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Pay per Click

Google sta lentamente uccidendo i risultati organici

Con le ultime innovazioni apportate sia su AdWords che sull’algoritmo dei risultati organici, Google procede spedita verso l’obiettivo che si era prefissata: fare più soldi integrando e rendendo sempre meno riconoscibile i risultati sponsored da quelli organici/editoriali.

Prima Google ha cambiato la dicitura degli annunci AdWords da Sponsored Link (Link Sponsorizzati) ad Ads (Annunci). Poi ha cambiato il colore di background dei link sponsorizzati da un colore acceso ad uno molto più pallido. Poi ha rimosso le capitalizzazioni nei display URL degli annunci AdWords. Successivamente ha aggiunto i sitelinks, specularmente a quanto fatto nei risultati organici, che contribuiscono a spostare verso il basso i link organici. Poi sono state aggiunte le headlines lunghe e i nomi a dominio alla fine delle headlines stesse. Come ciliegina sulla torta Google ha posizionato il triangolino della shortcut da tastiera dal primo risultato organico al primo link sponsorizzato. Continua a leggere

Google incoraggia l’arbitraggio

Mi ha fatto un certo effetto leggere il post di Inside AdWords dove si invitano gli inserzionisti ad usare AdSense per monetizzare il traffico che non converte:

“since not every visit leads to a sale, wouldn’t it be great to have other ways of making money from those visits?”

Come? Con AdSense, ovviamente. Continua a leggere

Le innovazioni di AdWords nel 2010

Rimango sempre sbalordito quando vedo la costanza con la quale Google sforni updates, nuove funzioni, nuovo reporting, nuovi formati pubblicitari e migliori tools su AdWords. Se non si tengono sott’occhio con costanza, possono sfuggire anche features solo apparentemente minoritarie. Ecco le principali innovazioni apportate nell’anno appena concluso: Continua a leggere

Da oggi il Brand Bidding su Google Adwords è aperto

Da oggi 14 settembre 2010 è possibile acquistare parole chiave corrispondenti a marchi registrati in tutta Europa, compresa l’Italia. Il cambiamento della policy di Adwords risale ai primi di Agosto, immediatamente successivo alla sentenza della Corte di Giustizia Europea, che così si adegua a quella già vigente in USA e Canada dal 2004 e in Uk e Irlanda nel 2008 ed altri paesi nel 2009.

I proprietari del marchi non potranno così impedire a rivenditori, affiliati, siti di recensioni di acquistare il loro marchio o i nomi registrati dei loro prodotti. Potranno tuttavia proteggersi da competitors che bidderanno in maniera capziosa sui marchi dei prodotti, che ovviamente non fanno parte della loro offerta. Continua a leggere

Guida al Quality Score di Google AdWords

Vuoi migliorare il Quality Score delle tue campagne AdWords? Vuoi capire che cosa vuole Google da te perchè possa concederti un alto punteggio di qualità ed un click medio un po’ più economico? Ecco la guida definitiva all’algoritmo del Quality Score, con alcuni consiglio su come modificare l’account in modo da cercare di influenzare ciascuno dei fattori che fanno parte del Quality Score.

Capire i concetti che stanno alla base del Quality Score consente di raggiungere risultati tangibili e talvolta di superare la concorrenza con un piccolo sforzo da parte dell’inserzionista.

1. I concetti base del Quality Score

Anche se il Quality Score è un concetto relativamente semplice da capire, è d’altro canto più complicato da mettere in pratica. Stasia, una rappresentante dei Seminari di AdWords, spiega bene i concetti base del Quality Score:

L’opportunità

Prima del 2005, ovvero prima dell’introduzione del Quality score, AdWords era basato su un sistema di aste puro e semplice. Se il tuo bid è maggiore rispetto ad un altro inserzionista per una determinata parola chiave, apparirai in una posizione superiore, ricevere più clicks e presumibilmente più vendite.
Con l’introduzione del Quality Score tutto cambia: non più inserzioni irrilevanti (e con grandi budget) nei risultati di ricerca. Molti inserzionisti si arrabbiarono, ma ciò rappresentò una fantastica opportunità per quegli inserzionisti con budget più limitati ma maggiore attenzione alla qualità, probabilmente persone come te.

Con il perfezionamento dell’algoritmo del punteggio di qualità e la grande pulizia di affiliati e siti arbitrage della fine del 2009, non c’è mai stata opportunità migliore per gli inserzionisti con un prodotto di qualità e un po ‘di tempo per cercare di capire come il punteggio di qualità possa consentire di migliorare le proprie performance come questo. Sei pronto a saperne di più sul punteggio di qualità? Cominciamo. Continua a leggere

La mia certificazione Google Adwords (e qualche consiglio)

Qualche giorno fa ho effettuato gli esami per la certificazione di Google AdWords (Google Certification Program, qualificazione individuale). Prima ho sostenuto l’esame sui principi di base della pubblicità di Google e poi quello avanzato sulla pubblicità associata alla ricerca. Devo dire che la difficoltà degli esami era più o meno in linea con quanto mi aspettavo. Tuttavia penso valga la pena fare alcuni rilievi.

  1. L’Adwords Learning Center NON è assolutamente sufficiente per acquisire tutte le informazioni necessarie a passare il test, nemmeno per quello sui principi base. E’ necessaria sicuramente un’esperienza di gestione completa su tutti gli strumenti Adwords (anche quelli meno utili e pertanto da me poco utilizzati) così come nella gestione di tutti i formati pubblicitari. Numerose anche le domande relative alla gestione operativa del centro clienti.
  2. Imprecisioni e cattive traduzioni nel centro didattico stesso. Uno fra tutti: Use the Conversion Optimizer on mature campaigns è stato tradotto con Utilizza lo Strumento per ottimizzare le conversioni in campagne per adulti (!).
  3. Impossibilità di sapere a quali domande non si è risposto correttamente. Per migliorarsi e capire in quali aree occorre dedicare più sforzi per completare il proprio profilo è necessario conoscere i propri errori.
  4. E’ molto utile la lettura dell’Adwords Help Forum (volendo anche la versione inglese): molte domande fanno riferimento a casi pratici e problemi riscontrati. Come spesso avviene il crowdsourcing è più efficace della teoria e consente di mettersi in contesti e scenari diversi rispetto alla propria esperienza personale.
  5. Non perdere troppo tempo su ciascuna domanda: 120 minuti per 120 domande significa andare spediti su quelle facili e pensare con calma su quelle più complesse. Io consiglio di rispondere in maniera definitiva alle più semplici e marcare le domande come “da rivedere” su quelle più difficili, per poi riprenderle alla fine.

Buona fortuna a tutti i candidati!

Google Adwords Sitelinks

Un cospicuo numero di advertisers ora hanno la possibilità di accedere alla feature in beta di Google AdWords, Google Adwords Sitelinks. Si tratta di 4 links sotto l’annuncio adwords classico, sulla stessa stregua dei sitelinks nei risultati organici. I sitelinks si impostano a livello di campagna, nella sezione Rete, dispositivi ed estensioni: per i beta testers apparirà un link Mostra link aggiuntivi al mio sito nel mio annuncio, che da la possibilità di inserire 10 links (ma ne appariranno 4, quelli con il CTR più alto) con relative ancore si una lunghezza di 35 caratteri ciascuno.

Impostare i Google Adwords sitelinks

Impostare i Google Adwords sitelinks

Anche se è possibile impostare i sitelinks su tutte le campagne, i links appaiono solo quando il quality score specifico della campagna è molto alto, ipotizzo con un CTR superiore al 30%. Pertanto questa feature si applica principalmente sulle keyword brand (ovviamente solo se si è titolari del trademark), dando notevoli possibilità di comunicazione. E’ possibile ottenere i sitelinks anche per keyword non brand, ma la campagna, per ottenere quei livelli di CTR deve avere poche e molto omogenee parole chiave. Ad esempio, sono personalmente riuscito ad ottenere i sitelinks per keyord non brand per una minicampagna dedicata ai viaggi all’asta (vedi immagine).

Adwords Sitelinks per keyord non brand

Adwords Sitelinks per keyword non brand

Da parte Google, l’esperimento ha la finalità di contribuire ad arricchire la user experience:

“As part of our ongoing commitment to help users find the information they’re looking for online, we are testing a feature in which links to various pages of an advertiser’s website may appear within the text ads on Google.com. Presenting multiple landing page options is intended to make specific website information such as gift registries, special deals, store locators and the like more easily accessible to users. It also offers brand marketers a new way to quickly engage potential customers. This feature is currently in a limited beta with a small number of advertisers.” Continua a leggere

PPC: I metodi sbagliati di aumentare l’efficienza

L’errore classico nell’ottimizzazione di una campagna di search marketing è quello di spegnere le parole chiave che “non funzionano”.

In linea teorica, “tutte le keyword funzionano” se trovi l’esatto price point in termini di CPC: questo potrebbe ovviamente significare pagare click per parole chiave poco targhetizzate anche CPC molto vicino allo zero.

Nonostante questo, sono ancora molte le aziende che spengono parole chiave, pensando di risparmiare costi inutili, e concentrandosi esclusivamente sulle parole che convertono di più, tipicamente quelle brand, product-related o molto specifiche.

L’errore nasce ovviamente dalla sbagliata interpretazione dei dati: attribuire tutto il valore di una vendita ad una sola parola chiave e, all’opposto, attribuire solo i costi alle parole chiave che non hanno convertito, può essere molto pericoloso.

Specialmente per campagne molto vaste con molte parole chiave di long tail, tagliare le parole chiave che non hanno convertito significa ridurre in maniera consistente la propria visibilità.

Le valutazioni, inoltre, possono variare a seconda del prodotto: se ad esempio una campagna per un prodotto che ha un prezzo elevato (con un’alta marginalità, come ad esempio un’auto, un’immobile o un gioiello) ha un basso tasso di conversione, questo potrebbe essere causato da una mancanza di click, e quindi di dati. Una campagna del genere infatti, ha bisogno di molti più click per stabilire se quella campagna è produttiva o meno, rispetto ad una su prodotti con prezzi bassi ed alti tassi di conversione. Talvolta, infatti, quegli adgroup con alti livelli di CPA potrebbero essere riconsiderati se due ordini consecutivi entrassero nei giorni seguenti all’analisi.

Molti bid management tool consentono un’analisi approfondita di tutti i touchpoints che costituiscono il buying funnel, consentendo di rielaborare i dati e riconsiderare la performance delle keywords senza conversioni, in funzione del loro apporto indiretto alla chiusura di altre conversioni.

Tuttavia, non tutti hanno la possibilità di utilizzare questa tipologia di tool. Un metodo più semplice e spartano per ovviare a questo problema è quello di non considerare le keyword brand e varianti nel calcolo delle conversioni, in modo da ripartire il valore delle conversioni sulle parole chiave precedenti nel buying funnel. Un altro metodo è quello di organizzare in maniera omogenea e sensata i gruppi di parole chiave: in linea teorica, per la stessa campagna tutti gli adgroup dovrebbero avere simili volumi di impressions e click, altrimenti avremmo adgroup disomogenei sui quali è difficile fare comparazioni ed arrivare a conclusioni. Molte campagne, infatti, vengono costruite per comodità in funzione esclusivamente dei prodotti, senza considerare che alcune tipologie di prodotto potrebbero avere volumi di ricerca sensibilmente inferiori rispetto ad altri.

In alcuni eccessi di over-ottimizzazioni che ho visto, gli adgroup venivano suddivisi in tantissimi micro-adgroup, che talvolta avevano volumi molto bassi, magari anche con suddivisioni di varianti di parole chiave e combinazioni tra singolare e plurale, o maschile e femminile, per poi spegnere gli adgroup che performance peggio può essere deleterio, in quanto la cattiva performance potrebbe essere semplicemente il frutto di un caso fortuito. Ad esempio spegnere un adgroup “Offerte hotel roma centro” e lasciare invece attivo “Offerta hotel roma centro” semplicemente perché il primo, a differenza del secondo, non ha un costo di acquisizione in target non ha molto senso.

Yahoo Search Marketing: tutti i partner ora visibili

Yahoo Search Marketing
Yahoo ha recentemente annunciato l’aggiunta di un nuovo interessante report che rivela tutti i partner di Yahoo Search Marketing, con i relativi click e conversioni. Dopo anni di scarsa trasparenza, finalmente Yahoo decide di rendere pubblico il suo network e pertanto consente di identificare i partner poco performanti ed eventualmente di bloccarli.

Per generare il report basta selezionare Report recapito inserzione tra l’elenco dei report disponibili nel pannello di controllo. Quello che personalmente mi ha lasciato completamente sorpreso è il fatto che il motore di ricerca di Sunnyvale ha un modestissimo share del 15% (l’analisi da me effettuata riguarda solo keyword travel, ma suppongo che lo share sia più meno simile anche in altre industries). E se inoltre sommiamo a Yahoo anche Bing (che peraltro si assesta su un buon 24%) è possibile dire che il traffico di Yahoo Search Marketing è solo per 39% proveniente da reale Search. Tutto il resto del traffico proviene infatti da partner più o meno di valore, da affiliati che generano traffico via arbitraggio a portali di contenuto che caricano gli annunci via feed attraverso keyword, talvolta anche non perfettamente contestuale. Continua a leggere