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	<title>Web Copywriter &#187; Seo Copy</title>
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	<description>«Quando facciamo dono di ciò che possediamo, ci predisponiamo a ricevere ciò di cui abbiamo bisogno». Douglas M. Lawson</description>
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		<title>Google +1 per i siti web è arrivato</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 21:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo Copy]]></category>

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		<description><![CDATA[Google ha finalmente rilasciato il bottone Google +1 per i siti web, dando pertanto un senso compiuto al proprio progetto di introdurre le connessioni sociali come uno dei fattori che determinano il posizionamento su Google. Parte dei dubbi e delle domande che mi ero posto su Google +1 vengono pertanto fugati: raccogliere le informazioni in [...]


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<li><a href='http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/google-panda/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Come cambia la SEO con Google Panda'>Come cambia la SEO con Google Panda</a></li>
<li><a href='http://www.webcopywriter.it/news/i-siti-di-recensioni-non-sono-social-media/' rel='bookmark' title='Permanent Link: I siti di recensioni NON sono social media'>I siti di recensioni NON sono social media</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1269" style="padding: 10px;" title="plus-1-image" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/06/plus-1-image.png" alt="Google plus 1" width="127" height="81" />Google ha finalmente rilasciato il <a title="Add +1 to your pages to help your site stand out " href="http://www.google.com/webmasters/+1/button/index.html" target="_blank"><strong>bottone Google +1</strong></a> per i siti web, dando pertanto un senso compiuto al proprio progetto di introdurre le connessioni sociali come uno dei fattori che determinano il posizionamento su Google. Parte dei dubbi e delle domande che mi ero posto su <a title="Dubbi e Domande su Google+1" href="http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/dubbi-e-domande-su-google-1/" target="_self"><strong>Google +1</strong></a> vengono pertanto fugati: raccogliere le informazioni in SERP ha davvero poco senso, mentre ora, con l&#8217;indroduzione dell&#8217;equivalente del Like di Facebook la cosa si fa più interessante.<span id="more-1268"></span></p>
<div id="attachment_1270" class="wp-caption aligncenter" style="width: 550px">
	<img class="size-full wp-image-1270" title="Generatore del codice del bottone Google +1" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/06/plus-one-code-generator.jpg" alt="Generatore del codice del bottone Google +1" width="550" />
	<p class="wp-caption-text">Generatore del codice del bottone Google +1</p>
</div>
<p>La validazione sociale aiuterà Google a eliminare tutto lo spam che infesta i risultati di ricerca? Gli utenti ed i loro network sociali apporteranno quel filtro qualitativo che Google in questo momento sta affidando al controllo umano e manuale dei quality rater? Molte delle domande che ponevo rimangono senza risposta, soprattutto in funzione del fatto che la validazione sociale potrebbe non essere percepita come leva all&#8217;azione da parte degli utenti: dal momento che non esiste un social network di Google dove gli utenti possano vedere le conseguenze dei loro +1 e percepirne il valore, è difficile che l&#8217;utenza internet adotti in massa ed in maniera orizzontale questo strumento.</p>
<p>Condividere un contenuto interessante su Google avrà senso per l&#8217;utente medio? E a quali amici della mia cerchia sto condividendo questo contenuto? Faccio Like su un contenuto perchè i miei amici su Facebook vedano quel contenuto. E twitto articoli interessanti perchè chi mi segue legga ciò che secondo me ha un valore. In entrambi i casi la mia reputazione, il mio credito sociale aumenta. Ma cliccare su +1 quale concreta validazione sociale apporta?</p>
<p>Ovviamente Google ha dalla sua milioni di webmaster che venderebbero l&#8217;anima per quale posizione in più nel ranking. Ed aver semplicemente adombrato che il +1 possa migliorare il ranking su mamma Google ha già psicologicamente obbligato tutti i webmaster ad integrare il bottone in men che non si dica.</p>
<p>Google, come principale intermediario di traffico al mondo, tiene in mano i webmaster di tutto il mondo (tanto è vero che presto introdurrà i dati relativi al +1 sul Google Webmaster Tool). Ma lo stesso non si puù dire degli utenti, che non si accontenteranno di vedere le loro attività sociali sugli austeri Google Profiles.</p>
<p>Urge un social network vero e proprio, se non vuole perdere la guerra con Facebook.</p>


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		<title>SEO Copywriting: 10 semplici consigli per raccogliere attenzione e link</title>
		<link>http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/seo-copywriting-10-semplici-consigli-per-raccogliere-attenzione-e-link/</link>
		<comments>http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/seo-copywriting-10-semplici-consigli-per-raccogliere-attenzione-e-link/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 May 2011 20:38:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo Copy]]></category>

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		<description><![CDATA[Su un certo numero di blog si parla di come scrivere testi e titoli in ottica SEO. Inserire parole chiave pertinenti, curare la headlines, dividere tutto per paragrafi sembrano i consigli più frequenti. Ma passiamo a fare qualche esempio pratico ed a suggerire qualeche dritta concreta per affrontare ed imparare l&#8217;apparentemente facile arte del SEO [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<p>Su un certo numero di blog si parla di come scrivere testi e titoli in ottica SEO. Inserire parole chiave pertinenti, curare la headlines, dividere tutto per paragrafi sembrano i consigli più frequenti. Ma passiamo a fare qualche esempio pratico ed a suggerire qualeche dritta concreta per affrontare ed imparare l&#8217;apparentemente facile arte del SEO copywriting.<span id="more-1231"></span></p>
<ol>
<li><strong>I tuoi lettori sono motociclisti</strong>. Steve Krugs, nel suo sempreverde <em>Don&#8217;t Make Me Think</em>, ha riassunto la prima legge fondamentale della web usability in sole 7 parole: <strong><em>&#8220;We don’t read pages. We scan them.”</em></strong><em> -Steve Krug. </em>Krug è un sostenitore di uno stile di design alla billboard. Questo  significa utilizzare un linguaggio, delle immagini, un layout e dei colori che rendano il proprio messaggio facilmente distinguibile e unico. Pensa alla tua pagina web come a un cartellone pubblicitario che vedono i motociclisti su una superstrada. Di quali messaggi si ricorderanno?</li>
<li><strong>Le Headlines ben cogeniate continuano a funzionare</strong>. Le headlines hanno il compito di formulare una promessa al lettore. Il contenuto ha poi il compito di mantenere quella promessa. Prendiamo come esempio una copertina di Wired:
<div id="attachment_1235" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-full wp-image-1235" title="Le formule del who-what-why sono un classico del copywriting" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/05/wired.png" alt="Le formule del who-what-why sono un classico del copywriting" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">Le formule del who-what-why sono un classico del copywriting</p>
</div>
<p>Fare domande che creano dubbi ed incertezze nel lettore continuano a funzionare piuttosto bene: il senso di incompletezza che creano nel lettore lo costringe a sciogliere la tensione creata con la lettura. Essere arditi con questa tecnica risulta essere molto spesso efficace, ed è piuttosto divertente giocarci un po&#8217;. Stressare paure (&#8220;Sei mai stato penalizzato da Google?&#8221;), problemi (&#8220;3 semplici modi per perdere peso&#8221;), curiosità (&#8220;Fai questi errori quando scrivi?&#8221;) serve a rendere l&#8217;headlines ancora più persuasiva.</li>
<li><strong>I numeri aumentano i lettori del 20%</strong>. I numeri colpiscono l&#8217;attenzione molto più delle parole. Attivano d&#8217;impulso la parte più razionale del nostro cervello, rendono più credibile e degno di nota un contenuto. Danno corpo ai concetti e danno struttura ai contenuti.</li>
<li><strong>Usa le parole magiche: gratis, facile, veloce, garantito</strong>. Banali, trite e ritrite, pedestri. Ma sempre straordinariamente efficaci nel colpire l&#8217;attenzione del lettore. Al contrario ci sono altre parole che all&#8217;opposto vanno evitare: forse, possibilmente, probabilmente. Queste uccidono le certezze del messaggio e di conseguenza non meritano attenzione.</li>
<li><strong>Un&#8217;immagine vale 1000 clicks</strong>. Le immagini sono efficacissime nel colpire l&#8217;attenzione e raccogliere links. Sia che si tratti di immagini statiche, video, infografiche, statistiche, presentazioni, charts, l&#8217;elemento visuale raccoglie indici di leggibilità e ricordo molto alti. Meglio creare però un contenuto proprio piuttosto che rubarlo dal web. Essere orginali &#8211; in tutti i sensi &#8211; funziona sempre.</li>
<li><strong>I sottotitoli mandano i bravi copywriter in paradiso</strong>. Sono così tremendamente effiaci, talvolta ancora più delle headlines stesse. Immagina un quotidiano con una sola riga di headline. Moriresti dalla noia di leggere un contenuto scritto tutto nello stesso modo. Il nostro cervello non funziona così: abbiamo bisogno di informazioni riassunte, scorporate ed organizzate. Se il tuo testo è più lungo di 250-400 parole, allora il sottotitolo diventa un must-have.</li>
<li><strong>Nel dubbio scrivi un elenco a punti</strong>. Questo post è organizzato come un elenco a punti. Esattamente come i sottotitoli aiutano ad organizzare concetti ed informazioni. Quando si va al supermercato non si pensa ad una storia ma alla lista della spesa. Allo stesso modo il nostro cervello ha bisogno di semplicità e struttura per comunicare in maniera veloce ed efficace. Struttura i contenuti e blocchi, i tuoi lettori ti ringrazieranno.</li>
<li><strong>Tutto è possibile con le citazioni</strong>. Le persone hanno opinioni e punti di vista che arricchiscono lo storytelling in maniera potentissima. Il processo di identificazione è innato e naturale nell&#8217;uomo, che tende a credere al suo simile. Rendere plausibile una tesi attraverso le parole di una citazione è molto più facile ed efficace che dimostrare una tesi in maniera oggettiva. Pertanto, trova un testimonial e racconta una storia con i suoi occhi.</li>
<li><strong>La tribù dei neretti e degli italici</strong>. Il <strong>neretto</strong>, va da sè, evidenzia i punti chiave del copy. Evidenzia, rafforza, enfatizza. Sottolinea, aggrega tensione ed attenzione, catalizza lo sguardo, sofferma il pensiero. Usalo con intelligenza e parsimonia. L&#8217;<em>italics</em>, invece, è più sbarazzino. Carezzevole o sferzante, irriverente o ironico. Usalo per poche parole in maniera allusiva e melliflua. [E ricorda: se non trovi punti chiavi degni di neretto o italics, allora il copy ha grosse lacune.]</li>
<li><strong>Sii onesto con te stesso e con il tuo lettore</strong>. Scrivere con il cuore è la migliore tecnica di copywriting. &#8220;All you have to do is write one true sentence. Write the truest sentence that you know.&#8221; — Ernest Hemingway</li>
</ol>


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		<title>Come cambia la SEO con Google Panda</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 21:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo Copy]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse sono l&#8217;ultimo a parlarne, visto che Google Panda è stato lanciato a fine febbraio, tuttavia ho volutamente lasciato passare qualche tempo per veder depositarsi il polverone che si è alzato dopo il lancio e vedere come questo cambio di algoritmo abbia veramente cambiato la SEO. Per molti osservatori e SEO italiani ed internazionali Google [...]


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<li><a href='http://www.webcopywriter.it/ppc/google-adwords-sitelinks/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Google Adwords Sitelinks'>Google Adwords Sitelinks</a></li>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1227" title="google-panda" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/05/google-panda.png" alt="Google Panda" width="194" height="260" />Forse sono l&#8217;ultimo a parlarne, visto che Google Panda è stato lanciato a fine febbraio, tuttavia ho volutamente lasciato passare qualche tempo per veder depositarsi il polverone che si è alzato dopo il lancio e vedere come questo cambio di algoritmo abbia veramente cambiato la SEO.</p>
<p>Per molti osservatori e SEO italiani ed internazionali Google Panda (o Farmer&#8217;s Update) ha significato sostanzialmente la fine delle Content Farm: siti web creati esclusivamente sul posizionamento SEO con testi di scarsa qualità, spesso brevi e non di rado trabboccanti di pubblicità. In realtà Google Panda cambia significativamente l&#8217;algoritmo di Google e di conseguenza cambia la prospettiva della SEO. Ecco le mie personalissime conclusioni:<span id="more-1226"></span></p>
<ol>
<li><strong>L&#8217;utente vince su keyword e links</strong>. Per la prima volta Google prende in considerazione la user experience ed i dati che raccoglie direttamente dagli utenti (tramite toolbar, Chrome, Google Analytics ecc..) per determinare la qualità di un sito ed indirettamente il suo ranking. Webmaster e SEO devono ora lavorare ancora di più nella direzione della soddisfazione dell&#8217;utente. Il cambio di prospettiva è deciso: prima dell&#8217;update ci si curava di parole chiave e links; ora ci si concentra su quei contenuti che evitano il bounce-rate, che allungano la permanenza sul sito ed il numero di pagine viste, che soddisfano la query di ricerca, senza costringere l&#8217;utente a tornare su Google per performare la stessa ricerca.</li>
<li><strong>I contenuti superficiali sono banditi</strong>. Google esercita un giudizio editoriale sulle pagine che indicizza. E ora ha gli strumenti per determinare il grado di soddisfazione degli utenti. Pertanto non basta che i testi siano poco sopra la soglia dello spam; i contenuti devono essere veramente di qualità.</li>
<li><strong>La qualità vince sulla quantità</strong>. I testi lunghi e approfonditi su temi specifici hanno più visibilità rispetto a quelli brevi. Guide, analisi, articoli esaustivi raccoglieranno sempre più credito agli occhi di Google. E allora al bando i testi brevi su una moltitudine di parole chiave e focalizzazione delle parole chiave principali!</li>
<li><strong>Troppa pubblicità fa male</strong>. Troppi annunci pubblicitari inficiano negativamente sulla qualità percepita e sull&#8217;autorevolezza del sito, cagionandone una potenziale perdita di ranking.</li>
<li><strong>I social sono un indicatore di qualità più affidabile dei links</strong>. Al contrario di questi ultimi, like su Facebook o Tweets difficilmente vengono acquistati su cerchie sociali forti e genuine. Ovviamente non è impossibile spammare il proprio network sociale, tuttavia è molto più improbabile rispetto all&#8217;acquisto di link, che non espongono i webmaster che vendono links alla riprova sociale.</li>
<li><strong>Web design e UI hanno il impatto diretto sulla SEO</strong>. L&#8217;affidabilità e l&#8217;autorevolezza di un sito dipendono anche dalla gradevolezza e dall&#8217;organizzazione di contenuti e aeree di action? Per Google si.</li>
</ol>
<p>La SEO non è più un gioco da semplici webmaster. Richiede sempre più professionalità e qualità. La definizione di una strategia sui contenuti, che devono essere aderenti con la strategia marketing.</p>
<p>Ora, prima di pubblicare un testo o rifare un sito web fatti le stesse domande che Google fa ai propri tester per determinare l&#8217;affidabilità di un contenuto:</p>
<ul>
<li>Inseriresti mai in questo sito la tua carta di credito?</li>
<li>Daresti le medicine consigliate da questo sito ai tuoi figli?</li>
<li>Consideri questo sito autorevole?</li>
<li>I contenuti di questo sito sarebbero adeguati per un magazine?</li>
<li>Ritieni che questo sito abbia troppi annunci?</li>
</ul>


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		<item>
		<title>Dubbi e domande su Google +1</title>
		<link>http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/dubbi-e-domande-su-google-1/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 17:08:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo Copy]]></category>

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		<description><![CDATA[Non credo sia ancora chiaro se Google +1 sia il social network del gigante di Mountain View sul quale si specula ormai da parecchi mesi. Alcuni dicono si tratti semplicemente di un &#8220;social layer&#8221;, e che il social network vero e proprio arriverà a metà 2011. Integrare il network sociale di ciascun utente nei risultati [...]


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<li><a href='http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/i-social-entrano-negli-algoritmi-di-google-e-bing/' rel='bookmark' title='Permanent Link: I social entrano negli algoritmi di Google e Bing'>I social entrano negli algoritmi di Google e Bing</a></li>
<li><a href='http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/i-nuovi-imperativi-di-google-sono-geolocalizzazione-e-adwords/' rel='bookmark' title='Permanent Link: I nuovi imperativi di Google sono geolocalizzazione e AdWords'>I nuovi imperativi di Google sono geolocalizzazione e AdWords</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<p>Non credo sia ancora chiaro se Google +1 sia il social network del gigante di Mountain View sul quale si specula ormai da parecchi mesi. Alcuni dicono si tratti semplicemente di un &#8220;social layer&#8221;, e che il social network vero e proprio arriverà a metà 2011.</p>
<p>Integrare il network sociale di ciascun utente nei risultati di ricerca significa aumentare la rilevanza dei risultati stessi: il ranking dei risultati organici su Google non sarà quindi dato solo da parole chiave e autorità dei siti web (veicolata tramite link), ma anche dal &#8220;livello di gradimento&#8221; espresso soprattutto dai propri amici (e amici di amici) ma anche dalla popolazione web tutta.</p>
<p>Si potrebbe dire che il word of mouth entra nella Search, creando il cosiddetto <strong>Word of click</strong>. Le raccomandazioni di amici e conoscenti direttamente in SERP mentre si sta cercando attivamente.<span id="more-1195"></span></p>
<p>Presto il bottone Google +1 verrà reso disponibile per essere integrato su tutti i siti web. A quel punto la similitudine di Google +1 con il Like di Facebook sarà pressochè totale: Google emula il social network più grande del mondo per portarsi a casa il bene più prezioso di Facebook: il <strong>grafo sociale</strong>, che consente di veicolare pubblicità in funzione dei rapporti interpersonali piuttosto che in funzione dei contenuti.</p>
<p>A questo punto sorgono spontanee alcune domande e dubbi sulla buon riuscita di del progetto Google+1:</p>
<ul>
<li><strong>Perchè dovrei cliccare sul +1 su una SERP <em>prima</em> di aver visitato il sito web?</strong> L&#8217;espressione di gradimento di un sito web si può manifestare solo <em>dopo</em> averlo navigato, non prima. Google pensa davvero che io abbia l&#8217;intezione di tornare indietro sulla SERP per dire ai miei amici che mi piace un sito web? Mi pare poco sensato.</li>
<li><strong>Tutta l&#8217;utenza Google userà il bottone?</strong> Certamente lo useranno i webmaster di tutto il mondo e le agenzie SEO. Forse varrranno creati gruppi di persone con identità false per spammare, anche se questo mi pare un problema in questo momento minore. Il punto è: la casalinga di Voghera userà Google +1?</li>
<li><strong>Ampiezza della base utenti potenziale</strong>. Il numero di utenti che utilizza i Google account è molto limitata a confronto con Facebook o Twitter. I Google account sono spesso account business, legali all&#8217;email. Ovvero si tratta di un social network non molto legato agli amici. Google sarà costretta a fare accordi con social network esterni per raggiungere massa critica. Ma questo non significa che gli utenti avranno consapevolezza del loro reale network sociale, di chi è dentro e chi è fuori, limitando la partecipazione.</li>
<li><strong>Il naming troppo strano</strong>. L&#8217;azione del +1 è difficile da dire oltre che da spiegare. Davvero poco attrattivo rispetto ad un semplice quanto efficace <em>Mi Piace</em>. Qual è l&#8217;azione che si chiedere di compiere all&#8217;utente? Se è quella di raccomandare un sito, +1 non mi sembra la scelta di wording migliore.</li>
<li><strong>Il sistema di raccomandazione <em>dentro</em> le SERP</strong>. Potrei ovviamente sbagliarmi, ma non credo funzionerà. Agli utenti web piacciono i siti ed i contenuti, non i link di una SERP. Non a caso il sistema di voto a stelline è stato un fiasco. Google +1 potrà avere senso solo dopo che sarà messo a disposizione dei webmaster.</li>
<li><strong>Quando si fa click su +1, si raccomanda il sito o la pagina?</strong> Potrebbe essere apparentemente una domanda superficiale, ma dall&#8217;impatto molto significativo sulle SERP.</li>
<li><strong>Qual è il vantaggio dal fare click sul +1?</strong> Su Facebook si fa click su Mi piace per mostrare ai propri amici qualcosa: un&#8217;approvazione, un ringraziamento o il fatto che si è d&#8217;accordo. E da tale azione se ne ricava piacere psicologico, una sorta di gratificazione sociale. Si può fare Mi piace su qualsiasi tipo di contenuto: dalle foto ai post, dai commenti ai video. Fare +1 su Google quale soddisfazione psicologica va a soddisfare? Come faccio ad avere evidenza che il mio +1 ha portato un beneficio a qualche persona che fa parte del mio social network?</li>
<li><strong>Facebook mi pare irraggiungibile</strong>. Se Facebook non verrà integrato, come pare ovvio, la maggior parte delle relazioni virtuali non entreranno su Google e non creeranno valore alle SERP del motore di ricerca. Anche integrando i dati di altri social network non credo Google riesca a raggiungere la mole di dati di Facebook.</li>
</ul>
<p>Forse mi rimangerò queste parole fra qualche mese, ma Google mi pare si muova ancora molto goffamente sul versante social. E del resto non sono molto sicuro che gli utenti vogliano esattamente questo da un motore di ricerca. Per la mia esperienza da Google gli utenti si aspettano i risultati più oggettivi possibili: gli elementi sociali (star rating, social signals) possono arricchire la user experience ma non sono ritenuti fondamentali nel processo di ricerca. Le persone amano Google perchè trovano quello che stanno cercando con immediatezza, pensado che il ranking sia stabilito in base ad un punto di vista esterno, frutto del valore intrinseco del documento stesso. Quando cerco non mi interessa necessariamente di vedere che cosa piace ai miei amici, che potrebbero aver fatto +1 con una user intent totalmente diversa rispetto alla mia.</p>
<p>Al contrario Facebook è costruito proprio per raccogliere dati dal web, per rappresentare l&#8217;identità digitale di ognuno. Ed anche per farsi gli affari degli altri.</p>
<p>Il +1 non riuscirà a competere con il Mi piace.</p>
<p>PS: Mi raccomando, ora fate click qui sotto sul Mi Piace!</p>


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		</item>
		<item>
		<title>Il SEO non è più una strategia perseguibile per le start-up</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 07:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo Copy]]></category>

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		<description><![CDATA[Il parere di Chris Dixon, investitore americano abbastanza in vista nella Silycon Valley, è piuttosto tranchant: il SEO non può essere considerata una strategia per le start-up. Traduco il suo intervento. Molti siti informativi di successo di oggi, come Yelp, Wikipedia e Tripadvisor hanno basato la loro crescita iniziale fortemente sul SEO. La loro strategia [...]


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			</a>
		</div>
<p>Il parere di Chris Dixon, investitore americano abbastanza in vista nella Silycon Valley, è piuttosto <em>tranchant</em>: il SEO non può essere considerata una strategia per le start-up.</p>
<p>Traduco il suo intervento.</p>
<p>Molti siti informativi di successo di oggi, come Yelp, Wikipedia e Tripadvisor hanno basato la loro crescita iniziale fortemente sul SEO. La loro strategia di marketing (intenzionalmente o meno) era rozzamente la seguente:</p>
<ol>
<li>Costruisci una community di contributori che possano creare contenuto di qualità</li>
<li>Diventa un sito autorevole che attragga link per gli argomenti coperti</li>
<li>Ottimizza il sito per i motori di ricerca per essere ben visibile sulle SERPs.</li>
</ol>
<p>Questo conduceva ad un circolo virtuoso per cui il SEO veicolava sempre più utenti, che generavano sempre più contenuti e sempre più link, che a loro volta generavano un miglior SEO. E così via. Indicativamente dal 2001 al 2008, il SEO è stato la migliore strategia marketing per i siti ricchi di informazione di alta qualità.</p>
<p>Parlo con molte start-ups e quasi nessuna tra quelle che ho conosciuto dopo il 2008 hanno ottenuto significativi risultati attraverso il SEO (le rare eccezioni tendono a focalizzarsi su aree di contenuti precedentemente non monetizzabili). Google mantiene il suo algortismo segreto, ma è ormai assodato che i link in entrata siano il fattore preminente nel posizionamento. Questo finisce con il premiare:<span id="more-1112"></span></p>
<ol>
<li>I siti più anziani, che hanno anni di vantaggio nel link building.</li>
<li>I siti che sono disposti ad effettuare campagne aggressive di link building, utilizzando tecniche Black Hat.</li>
</ol>
<p>Si prenda in considerazione il lucrativo business degli hotel. Se si cerca su Google &#8220;Four Seasons New York&#8221; e si otterrà una pagina di Tripadvisor piena di pubblicità ben posizionata:</p>
<div id="attachment_1114" class="wp-caption aligncenter" style="width: 300px">
	<img class="size-full wp-image-1114" title="Pagina di Tripadvisor rinpinzata di pubblicità" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/03/Screen-shot-2011-03-05-at-3.33.03-PM-300x194.png" alt="Pagina di Tripadvisor rinpinzata di pubblicità" width="300" height="194" />
	<p class="wp-caption-text">Pagina di Tripadvisor rinpinzata di pubblicità</p>
</div>
<p>Al contrario, la pagina pulita ed informativa del relativamente nuovo Oyster si posiziono molto più in basso nel ranking.</p>
<div id="attachment_1115" class="wp-caption aligncenter" style="width: 300px">
	<img class="size-full wp-image-1115" title="Pagina di Oyster" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/03/Screen-shot-2011-03-05-at-3.33.35-PM-300x173.png" alt="Pagina di Oyster" width="300" height="173" />
	<p class="wp-caption-text">Pagina di Oyster</p>
</div>
<p>Di conseguenza, gli utenti hanno scarse esperienze di navigazione e le startups sono incentivate a ingombrare le loro pagine di pubblicità e ad usare aggressice tattiche per accrescere il loro SEO, quando, al contrario, dovrebbero concentrarsi sulla creazione di user experiences eccezionali.</p>
<p>L&#8217;economia del web (ecommerce + advertsing online) è un mercato che vale varie centinaia di miliardi di dollari. Buona parte di questo revenue viene dal traffico generato attraverso il traffico SEO. Questo ha portato ad un&#8217;industria di agenzie SEO di qualche miliardo di dollari. Alcune di queste agenzie sono white hat, ovvero sono si tratta di consulenti che danno consigli onesti e benigni per migliorare indicizzazione e posizionamento. Ma a fianco a queste ce ne sono molte altre che utilizzano tecniche Black Hat, che compra vendono link, così come ce ne sono molte altre che producono contenuti di scarso valore ma che ottengono visibilità attraverso tecniche SEO molto aggressive.</p>
<p>Google sembra cercare di fare del proprio meglio nel migliorare l&#8217;algoritmo, in modo che i contenuti migliori siano premiati. Ma ci sono migliaia di persone ed investimenti ingenti che hanno il fine di ottenere visibilità SEO non meritata. E per adesso, almeno, i contenuti di qualità paiono essere i perdenti. Fino a che le cose non miglioreranno, le startups, che generalmente hanno piccoli team, piccoli budget e gli scrupoli di evitare le tattiche Black Hat, non dovrebbero più considerare il SEO come una strategia di marketing perseguibile.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Nei commenti al post, come era presumibile, sono piovute le critiche da parte di tutta l&#8217;industria SEO. Tuttavia, mi pare che non sia stato correttamente colto in senso generale di quello che voleva dire Chris Dixon: fondare una startups che ha alla base del proprio modello di business il SEO non ha più senso.</p>
<p>La competizione cresce costantemente. La qualità media dei contenuti presenti ora sulla SERPs è piuttosto buona. Fare contenuti solo per il SEO è molto rischioso, ancor di più in seguito al <a title="Google Content Farm Update" href="http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/cosa-si-intende-per-qualita-dei-contenuti-forse/"><strong>Content Farm Update</strong></a> di Google. Molte società acquistano regolarmente grosse quantità di link per scalare le SERPs.</p>
<p>Google premia troppo i siti vecchi, con molta anzianità. Talvolta si posizionano bene siti vecchi, che prendono link da siti altrettanto vecchi, magari non aggiornati da anni. Una specie di <strong>gerontocrazia dei link</strong>.</p>
<p>Siti come eHow, che hanno cominciato producendo ottimi contenuti e guadagnando molti link, ora risulatano molto visibili su Google anche per contenuti molto scarsi.</p>
<p>Il che significa che per le startups è sempre più difficile farsi strada nell&#8217;arena competitiva.</p>
<p>Ci sono stati diversi post a chiosa di questo, molti dei quali sottolineavano come il SEO sia ancora estremamente conveniente rispetto a qualsiasi altra forma promozionale (PPC, DEM, affiliate, oltre ovviamente ai banner). Ma questo mi pare del tutto sofistico e Chris non ha nemmeno citato gli altri canali di generazione di traffico più costosi.</p>
<p>Il punto è un altro: se hai vuoi partire con un progetto da zero, con pochi soldi e con un dominio nuovo il SEO (che ovviamente va fatto, ci mancherebbe!) difficilmente il SEO può essere alla base del tuo modello di business. E non mi pare un caso che tra le <a title="Le migliori 10 startups del 2010" href="http://www.webcopywriter.it/news/le-10-migliori-startup-del-2010/" target="_self"><strong>migliori startups del 2010</strong></a>, non ci sia nessuna basata sul SEO (a parte, forse Quora, che comunque prima di tutto è un social network).<br />
Ispirato da <a title="SEO is no longer a viable marketing strategy for startups" href="http://cdixon.org/2011/03/05/seo-is-no-longer-a-viable-marketing-strategy-for-startups/" target="_blank"><em>SEO is no longer a viable marketing strategy for startups</em></a></p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cosa si intende per qualità dei contenuti (forse)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 07:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo Copy]]></category>

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		<description><![CDATA[Per accrescere la soddisfazione dei propri utenti, far generare un numero più alto di ricerche e vendere più clicks sugli annunci sponsorizzati, Google deve continuare a migliorare il proprio algoritmo per il ranking dei risultati organici. In altre parole, se vuole vendere più AdWords deve avere risultati organici soddisfacenti. Il problema è che gli SPAMMER [...]


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<li><a href='http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/come-gestire-i-contenuti-duplicati/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Come gestire i contenuti duplicati'>Come gestire i contenuti duplicati</a></li>
<li><a href='http://www.webcopywriter.it/advertising/a-cosa-serve-google-se-non-indicizza-facebook/' rel='bookmark' title='Permanent Link: A cosa serve Google se non indicizza Facebook?'>A cosa serve Google se non indicizza Facebook?</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p>Per accrescere la soddisfazione dei propri utenti, far generare un numero più alto di ricerche e vendere più clicks sugli annunci sponsorizzati, Google deve continuare a migliorare il proprio algoritmo per il ranking dei risultati organici. In altre parole, se vuole vendere più AdWords deve avere risultati organici soddisfacenti.</p>
<p>Il problema è che gli SPAMMER sono sempre più agguerriti, poichè i fatturati delle aziende passano sempre di più dai link blu dei risultati di ricerca dei motori. Dopo gli interventi sui link a pagamento e sui <a href="http://www.mattcutts.com/blog/algorithm-change-launched/" target="_blank"><strong>siti scraper</strong></a> ora è la volta delle <a title="Content Farm Update" href="http://googleblog.blogspot.com/2011/02/finding-more-high-quality-sites-in.html" target="_blank"><strong>content farms</strong></a>. Un cambiamento all&#8217;algoritmo molto impattante (il 12% delle ricerche online negli USA) che metterà al tappeto numerose aziende che vivevano di SEO.<span id="more-1078"></span></p>
<p>I contenuti fatti con il solo scopo di essere posizionati su Google dovrebbero sparire dalle SERPs, e dovrebbero rimanere solo quelli approfonditi, analitici e con molto testo. Dice Amit Singhal:</p>
<blockquote><p>At the same time, it will provide better rankings for high-quality sites—sites with original content and information such as research, in-depth reports, thoughtful analysis and so on.</p></blockquote>
<p>La comunità dei webmaster ha certamente messo <strong><a title="Micheal Arrington" href="http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/micheal-arrington-google-search-fa-schifo/" target="_blank">pressione</a></strong> a Google per l&#8217;eliminazione dei siti che producono contenuti di scarso valore, così come il frizzante <strong>Blekko</strong>, che ha bannato senza pietà i siti di scarsa qualità, ha spinto il motore californiamo a correre subito ai ripari.</p>
<p>Negli USA il cambiamento è stato notevole: siti di comunicati stampa, di article marketing, di aggregatori di contenuti e di miniguide (ma molto superficiali) hanno perso significative quantità di traffico proveniente da Google (fino ad oltre il 90%). Al contrario, ne hanno guadagnato i siti che avevano costruito la loro popolarità su basi più solide: Amazon, eHow, Etsy, Wikipedia e Yahoo Answers. Se non erro mi pare che la strategia di produzione che abbia riscosso i migliori risultati sia quella dell&#8217;integrazione degli User Generated Content.</p>
<p>Finalmente vedremo la fine del <a title="Articolista a pochi euro" rel="nofollow" href="http://www.alverde.net/forum/compravendita-servizi-editoriali-articoli-recensioni-e-comunicati-stampa/129739-vendo-lavoro-articolista.html" target="_blank"><strong>mercimonio dello SPAM</strong></a> a €0,50 ad articolo?</p>
<p>E ripulendo il mercato dai parassiti, gli editori di qualità vedranno riconosciuti i loro sforzi? Questo update va in questa direzione, anche se qualche osservatore fa notare che per <a title="Not all content is king on Wall Street" href="http://newsosaur.blogspot.com/2011/02/not-all-content-is-king-on-wall-street.html" target="_blank"><strong>Wall Street il content non è king</strong></a>. Anzi. I media &#8220;nativi digitali&#8221;, hanno potenzialità di crescita molto rilenati, hanno capitalizzazioni di Borsa altissime (Facebook vale 25 volte i suoi ricavi), mentre i &#8220;vecchi media&#8221; valgono molto poco (ad 0,2 ad un massimo di 1,5 l&#8217;ammontare dei ricavi. L&#8217;HuffingtonPost, recentemente acquistato da AOL, genera la maggior parte dei propri ricavi aggregando contenuti di altri o pubblicando contenuti da freelances sottopagati. Eppure è stata valutata oltre 10 volte i propri ricavi.</p>
<p>Il sospetto che mi viene è che gli utenti NON cerchino effettivamente la qualità in senso stretto. Certo, non amano lo SPAM, ma preferiscono leggere gli UGC piuttosto che i pezzi dei giornalisti. Preferiscono le trivialità degli amici (il contesto è tutto!) invece che la paludata impostazione degli articoli dei quotidiani.</p>
<p>Mi pare profilarsi un&#8217;ipotesi di definizione di qualità dell&#8217;informazione:<strong> il valore dell&#8217;informazione non riesiede nell&#8217;informazione stessa, ma nella sua intrinseca capacità di connettere più persone e di essere condivisa con altre persone</strong>.</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Google diventa sempre più Social</title>
		<link>http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/google-diventa-sempre-piu-social/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 07:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo Copy]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;attività dei tuoi amici su Twitter, Flickr e su altri social media (ma per ora non facebook) sarà molto presto visibile sui risultati di ricerca di Google, e avranno impatto su come le pagine vengono posizionate. Google ha annunciato ieri un&#8217;espansione della propria Social Search che a breve sarà visibile a cominciare da Google.com. La [...]


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<li><a href='http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/google-1-per-i-siti-web-e-arrivato/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Google +1 per i siti web è arrivato'>Google +1 per i siti web è arrivato</a></li>
<li><a href='http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/dubbi-e-domande-su-google-1/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Dubbi e domande su Google +1'>Dubbi e domande su Google +1</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><object style="height: 350px; width: 500px;" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="100" height="100" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/4hAgiIXuNbs?version=3" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed style="height: 350px; width: 500px;" type="application/x-shockwave-flash" width="100" height="100" src="http://www.youtube.com/v/4hAgiIXuNbs?version=3" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>L&#8217;attività dei tuoi amici su Twitter, Flickr e su altri social media (ma per ora non facebook) sarà molto presto visibile sui risultati di ricerca di Google, e avranno impatto su come le pagine vengono posizionate. Google ha <a title="Google Social Search" href="http://googleblog.blogspot.com/2011/02/update-to-google-social-search.html" target="_blank"><strong>annunciato </strong></a>ieri un&#8217;espansione della propria Social Search che a breve sarà visibile a cominciare da Google.com.<span id="more-1030"></span></p>
<h2>La Social Search integrata nei risultati di ricerca classici</h2>
<p>Introdotta da Google nell&#8217;ottobre del 2009, la Social Search precedentemente a questa nuova evoluzione era relegata a fondo pagina delle SERPs oppure cliccando su filtro Social nella colonna di sinistra. Ora i &#8220;risultati sociali&#8221; verranno mixati con quelli classici e potrebbero apparire anche al primo posto. Per esempio, se si è in qualche modo connessi con Matt Cutts e si cerca su Google &#8220;climbing kilimanjaro&#8221; potresti vedere spuntare il post dell&#8217;ingegnere di Google segnalato tramite servizi social come Twitter o Google Buzz.</p>
<div id="attachment_1032" class="wp-caption aligncenter" style="width: 509px">
	<img class="size-full wp-image-1032" title="La Social Search viene mixata con i risultati standard" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/02/social-1.gif" alt="La Social Search viene mixata con i risultati standard" width="509" height="355" />
	<p class="wp-caption-text">La Social Search viene mixata con i risultati standard</p>
</div>
<h2>Le connessioni sociali modificano il Ranking</h2>
<p>In modo abbastanza simile a quanto accade sulla Personalized Search di Google (anche se in maniera distinta), la Social Search modifica il ranking classico dei risultati di ricerca. Il posizionamento per così dire ufficiale, può modificarsi se si è in presenza di segnali sociali da parte del proprio network di contatti. In altre parole, un retweet può far apparire un risultato di ricerca più in alto nel posizionamento rispetto ad altri risultati senza alcun segnale sociale.  L&#8217;impatto sul ranking è tanto maggiore quanto più la relazione sociale è forte.</p>
<h2>La Social Search ora include i contenuti condivisi</h2>
<div id="attachment_1033" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<a href="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/02/social-shared-500x182.jpg"><img class="size-full wp-image-1033" title="I contenuti sharati finiscono nella Social Search" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/02/social-shared-500x182.jpg" alt="I contenuti sharati finiscono nella Social Search" width="500" height="182" /></a>
	<p class="wp-caption-text">I contenuti sharati finiscono nella Social Search</p>
</div>
<p>Precedentemente finivano nella Social Search solo i contenuti creati dagli utenti presenti nel proprio network sociale. Ora anche i contenuti semplicemente condivisi possono essere considerati alla stessa stregua dei contenuti creati. Sono inclusi Twitter, Google Reader, Quora e molti altri servizi listati su Google Profiles. Anche se in questo momento non è incluso Facebook.</p>
<h2>I risultati possono essere &#8220;privati&#8221;</h2>
<p>Una nuova impostazione del Google Account consente di aggiungere i social network ai quali si è iscritti sul proprio Google Profile anche in modalità privata. In altre parole, si può scegliere di rendere pubbliche o meno le proprie connessioni sociali, pur mantenendo attive le funzionalità di Social Search in entrambi i casi. Il nuovo strumento suggerisce anche gli account sui servizi sociali che ritiene potrebbero appartenerti, invitandoti a collegarli.</p>
<div id="attachment_1034" class="wp-caption aligncenter" style="width: 513px">
	<img class="size-full wp-image-1034" title="Il nuovo connection tool per Social Search" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/02/social-2.gif" alt="Il nuovo connection tool per Social Search" width="513" height="263" />
	<p class="wp-caption-text">Il nuovo connection tool per Social Search</p>
</div>
<p>Per accedere al Social Search è ovviamente necessario essere loggati su Google, anche se non è chiaro se sia possibile disattiva questa funzionalità. Pare inoltre che coloro che non hanno collegato il proprio account a Google Profiles non dovrebbero essere in grado di vedere Social Search in atto.</p>
<p>Altro punto rimasto in sospeso è l&#8217;esclusione di Facebook. Mentre Bing a fine 2010 ha integrato i Like di Facebook nelle proprie SERPs proprio per offrire contenuti che hanno maggiore probabilità di interessare poichè ricevevano la &#8220;raccomandazione&#8221; del Like del proprio network sociale. Questa scelta è probabilmente dovuta al fatto che Google non ha siglato un accordo simile a quello di Bing, ovvero non ha accesso a tutte i dati degli utenti, ma solo ad una parte. E per sopperire a questa incompletezza di dati, Google fa grosso affidamento su Twitter ed i retweet per interpretare che cosa amino le persone.</p>
<p>A questo punto rimane il dubbio relativo al gradimento del servizio: quante persone ameranno ricevere segnalazioni dal proprio network sociale (ricordo che sono compresi gli amici degli amici)? Se un utente volesse una raccomandazione dagli amici di Twitter, potrebbe preferire andare direttamente su Twitter e chiederglielo? Forse gli utenti potrebbero preferire che Google fosse solo &#8220;Google&#8221;?</p>


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		<title>Michael Arrington: Google Search fa schifo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 07:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo Copy]]></category>

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		<description><![CDATA[Un decennio fa provai Google per la prima volta. Come dissero tutti, sembrava magico &#8211; i risultati che volevo erano sempre là in cima. Per quelli che avevano usato per anni AltaVista si trattava di un&#8217;esperienza molto piacevole. Coloro che hanno vissuto la rete prima dell&#8217;avvento di Google sanno esattamente di che cosa sto parlando. [...]


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			</a>
		</div>
<div id="attachment_1004" class="wp-caption aligncenter" style="width: 315px">
	<img class="size-full wp-image-1004" title="searchsucks" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/02/searchsucks.png" alt="La qualità dei risultati di ricerca di Google fa shifo?" width="315" height="82" />
	<p class="wp-caption-text">La qualità dei risultati di ricerca di Google fa schifo?</p>
</div>
<p>Un decennio fa provai Google per la prima volta. Come dissero tutti, sembrava magico &#8211; i risultati che volevo erano sempre là in cima. Per quelli che avevano usato per anni AltaVista si trattava di un&#8217;esperienza molto piacevole. Coloro che hanno vissuto la rete prima dell&#8217;avvento di Google sanno esattamente di che cosa sto parlando. Google era semplicemente perfetto, faceva molto bene il suo dovere.</p>
<p>Poi qualcosa è cambiato, lentamente nel corso degli anni, che ci ha riportato in quella sensazione precedente all&#8217;avvento di Google. La Google Search offre davvero una cattiva user experience in generale. Le ricerche di viaggi, ad esempio, sono una barzelletta, e start up come Gogobot sono spuntate proprio per offrire un servizio migliore. Quando cerco un buon hotel per i miei viaggi scappo subito da Google e vado su <strong>Tripadvisor </strong>e <strong>Gogobot</strong>.<span id="more-1002"></span></p>
<p>La stessa cosa dicasi per le recensioni di gadget tecnologici. GDGT, Amazon e occasionalmente Consumer Report sembra che abbiano la migliore raccolta di dati, così che bypasso Google e mi dirigo direttamente su di loro.</p>
<p>Infatti attualmente utilizzo Google soprattutto per la navigazione, non per scoprire nuovi siti. Il che significa che se so già quale sito utilizzare per trovare le informazioni che sto cercando utilizzo Google solo per la comodità di accedere al sito senza digitare l&#8217;indirizzo. Ma per la pura scopera di nuovi siti? E&#8217; un bordello di siti super otimizzati SEO che competono per il mio click.</p>
<p>C&#8217;è una qualche evidenza che Google sta fallendo nella Search? Probabilmente da qualche parte sì, ma non nel proprio mercato di riferimento. Mantengono una posizione solida, quasi monopolistica, nonstante gli enormi sforzi compiuti da Microsoft per rimanere competitivo. Ma, ancora una volta, AltaVista aveva un market share enorme prima che improvisamente spuntasse proprio Google.</p>
<p>Ed anche se osservo motori di ricerca innovativi come <strong>Blekko </strong>che tentano di approcciare il problema della search in maniera differente, è semplicemente troppo presto per dire se avranno la possibilità di rappresentare un&#8217;alternativa credibile a Google.</p>
<p>Di conseguenza qual è l&#8217;evidenza che la Search fa schifo? Beh, sai bene che è vero, esattamente come me. Ed il fatto che il potente Google non perda mai l&#8217;occasione di sottolineare la propria superiorità rispetto agli altri motori di ricerca ne è la spia. Hanno criticato duramente Microsoft per il furto di dati con molta veemenza. Più che il momento della verità sembrava che si dichiarassero in trappola.</p>
<p>E poi è scoppiato il nonsense di <a title="New York Times" href="http://www.nytimes.com/2011/02/13/business/13search.html" target="_blank"><strong>JC Penney</strong></a>. Per mesi l&#8217;agenzia che curava il SEO per il retailer americano ha ingannato Google per ottenere altissime posizioni per dozzine di lucrose parole chiave di prodotti ricercatissimi. Google se ne è molto tardivamente accorta ed ha comminato una penalizzazione manuale.</p>
<p>Deve essere stato un momento molto imbarazzante per Google, di certo non uno di quelli da ricordare. Infatti ho scritto a <strong>Matt Cutts</strong>:</p>
<blockquote><p>@mattcutts the fact that it went on for over a year is a huge gaping competitive hole at Google.</p></blockquote>
<p>Il quale ha risposto, in parte deridendo Bing:</p>
<blockquote><p>@arrington the newer/most recent spate of links happened in the last 3-4 months; not over a year. JCP still ranking on [dresses] on eg Bing.</p></blockquote>
<p>Che va bene: è sempre divertente sculacciare un po&#8217; Bing.</p>
<p>La stessa <strong>Vanessa Fox</strong>, che ha un grande passato di lotta allo SPAM, ha dato la sua valutazione dicendo:</p>
<blockquote><p>@arrington – spam fighting will always be an ongoing battle at Google. Have to balance being aggressive in algorithms w/ collateral damage.</p></blockquote>
<p>Quando le aziende cominciano ad agitarsi convulsamente quasi sempre commettono le suenti due azioni. Primo, irridono i concorrenti. Secondo, parlano di come sia difficile risolvere quel problema e del fatto che la soluzione si troverà solo nel lungo periodo.</p>
<p>Altavista fece la stessa cosa negli ultimi anni 90. Subito prima che un competitor sia spuntato a risolvere in maniera definitiva i problemi di Altavista.</p>
<p>Si, la Search è molto difficile. Ma la Silicon Valley è sempre stata molto brava a fare cose difficili. Il vero problema èè che in questo momento c&#8217;è la percezione che Google sia intoccabile nel campo della Search. Quando un venture capitalist assiste ad un pitch di una nuova startup del Search subito pensa alla debacle di Cuil. E dal momento che i venture capitalist sono le persone più avverse al rischio della Silicon Valley, i fondi semplicemente non arrivano.</p>
<p>Ma tutte le prove suggeriscono altre osservazioni. <strong>Demand Media</strong> vale 1.6 miliardi di dollari, ed tutto il loro business si basa nel fare pushing di contenuti di scarso valore e pagati poco su Google per ottenere qualche click casuale. Se Google forse efficace nella Search, Demand Media non esisterebbe. E Bing non guadagnerebbe markert share . E JC Penney non sarebbe in grado di frodare i risultati di ricerca in maniera così massiccia per alcuni mesi, durante la stagione natalizia, senza essere scoperta solo dopo mesi.</p>
<p>Abbiamo bisogno di vedere un vero competitor di Google nella Search. Per rendere migliore Google stesso e rendere gli utenti più felici.</p>
<hr />Anche nei commenti al post che del direttore di <a title="Techcrunch" href="http://techcrunch.com/2011/02/12/search-still-sucks/" target="_blank"><strong>Techcruch</strong></a> ci sono alcuni spunti di riflessione. Matt Cutts si affretta ad ammettere che la strada alla risoluzione del problema dello SPAM è ancora lunga. Alcuni commentatori pensano che il progressivo deterioramento della qualità dei risultati derivi dalla perdita di attenzione di Google sul proprio core business, preso com&#8217;è da mille altri progetti ed opportunità (Android, Books, Google Me ecc..). L&#8217;accusa è quindi che Google, nonostante le incredibili trimestrali che registra, non stia investendo a sufficienza sulla Search. In parte credo che questa affermazione sia vera, non a caso Larry Page è tornato in sella come CEO: perdere terreno sul core business significa perdere di vista la propria mission.</p>
<p>Inoltre, si accusa Google di avere la mano leggera su siti SPAM (o di bassa qualità) perchè Google fa soldi da essi attraverso AdSense. Su questo non sono molto d&#8217;accordo: Google non ha la formula magica per determinare che cosa sia un articolo di qualità rispetto ad uno di scarsa qualità. Qui il gioco si fa duro e determinare un criterio univoco non è facile.</p>
<p>In generale penso che Arrington ci sia andato giù molto pesante con Google e forse non solo per ragioni giornalistiche  (su di lui si adombra un coinvolgimento diretto in Blekko e Gogobot). Tuttavia su un punto ha ragione: l&#8217;assenza di una vera concorrenza l&#8217;ha reso più molle nella Ricerca e Sviluppo. A ciò si aggiunga in fatto che gli utenti sono sempre più esigenti (ai tempi di Altavista lo stesso Arrington neppure sapeva cosa sarebbe stato in grado di fare Google) e che i social media stanno cambiando per sempre il modo di accedere alle informazioni online.</p>
<p>Spesso Google non riesce a dare buoni risultati perchè non è su Google (o su un qualsiasi altro motore di ricerca) che potranno mai trovarsi: le recensioni, le raccomandazioni, i consigli degli amici sono sempre più importanti e determinano una dimensione social della fruizione dell&#8217;informazione. Il web cambia e con esso il modo di cercare e trovare le informazioni. Forse i mondi sociali non riusciranno mai ad essere contenuti in maniera ricca di senso in una SERP.</p>


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		<title>I modelli di produzione di contenuti</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 07:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo Copy]]></category>

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		<description><![CDATA[Ultimamente si fa un gran parlare di contenuti sul Tagliablog ed in giro per la Rete. Come deve essere la qualità, quali argomenti meritino di essere trattati, chi stabilsce l&#8217;autorevolezza di chi scrive. Credo che esistino vari tipi di editori online, spesso che hanno finalità e modelli totalmente diversi. Tutto sta a stabilire se e [...]


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		</div>
<p>Ultimamente si fa un gran parlare di contenuti sul <a title="Tagliablog" href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/02/fanpage-it.html" target="_blank"><strong>Tagliablog</strong></a> ed in giro per la Rete. Come deve essere la qualità, quali argomenti meritino di essere trattati, chi stabilsce l&#8217;autorevolezza di chi scrive.</p>
<p>Credo che esistino vari tipi di editori online, spesso che hanno finalità e modelli totalmente diversi. Tutto sta a stabilire se e come siano sostenibili. Nel commenti al post del Tagliablog che metteva in luce i punti chiave del modello di <strong>FanPage.it</strong>, alcuni lettori hanno criticato il progetto, adducendo scarsa qualità (dovuta ai bassi investimenti in contenuti, si ipotizzava €3 a pezzo) che causa un alto bounce rate, eccessiva ossessione per i contenuti molto trafficati e SEO oriented (megaupload, streaming ecc.. legati ai nomi di film) e poca anima editoriale, ovvero un progetto molto cinicamente rivolto alla domanda.<span id="more-991"></span></p>
<p>La mia personale opinione è che, essendo una realtà che non ha alle spalle finanziatori, FanPage.it non possa semplicemente permettersi di fare l&#8217;&#8221;editore tradizionale&#8221;, ammesso che agli editori tradizionali in senso stresso sia veramente concesso. Si tratta di un caso da studiare, se non altro per i numeri che sta generando. E&#8217; vero, il brand è un po&#8217; furbetto, o per meglio dire leggermente ingannevole (io stesso sono stato indotto da una loro campagna su Facebook a cliccare pensado si trattasse di una fanpage prodotta da Facebook stesso), ma FanPage.it è il prodotto editoriale giusto al momento giusto.</p>
<p>Il CEO, Gianluca Cozzolino, rivela anche uno sbalorditivo traffick source mix: 45% google, 45% facebook, 10% direct. Il che tradotto significa 71K accessi da Facebook al giorno. Il progetto nasce quindi ispirandosi a Facebook (il brand ancora una volta gioca il suo ruolo) e vivendo attraverso Facebook. Google c&#8217;è, ma la maggior parte del traffico deriva da Google News. Pertanto il modello si sostiene con notizie freschissime sui top topic e integrazione da e verso Facebook.</p>
<p>Veniamo alla qualità, il tema più delicato. Personalmente ritengo che <strong><em>per le notizie generaliste non ci sia mercato</em></strong>. Nel senso che il web trabocca delle ultime dichiarazioni di Berlusconi o dei risultati delle partite. Questo significa che il valore di quell&#8217;informazione è molto basso e come tale sarà difficile monetizzarla o posizionarla su Google. Al contrario, ritengo che l&#8217;informazione specializzata di qualità, specialmente in alcuni settori, avrà vita molto più lunga e fiorente sui bit. Lo stesso Google tende a premiare di più sul SEO i contenuti molto specializzati e lunghi. E nel lungo periodo le reti sociali (virtuali e non) si costruiscono solo dimostrando di essere esperti della materia. Prova ne è i retweet e likes sono molto più frequenti sui contenuti originali e di valore piuttosto che su quelli generici (le stesse Facebook pages di FanPage mi paiono poco animate).</p>
<p>FanPage, invece, ha un modello a sè stante: i contenuti di qualità non servono (ed infatti non si posiziona tanto bene), poichè ciò che funziona è aver giocato molto bene sul concetto di community di Facebook, sull&#8217;analisi dei top trends di ricerca e sulle parole chiave calde. Probabilmente fa gossip più che informazione, riscrive ovvietà generaliste più che creare valore per i lettori, ma lo fa in maniera molto intelligente. Nell&#8217;economia di questo prodotto potrebbero addirittura starci i €3 ad articolo, almeno finchè il mercato consente di comprimere così tanto i costi per avere pezzi accettabili.</p>
<p>Del resto la stessa AOL, nel suo ultimo <strong><a href="http://www.businessinsider.com/the-aol-way?slop=1" target="_blank">Blueprint</a></strong>, tratta i contenuti come fosse una commodity:</p>
<ul>
<li>devono essere prodotti in funzione della loro capacità di fare revenue;</li>
<li>se richiesto, vengono pompati con traffico a pagamento per far ottenere visibilità esponenziale su temi particolarmente caldi;</li>
<li>impone la redazione di almeno 5 pezzi al giorno agli editor;</li>
<li>impone l&#8217;ottimizzazione SEO del 95% dei contenuti;</li>
<li>impone la creazione di video virali.</li>
</ul>
<p>Non si parla di etica dell&#8217;informazione. Non si parla di deotologia giornalistica. Non si parla di temi minori che hanno diritto di cronaca. Si parla solo di numeri. Gelidi numeri.</p>
<div id="attachment_992" class="wp-caption aligncenter" style="width: 550px">
	<img class="size-full wp-image-992" title="Gli obiettivi di AOL" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/02/aol-goals.jpg" alt="Gli obiettivi di AOL" width="550" height="392" />
	<p class="wp-caption-text">Gli obiettivi di AOL</p>
</div>
<p>Gli editori italiani spesso vivono ancora in una loro torre d&#8217;avorio, pensando di poter determinare che cosa sia veramente interessante per la pubblica opinione. E gli utenti non sono da mero: sono ancora molte le persone che si scandalizzano che Piero Angelo non faccia i numeri del Grande Fratello, o che Libero, il Giornale ed il FattoQuotidiano rubino costantemente copie a Repubblica o il Corriere, pur essendo testate molto più blasonate. Ma il pubblico ama il gossip, le donne nude ed i litigi molto più che gli inserti letterari e gli speciali sulla storia degli antichi romani.</p>


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		</item>
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		<title>I nuovi imperativi di Google sono geolocalizzazione e AdWords</title>
		<link>http://www.webcopywriter.it/seo-copywriting/i-nuovi-imperativi-di-google-sono-geolocalizzazione-e-adwords/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 07:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo Copy]]></category>

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		<description><![CDATA[Le ultime modifiche alla SERP di Google mi paiono tutte abbastanza riconducibili ad un paio di denominatori comuni: ridurre il numero di ricerche da far performare agli utenti e monetizzare di più un volume di ricerche inferiore. In altre parole, si accorcia il funnel di ricerca, mettendo l&#8217;utente nelle condizioni di fare meno clicks per [...]


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<li><a href='http://www.webcopywriter.it/ppc/google-sta-lentamente-uccidendo-i-risultati-organici/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Google sta lentamente uccidendo i risultati organici'>Google sta lentamente uccidendo i risultati organici</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p>Le ultime modifiche alla SERP di Google mi paiono tutte abbastanza riconducibili ad un paio di denominatori comuni: ridurre il numero di ricerche da far performare agli utenti e monetizzare di più un volume di ricerche inferiore. In altre parole, si accorcia il funnel di ricerca, mettendo l&#8217;utente nelle condizioni di fare meno clicks per raggiungere il proprio scopo finale grazie a risultati sempre più pertitenti, completi e ricchi; e, possibilmente, si cerca di stimolare il click sugli ads.<span id="more-982"></span></p>
<p>Dopo l&#8217;ossessione per la velocità e l&#8217;istantaneità, è la volta della <strong>geolocalizzazione</strong>. Moltissime ricerche, talvolta anche poco pertinenti, danno luogo alla ormai famosa <a title="Place Search" href="http://googleblog.blogspot.com/2010/10/place-search-faster-easier-way-to-find.html" target="_blank"><strong>Place Search</strong></a>, aumentando fino a 40 i risultati che si possono ottenere da una query. Il <em><strong>golden triangle</strong></em> sta cambiando: più geolocalizzazione nelle SERPs significa uno spostamento di clicks dall&#8217;organico classico alle attività su Places, ed indirettamente un&#8217;attribuzione di  maggior preminenza alle realtà commerciali rispetto ai siti puramente online di contenuti. Facciamo un esempio: cercando <em>lavoro Milano </em>oppure<em> offerte lavoro Milano </em>otterremo una SERP dominata dalle società di lavoro con sede a Milano, e un solo risultato prima della piega della pagina di un sito di raccolta di annunci di lavoro. Ora, io non ho in mano i database con i dati di clicks degli utenti per le miliardi di query che performano ogni giorno (come invece ha Google), ma ipotizzo che la maggior parte degli utenti che performano quella ricerca intendano trovare siti che propongono offerte di lavoro e non già società di lavoro locali. Altrimenti avrebbero fatto altre ricerche più pertinenti.</p>
<div id="attachment_984" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-full wp-image-984" title="Offerte Lavoro Milano su Google" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/02/serp11-e1297110308497.png" alt="Offerte Lavoro Milano su Google" width="500" height="313" />
	<p class="wp-caption-text">Offerte Lavoro Milano su Googl</p>
</div>
<p>E mentre i risultati organici classici vengono spinti sempre più in giù, gli ads hanno sempre più visibilità. I marker finiscono anche negli stessi AdWords (con relativo link alle Indicazioni stradali):</p>
<div id="attachment_987" class="wp-caption aligncenter" style="width: 504px">
	<img class="size-full wp-image-987" title="Si noti come questa SERP sia dominata da Adwords e Places" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/02/serp2.png" alt="Si noti come questa SERP sia dominata da Adwords e Places" width="504" height="296" />
	<p class="wp-caption-text">Si noti come questa SERP sia dominata da Adwords e Places</p>
</div>
<p>Ed i titoli degli AdWords, allungandosi, diventano sempre più simili ai risultati organici:</p>
<div id="attachment_988" class="wp-caption aligncenter" style="width: 498px">
	<img class="size-full wp-image-988" title="AdWords Lunghi" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/02/adwordslunghi.png" alt="AdWords Lunghi" width="498" height="412" />
	<p class="wp-caption-text">InAdWords Lunghi</p>
</div>
<p>Inutile dire che si tratta di formati che aumentano il CTR sui link sponsorizzati, sottraendo ulteriormente clicks al SEO. Aggiungo anche che, soprattutto nei confronti degli utenti meno esperti, questa modifica va a rendere meno distinguibili i risultati organici da quelli a pagamento, in questo modo opacizzando ciò che &#8220;merita&#8221; di essere primo su Google rispetto a ciò che attraverso i soldi si ottiene. Questo anche in funzione del precendete cambiamento relativo all&#8221;area colorata degli ads, denominata non più <strong><em>Link sposorizzati</em></strong> ma <strong><em>Annunci</em></strong>. Più corto, più generico e meno distinguibile. Cambiamenti che sono apparentemente superficiali, ma che però secondo me vanno a minare la proverbiale autorevolezza ed indipendenza del motore rispetto ai risultati organici ed agli inserzionisti.</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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