</p>
<p>Diversificare la propria identità consente quindi di avere talvolta una rete di salvezza casomai scivolassi dal trapezio.</p>
<p><strong>Come uscire dalla propria zona di comfort e fare subito il primo passo verso il successo?</strong></p>
<p>In fondo è semplice: pensa alla cosa più coraggiosa che non hai mai avuto l&#8217;ardire di fare. Che ti attrae ma che ti rende così a disagio. Che di solito rimandi ad un futuro prossimo. Forse ce ne sono diverse, ma tu prendi quella più difficile. Quella che ti fa mancare la saliva e chiudere lo stomaco.</p>
<p>E falla prima che puoi.</p>
<p><em>Dedicato a <a title="Elena Novelli" href="http://www.linkedin.com/pub/elena-novelli/1/504/6b" target="_blank"><strong>Elena Novelli</strong></a>, che non vedo ormai da anni e sento raramente, ma che quando vivo un momento di passaggio, magicamente, riappare.</em></p>


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		<title>Report: l&#8217;informazione non sei tu</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 21:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[La musica è di quelle inquietanti, da film di spionaggio hacker. I termini sono quelli da fontamatico complotto contro l&#8217;umanità. Le allusioni di Stefania Rimini, con spregio ai congiuntivi, vanno dritte al cuore: il web è un mondo orripilante, abitato da hacker desiderosi di rubare le identità per fare quintali di soldi ingiustificatamente. Con spregio [...]


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<p><iframe title="YouTube video player" width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/tnbvXQAAGpI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>La musica è di quelle inquietanti, da film di spionaggio hacker. I termini sono quelli da fontamatico complotto contro l&#8217;umanità. Le allusioni di Stefania Rimini, con spregio ai congiuntivi, vanno dritte al cuore: il web è un mondo orripilante, abitato da hacker desiderosi di rubare le identità per fare quintali di soldi ingiustificatamente. Con spregio alla dignità delle persone. E senza il controllo da parte delle autorità.<span id="more-1204"></span></p>
<p>E&#8217; più forte di me, non posso non citare alcune delle affermazioni della giornalista, totalmente esilaranti se non fossero vere andate in onda nella puntata di ieri sera di <strong>Report</strong>.</p>
<blockquote><p>Fai sapere i cavoli tuoi perchè è un bene per il mondo. Però quelli di Facebook quando si tratta di loro non sono poi tanto desiderosi di farsi trovare: un anonimo palazzo a Londra dietro Carnaby Street con un campanello a prova di miope tantè che è difficile immaginare che <strong><em>c&#8217;è</em></strong> dentro un&#8217;azienda che maneggia le informazioni personali di 500 milioni di persone.</p></blockquote>
<p>Davvero astuti quelli di Facebook. Un campanello piccolo per non farsi trovare! Ma la nostra giornalista è stata più furba!</p>
<blockquote><p>Facebook non ha bisogno di fabbricare dei <em>dossier </em>perchè ciascuno dei suoi utenti se lo fabbrica da solo e glielo consegna.</p></blockquote>
<p>Spiegare cos&#8217;è Facebook, prima di spararci sopra, no, vero?</p>
<p>E poi anche la Gabanelli ci mette del suo, dando con grande sicumera la sua definizione del web 2.0:</p>
<blockquote><p>Quello dove il contenuto è generato dagli utenti e utilizzato poi da chichessia.</p></blockquote>
<p>Da chichessia? Siamo alla follia. Non le viene nemmeno per un attimo in mente che potrebbe essere utilizzato da altri utenti. Magari da altri consumatori. Oppure da amici? E poi ancora:</p>
<blockquote><p>[..] pubblichi per condividere, più condividi e più clicchi, più clicchi e più gente c&#8217;è, e più gente c&#8217;è, ovviamente, quel sito ha valore. La cliccata ha contagiato tutti.</p></blockquote>
<p>Ma qual è il nesso tra più clicchi e più gente c&#8217;è? E parlare un attimo dei benefici e del piacere che 500 milioni di utenti traggono dal convidere? Nemmeno una citazione. E vogliamo parlare della locuzione <em>La cliccata ha contagiato tutti</em>? Oh si, questo è informazione.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/gR4flUher1w" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>E ancora la Rimini, su Twitter:</p>
<blockquote><p>Twitter è un servizio che ti consente di lanciare i tuoi cinguettii, brevi messaggi di testo a tutti i tuoi <strong><em>seguaci</em></strong>.</p></blockquote>
<p>E a proposito delle persone che hanno fatto check-in su Foursquare:</p>
<blockquote><p>[..] ci stiamo facendo gli affati degli altri, o meglio, come direbbero i californiani con la felpa, ci stiamo connettendo, che suono più tecnologico.</p></blockquote>
<p>In altre parole, maledetti quei californiani con la felpa che &#8220;eterodirigono la vita privata degli utenti&#8221;!</p>
<p>E poi è la volta di Google: pur essendo un&#8217;entità privata, suggerisce la Gabanelli, ha un valore pubblico (se non sei su Google non esisti): quindi, allude la conduttrice, deve avere funzioni e responsabilità pubbliche.</p>
<p>Ed i dati, questi maledetti californiani con la felpa, li fanno fruttare. Chissà come fanno. Forse esattamente come fanno tutte le aziende di servizi del mondo dell&#8217;era moderna, che tra tessere fedeltà, raccolte punti e concorsi a premi hanno bisogno di avere più informazioni possibili per raggiungere meglio i loro clienti.</p>
<p>Ma non finisce qui. Di palo in frasca si passa al fishing ed alle botnet. Così, giusto se ancora avevate una mezza idea di continuare a naviagare in rete. Furti di password, conti online prosciugati, spam e scam. Aiuto, occorre immediatamente spegnere internet! E, soprattutto, segnalare lo spam al Garante. La Gabanelli arringa i disoccupati d&#8217;Italia:</p>
<blockquote><p>Da domani ci mettiamo tutti a segnalare la quantità industriale di spam che riceviamo sulla nostra posta, così il Garante risolve il problema occupazionale del Paese.</p></blockquote>
<p>E poi la Rimini stigmatizza con dolore la perdita di privacy più o meno voluta:</p>
<blockquote><p>
E&#8217; il prezzo che dobbiamo pagare in questo secolo per essere sociali.</p></blockquote>
<p>Ma l&#8217;insalata mista, a giudizio di Report non abbastanza ricca di elementi per nulla omogenei, si passa alla pirateria. E poi a Wikileaks. Che non c&#8217;entrano un fico secco con Facebook, trattamente dei dati personali ed l&#8217;altisonante titolo della puntata: &#8220;Il prodotto sei tu&#8221;.</p>
<p>Per chiosare, la trasmissione è ondeggiata tra il terrorismo psicologico e la totale sfiducia nella cultura digitale. Ha colpevolizzato ancora prima di dimostrare, ha banalizzato senza andare in profondità sul valore dei servizi. Una caccia alle streghe senza il minimo tentativo pedagogico, senza un&#8217;anelito alla didattica.</p>
<p>Uno strano guazzabuglio, che non può far altro che spaventare gli utenti meno esperti e far arrabbiare quelli esperti. Che non produce nulla di buono, che non sia sensazionalismo eccitato e sfiducia nell&#8217;economia digitale.</p>
<p>Non ha spiegato come proteggersi dagli attacchi, dalle frodi, dai furti di identità. Non ha nemmeno accennato ai lati estremamente positivi della Rete e di Facebook stesso. Ha solo enfatizzato i pericoli e creato paura. E poi le grafiche enormi sulle quotazioni ed i ricavi di Facebook, Google e Twitter, come fossero delle colpe da espiare. Così come la tesi strisciante che fare soldi a 26 anni corrisponda in qualche modo a fare qualcosa di losco (questo, per loro info, succede in Italia, non certo negli USA).</p>
<p>Certamente va riconosciuto a Report il coraggio di voler parlare di temi che in Italia non tratta nessuno, se non nelle pagine di costume. Ma il risultato è stato abbastanza modesto, fuorviante e assai lacunoso.</p>
<p>Il prodotto sei tu, recita il titolo. Una headline shock, corrosiva, ansiogena. Per insinuare che i consumatori ed i loro dati sono venduti dai social network agli inserzionisti. Perchè la TV e carta stampata non fanno altrettanto?</p>


<p>Nessun post correlato.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Guida minima alla creazione di un blog</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 07:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando qualche giorno fa la mia ex collega Sara, una delle copy e social media specialist più creative e ispirate che vedo in giro, mi ha chiesto qualche consiglio su quale taglio dare al proprio blog personale e come ottenere più popolarità per il blog stesso (per chi ama emozionarsi con i racconti di viaggio, [...]


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<div id="attachment_1188" class="wp-caption aligncenter" style="width: 266px">
	<img class="size-full wp-image-1188" title="Ad un certo punto della tua vita ti porrai questa domanda amletica.." src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/03/images.jpg" alt="Ad un certo punto della tua vita ti porrai questa domanda amletica.." width="266" height="189" />
	<p class="wp-caption-text">Ad un certo punto della tua vita ti porrai questa domanda amletica..</p>
</div>
<p>Quando qualche giorno fa la mia ex collega <a title="Sara Paolucci" href="http://www.linkedin.com/in/paoluccisara" target="_blank"><strong>Sara</strong></a>, una delle copy e social media specialist più creative e ispirate che vedo in giro, mi ha chiesto qualche consiglio su quale taglio dare al proprio blog personale e come ottenere più popolarità per il blog stesso (per chi ama emozionarsi con i racconti di viaggio, raccomando la lettura del suo <a title="Viaggio nel Viet Nam" href="http://www.travelgum.it/category/racconti-di-viaggio/" target="_blank"><strong>viaggio nel Viet Nam</strong></a>), ho riflettuto per un po&#8217; sul blogging come strumento di comunicazione principe del web oltre che strumento di marketing e di espressione personale.<span id="more-1182"></span></p>
<p>Parto da una premessa. Chi vuole lavorare in nell&#8217;industry del web DEVE per forza possedere, allevare come un figlio e amare un proprio blog. Non tanto per appagare il proprio ego o per qualsivoglia tattica di personal branding (ragioni già di per sè sufficienti), quanto perchè solo un blog ti consente di creare una reale presenza sul web dotata di senso compiuto per un lavoratore dei bit.</p>
<p>Il web stesso, sarà sempre meno siti ufficiali, statici e rigidi, e sempre più luoghi personalizzati ed aperti ai contributi esterni, integrati con i social media, costantemente aggiornati. Pertanto il nostro biglietto da visita, il nostro CV, la nostra storia professionale e personale, saranno sempre più veicolate da blog.</p>
<p>Non credo che nel prossimo futuro ci saranno ancora manager ed executives del web che non hanno mai scritto un post o che non sono su Twitter. Così come non esisteranno aziende che non bloggano.</p>
<p>Ora ci si chiederà perchè ami così tanto i blog. La risposta è molto semplice: i blog, quelli veri, forzano gli autori a dare ai loro lettori (che possono essere anche clienti, partner, colleghi o collaboratori) quello che cercano dalle presenze web delle organizzazioni (aziendali, associaziazioni o semplici persone) e che quasi mai trovano sui siti ufficiali:</p>
<ul>
<li>trasparenza</li>
<li>autenticità</li>
<li>competenza</li>
<li>umanità</li>
<li>personalizzazione</li>
</ul>
<p>Sembra banale, ma è così: questi valori non sono contemplati nei siti ufficiali ed anche i professionisti pensano talvolta che non esponendosi proteggano meglio la propria professionalità. Peccato che sia vero esattamente il contrario.</p>
<p>Pensiamo anche a Google, e agli elementi che sono alla base del proprio algoritmo di posizionamento:</p>
<ul>
<li>contenuti (freschi e di qualità)</li>
<li>link spontanei (quelli generati dalla relazioni vere, non dall&#8217;artificio dei consulenti SEO)</li>
<li>social signals (retweet e like su facebook)</li>
<li>citazioni su altri siti</li>
<li>architettura semplice e guidata dalla semantica</li>
<li>UGC come plus</li>
</ul>
<p>Per ottenere questo risultato il modo più semplice ed efficace è aprire un blog:</p>
<ul>
<li>contenuti (freschi e di qualità) -&gt; post, post post!</li>
<li>link spontanei (quelli generati dalla relazioni vere, non dall&#8217;artificio dei consulenti SEO) -&gt; amici blogger, webmaster, agenzie di digital PR</li>
<li>social signals (retweet e like su facebook) -&gt; integrare i social sul blog è praticamente automatico, ed il formato dei contenuti dei post si presta alla socializzazione</li>
<li>citazioni su altri siti -&gt; si cita ciò che conosce personalmente, no?</li>
<li>architettura semplice e guidata dalla semantica -&gt; quasi nativa nei blog</li>
<li>UGC come plus -&gt; commenti, commenti, commenti!</li>
</ul>
<p>Di qui si capisce che non sono solo io ad amare i blog. Anche Google e gli altri motori di ricerca sono decisamente sedotti dal loro fascino. E non è un caso che molte aziende abbiano costruito la propria presenza online proprio sui blog.</p>
<p>Ecco quindi la mia guida minima alla creazione di un blog:</p>
<ul>
<li>Scrivi di quello di che appassiona, senza pensare minimamente alla eventuale monetizzazione del blog. Per avere successo nei blog devi donare molto per ricevere nel medio periodo, quella preziosissima moneta che si chiama reputazione.</li>
<li>Quello che conta è il contenuto: non perdere tempo nel trovare un bel template o nel nome di dominio. A meno che non sia un blog di web design, questi sono aspetti irrilevanti.</li>
<li>Scrivi più che puoi, circa 5 post a settimana, per almeno 3-6 mesi. E&#8217; il tempo necessario di maturazione di un blog che parte da zero per poter essere considerato parte della blogosfera.</li>
<li>Integra il blog con i social media. Lo so, è difficile staccarsi da Twitter, ma cerca di far sì che i cinguettii non cannibalizzino i post. Usa i social media per viralizzare i contenuti e trovare spunti per bloggare.</li>
<li>Preparati ad avere meno tempo libero. Nel blogging oltre alla passione incide la variabile costanza: se non scrivi con regolarità il blog non ha senso.</li>
<li>Non pensare al traffico che genera il tuo blog. Pensa alle persone ed ai lettori. Sii creativo. Sperimenta contenuti diversi.</li>
<li>Non mettere pubblicità, almeno all&#8217;inzio. Lascia il massimo spazio a quello che hai da dire. I lettori vogliono quello, non Google Adsense.</li>
<li>Parla di te. Un blog è per definizione soggettivo. Ed i post dove ci si scopre (anche quando si parla di cose serie e professionali) sono sempre quelli più letti.</li>
<li>Partecipa alla blogosfera. Commenta e sollecita commenti da parte di altri tuoi pari. I commenti sono l&#8217;essenza stessa del blogging, il momento principale nel quale si scambiano le idee. E&#8217; la <em>community in action</em>: coltivala.</li>
<li>Metti link esterni. I link sono una moneta virtuale che costa poco e vale tanto. Non avere paura a donare, a ringraziare a segnalare, con i link. Più doni, più riceverai in futuro.</li>
</ul>
<p>Guida ovviamente molto minima ed inesaustiva. Che però mi auto-appunto a futura memoria.</p>


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		</item>
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		<title>Mamma, da grande voglio fare il Gianluca Diegoli</title>
		<link>http://www.webcopywriter.it/news/mamma-da-grande-voglio-fare-il-gianluca-diegoli/</link>
		<comments>http://www.webcopywriter.it/news/mamma-da-grande-voglio-fare-il-gianluca-diegoli/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 07:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando frequentavo il liceo il mio sogno era quello di diventare un professore di lettere e/o un giornalista. Se non altro, perchè da sempre da sempre adoro sniffare la carta ed i libri. E poi mi sono sempre piaciute le parole ricercate, quelle un po&#8217; desuete che lasciano interdetto il tuo interlucutore. Ma le condizioni [...]


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</ol>]]></description>
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		</div>
<div id="attachment_1174" class="wp-caption aligncenter" style="width: 450px">
	<img class="size-full wp-image-1174" title="Gianluca Diegoli, il Seth Godin italiano" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/03/diegoli.jpg" alt="Gianluca Diegoli, il Seth Godin italiano" width="450" height="300" />
	<p class="wp-caption-text">Gianluca Diegoli, il Seth Godin italiano</p>
</div>
<p>Quando frequentavo il liceo il mio sogno era quello di diventare un professore di lettere e/o un giornalista. Se non altro, perchè da sempre da sempre adoro sniffare la carta ed i libri. E poi mi sono sempre piaciute le parole ricercate, quelle un po&#8217; desuete che lasciano interdetto il tuo interlucutore. Ma le condizioni esogene mi hanno impedito di perseguire questo sogno: stipendi bassi, scarso prestigio sociale, difficoltà di accesso.</p>
<p>Poi ho scelto un corso universitario di Marketing per la Moda, anche se non ne ero del tutto convinto. Dopo la laurea ho comiciato a fare qualche stage, e, come a tutti gli stagisti dei primi anni 2000 che si rispettano, mi hanno dato in gestione il sito web dell&#8217;azienda. Ed è stata la mia fortuna.<span id="more-1173"></span></p>
<p>Il web ed io ci siamo trovati e da allora non ci siamo ancora stancati. Anzi.</p>
<p>Ovviamente ho ancora delle difficoltà a spiegare in <em>plain italian</em> a mia madre che cosa faccio e mi diverte un sacco sentirla spiegare a vicini e conoscenti in che cosa consiste il mio lavoro.</p>
<p>Dopo 5 anni di &#8220;carriera&#8221; nel web marketing e dopo aver avuto a che fare con aziende, liberi professionisti, centri media, web agency, agenzie di comunicazione, consulenti et similia ho capito cosa voglio fare da grande: voglio fare quello che fa <a title="Gianluca Diegoli" href="http://www.minimarketing.it/2004/08/chi-cosa-fa.html" target="_blank"><strong>Gianluca Diegoli</strong></a>.</p>
<p>In realtà non so <em>esattamente</em> che cosa faccia, ma lo fa benissimo.</p>
<p>La prima volta che l&#8217;ho contattato via web per fargli i complimenti l&#8217;ho  definito il Seth Godin italiano (Seth, un altro dei miei idoli),  chiedendogli quando avrebbe scritto la sua Mucca Viola. Dopo qualche  mese sono nate le <a title="91 Tesi" href="http://www.minimarketing.it/2008/12/il-libro-di-minimarketing-online.html" target="_blank"><strong>91 tesi</strong></a>,  il capolavoro dove è rissunto il pensiero diegoliano. A dire il vero  l&#8217;ho contattato anche un paio di volte via email, per chiedergli che  cosa ne pensava di alcuni progetti che avevo in mente, ma probabilmente  ha giustamente riposto le mie email nella casella dello SPAM.</p>
<p><a title="Know Camp, ieri, io, la regione digitale, piccole speranze @ #kc2011" href="http://www.minimarketing.it/2011/03/know-camp-ieri-io-la-regione-digitale-piccole-speranze-kc2011.html" target="_blank"><strong>Checchè lui ne dica</strong></a>, è un oratore fantastico: sa spiegare come il web sta cambiando le persone ed il modo di fare business in modo semplice e comprensibile, come pochi sanno fare. Scrive un blog dove dentro c&#8217;è molto più marketing che in qualsiasi tomo di marketing che abbia mai letto. Ma soprattutto fa un mestiere molto ricercato sul mercato: colui che connette le aziende con le strategie digitali, che sa dare visione ed integrare il mondo esterno digitale con il mondo interno analogico delle aziende. E sottolineo, vivendo dentro le aziende posso testimoniare che di professionisti così ce n&#8217;è davvero tanto bisogno: ormai tutti sanno cos&#8217;è il web marketing (ovvero il suo lato superficiale e tecnico) e molto pochi come si fa davvero con efficienza (ovvero come le dinamiche di rete cambiano il marketing nel profondo).</p>
<p>Inoltre lo ammiro in quanto consulente vero e genuino, senza essere guidato dalla volgare ricerca del guadagno tipica del consulente &#8220;mercenario&#8221;: cambia clienti e prospettive per &#8220;rifertilizzarsi&#8221;, per ricevere oltre che per dare, accettando solo clienti con i quali ha un&#8217;attrazione karmica, un&#8217;affinità di vedute. In pratica, è l&#8217;opposto del responsabile marketing medio italico, che veste sempre molto bene, fa power point molto lunghi e pensa che per essere primi su Google o avere una presenza sui social media basti esternalizzare ad un&#8217;agenzia. Ma è anche molto diverso rispetto alle agenzie stesse, che sanno tutto di insights, viral, social media strategies e fuffa marketing ma non hanno la più pallida idea di come l&#8217;organizzazione aziendale debba assimilare ed evolvere in funzione della strategia digitale.</p>
<p>Ce la farò a diventare come lui? Come devo fare per diventarlo? Esiste un corso ad hoc per scoprire se ho del talento diegoliano?</p>
<p>Certamente non riuscirò mai a diventare come Gianluca. Molto semplicemente perchè non ho le sue doti naturali.</p>
<p>Ma sognare, si sa, non costa nulla.</p>


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		<title>I siti di recensioni NON sono social media</title>
		<link>http://www.webcopywriter.it/news/i-siti-di-recensioni-non-sono-social-media/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 08:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webcopywriter.it/?p=1138</guid>
		<description><![CDATA[Ripredendo il post di ieri sulla mia personalissima pagella relativa al BeWizard 2011 per approfondire, come promesso, il tema del panel sui siti di recensioni, in seno alla sessione sul Turismo. Lo stesso scenario è già stato proposto in varie altre occasioni agli eventi di web marketing turistico, travel 2.0 et similia: i rappresentati dei [...]


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</ol>]]></description>
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	<img class="size-full wp-image-1141" title="Urge un nuovo patto tra albergatori, viaggiatori e siti di recensioni!" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/03/hotel_8084.jpg" alt="Urge un nuovo patto tra albergatori, viaggiatori e siti di recensioni!" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">Urge un nuovo patto tra albergatori, viaggiatori e siti di recensioni!</p>
</div>
<p>Ripredendo il post di ieri sulla mia personalissima pagella relativa al <a title="La mia pagella al BeWizard 2011" href="http://www.webcopywriter.it/news/la-mia-pagella-del-bewizard-2011/"><strong>BeWizard 2011</strong></a> per approfondire, come promesso, il tema del panel sui siti di recensioni, in seno alla sessione sul Turismo.</p>
<p>Lo stesso scenario è già stato proposto in varie altre occasioni agli eventi di web marketing turistico, travel 2.0 et similia: i rappresentati dei siti di recensioni (<strong>Tripadvisor</strong>, <strong>Zoover </strong>e <strong>Trivago</strong>), due avvocati moderatori ed una platea di addetti marketing e albergatori. Soprattutto albergatori.<span id="more-1138"></span></p>
<p>Tengo subito a precisare i punti per me fermi:</p>
<ol>
<li>La fine dell&#8217;anonimato delle recensioni è impraticabile, pena la perdita della piena libertà di espressione</li>
<li>Gli albergatori hanno molte magagne che ora non possono più nascondere. E questo lo sanno molto bene.</li>
<li>Adoro i siti di recensioni, ma quando davvero vogliono fare i siti di recensioni.</li>
</ol>
<p>Preso atto di questi punti fermi ecco il racconto del surreale dibattito, almeno dal mio punto di vista.</p>
<p>Dopo il predicozzo autoreferenziale in cui i siti di recensioni hanno ripetuto per l&#8217;ennesima volta i loro numeri si apre il dibattito. Gli albergatori, che hanno pochissimi momenti di confronto con i siti di recensioni, fanno domande normali, legittime, quasi doverose.</p>
<p><em>E&#8217; possibile rimuovere recensioni vecchie di 6 anni dopo che l&#8217;hotel ha subito 2 (dico 2) ristrutturazioni?</em> Risposta: no.</p>
<p><em>Se è vero che filtrate le recensioni, qual è la percentuale di recensioni false che ricevete?</em> A parte il buon Michele di Zoover (8%), nessuna risposta.</p>
<p>Il problema delle recensioni false nasce con i siti di recensioni stessi, e non mi aspettavo certamente che si risolvesse con questo panel. Tuttavia non mi aspettavo una tale chiusura, soprattutto da Tripadvisor, il cui rappresentante mi sembrava tanto in difficoltà quanto scontroso. Addirittura ha sbattuto la porta in faccia anche al povero moderatore.</p>
<p>Un sito che si autoproclama social media, dovrebbe quanto meno cercare di intrattenere un dialogo con gli albergatori. Sappiamo tutti che i social media stanno trasformando il mondo, perchè loro si sentono esenti? Perchè non rispondono alle email degli albergatori (o rispondono con ritardi incredibili)?</p>
<p>Tripadvisor, soprattutto a partire dall&#8217;acquisizione di Expedia, sta pesantemente monetizzando la propria community e non intende assolutamente rimuovere contenuti, anche se palesemente falsi o estremamente datati. Più contenuti ha, più soldi fa. Agli albergatori chiede agli albergatori di inserire widget nei siti e volantini nelle camere per aumentare la propria autorevolezza, il volume di contenuti ed il loro SEO, ma non risponde nemmeno alle email, nè ha interesse a farlo.</p>
<p>Alcuni listing sono pesantemente viziati dalla recensioni false, e la percentuale di recensioni false è decisamente alta, secondo alcuni fino al 30%.</p>
<p>Io vorrei siti di recensioni migliori. Vorrei che usassero Facebook per tirare fuori recensioni &#8220;trusted&#8221; dal mio personale social graph (come sta benissimo il fantastico <a title="Gogobot" href="http://www.gogobot.com/" target="_blank"><strong>Gogobot</strong></a>). Vorrei che i voti fossero pesati in funzione dell&#8217;anzianità degli utenti e non che tutti valgano allo stesso modo (e vorrei anche che l&#8217;algoritmo fosse pubblico). Deve essere la community (quella vera, s&#8217;intende, e possibilmente quella &#8220;vicina socialmente&#8221; a me) a decretare la qualità degli hotel, non un ente superiore. E non è un caso che Google abbia lanciato HotPot, che si basa proprio sulla recensione degli amici, non degli anonimi.</p>
<p>Vorrei un servizio clienti che rispondesse agli albergatori (esattamente come il servizio degli albergatori viene messo ogni giorno sotto valutazione da parte degli utenti). Vorrei che ci fossero dialoghi tra albergatori e viaggiatori. Aperti, trasparenti, costruttivi. Senza una vera dimensione sociale, costituita da relazioni vere e attraverso le quali avviene la fruizione dei contenuti (esattamente come fanno i veri social media come Facebook, Twitter e Linkedin, per intenderci) Tripadvisor&amp;co NON sono social media. E come tali non hanno futuro nel lungo periodo.</p>
<p>Vorrei che i siti di recensioni facessero un passo avanti, per dare un servizio migliore a utenti e albergatori.</p>
<p>Altrimenti ci si avvita in una spirale:</p>
<ul>
<li>Se i siti di recensioni si chiudono a riccio, gli albergatori continueranno a scrivere recensioni false.</li>
<li>Gli utenti vedranno recensioni ambigue, poco credibili (faccio notare che la piattaforma che sta crescendo di più nella raccolta di recensioni è booking.com, ovvero un sistema di raccolta chiuso, ma molto più affidabile!)</li>
<li>La frustrazione e lo spreco di energie è enorme per tutte le parti in causa</li>
</ul>
<p>Se persino Google (che fino all&#8217;altro ieri era visto come l&#8217;arbitro supremo che oggettivava la qualità dei contenuti del web)  sta aprendo fortemente al web sociale (si veda in proposito  l&#8217;intervento di Rank proprio al BeWizard), mi domando come mai i siti di  recensioni non ci siano ancora arrivati. E, ovviamente, non sto parlando di Facebook Connect, che non cambia minimamente le regole del gioco ma semplicemente favorisce il login.</p>
<p>I tempi mi paiono più che mai maturi per migliorare nell&#8217;interesse di tutti.</p>
<p>PS: Nei commenti al post precendete Fabio Sutto, tra gli organizzatori del BeWizard, faceva notare come sia emerso dal dibattito che:</p>
<blockquote><p>l’anonimato delle recensioni non è difendibile in base alla legge  italiana, devono essere veritiere e qualunque albergatore che si senta  legalmente colpito ha gli strumenti per tutelarsi con efficacia.</p></blockquote>
<p>Anche se vero, io sconsiglio agli albergatori di procedere per vie legali, anche se nel loro diritto. Perchè? Perchè non è in questo modo che otterranno ciò che veramente vogliono, ovvero che sia ripristinata la verità immediatamente. Le vie legali sono lunghe, complesse e costose. Molto meglio una replica da parte dell&#8217;hotel molto decisa e spietata, che sgama la falsa, diffamatoria o semplicemente ingiusta recensione. Il dialogo, molto meglio delle carte bollate, separa il grano dal loglio.</p>


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