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	<title>Web Copywriter &#187; Social Media Marketing</title>
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	<description>«Quando facciamo dono di ciò che possediamo, ci predisponiamo a ricevere ciò di cui abbiamo bisogno». Douglas M. Lawson</description>
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		<title>Appunti sull&#8217;F8: Facebook da social network a strumento di espressione personale</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 16:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Un Mark Zuckerberg molto in forma, con una presenza scenica che ricorda addirittura Steve Jobs, ha annunciato giovedì scorso all&#8217;F8 di San Francisco che Facebook ha registrato un nuovo record: 500 Milioni di utenti si sono connessi nello stesso giorno. Devo dire che tutte le novità di quest&#8217;anno sono davvero promettenti, per non dire rivoluzionarie. [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div id="attachment_1334" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/09/facebook-timeline-1024x577.png" alt="La nuova Timeline di Facebook" title="La nuova Timeline di Facebook" width="500" class="size-large wp-image-1334" />
	<p class="wp-caption-text">La nuova Timeline di Facebook</p>
</div>
<p>Un Mark Zuckerberg molto in forma, con una presenza scenica che ricorda addirittura Steve Jobs, ha annunciato giovedì scorso all&#8217;F8 di San Francisco che Facebook ha registrato un nuovo record: 500 Milioni di utenti si sono connessi nello stesso giorno.</p>
<p>Devo dire che tutte le novità di quest&#8217;anno sono davvero promettenti, per non dire rivoluzionarie. Facebook evolve il suo prodotto non solo aggiungiendo funzionalità e servizi esterni, ma anche cambiando la propria natura. Rispetto a Google+, che ha accesso a molte informazioni personali &#8211; posta e contatti di Gmail, ricerche su Google &#8211; Facebook innova il core del social network.</p>
<p>Zuckerberg racconta come la prima versione di Facebook fosse molto basic: non c&#8217;erano foto (a parte quella del profilo), non c&#8217;erano apps, non c&#8217;erano eventi e non c&#8217;era nemmeno la bacheca. Tuttavia gli utenti l&#8217;adoravano, perchè era il primo luogo sul web dove gli utenti potevano essere ciò che erano veramente.<span id="more-1333"></span></p>
<p>Poi Facebook ha aggiunto tantissime funzioni ed applicazioni, concentrando quasi tutta la user experience sulle azioni e le conversazioni recenti. Le conversazioni ed i contenuti di valore risultavano pertanto affogati in migliaia di post più o meno triviali. L&#8217;abbondanza della superficialità inondava la scarsità dei contenuti di valore, dei momenti da ricordare, che spesso rappresentano l&#8217;essenza della vita umana. La transitorietà degli innumerevoli status updates rendeva inutilizzabile Facebook per raccontare la storia delle persone. Se Facebook era perfetto per raccontare il party del weekend precedente, era al contrario pessimo per incarnare la rappresentazione della propria storia personale. Facebook rendeva il qui ed ora degno di nota, e le informazioni rilevanti finivano nel dimenticatoio frustrante delle bacheche.</p>
<p>Ma ora Facebook ha ripensato completamente la user experience, riplasmandola da zero. Creando <strong>Timeline</strong>.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/hzPEPfJHfKU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Timeline vuole essere lo strumento migliore del web per raccontare la storia della propria vita. Il profilo diventa molto più visual, molto più accattivante e molto più aperto alla creatività dei suoi utenti. Le informazioni recenti sono blended con le foto, le apps, il wall e le informazioni del profilo.</p>
<p>Mark parla di un nuovo modo di esprimere se stessi attraverso Timeline. Una singola pagina, dove gli utenti possono fotografare tutta la loro vita.</p>
<p>In ordine cronologico inverso, infatti, vengono presentate le informazioni che riguardano l&#8217;utente, da quelle più recenti, a quelle dei mesi appena trascorsi, a quelle degli anni precedenti. Fino alla data di nascita.</p>
<p>Tra i vari eventi della vita, divisi in ordine cronologico, è possibile navigare con estrema facilità e fliudità. E&#8217; possibile anche filtrare i contenuti della timeline per tipolgia di contenuti (ad esempio per foto, per apps, per luoghi in cui si è stato &#8211; su una mappa).</p>
<p>Ed anche le apps diventano nuovi modi per esprimersi, le attività vengono automaticamente raccolte in &#8220;reports&#8221;, in modo che possano essere anche loro modi di esprimere se stessi e raccontare la propria vita.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/q3b94kFBah8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Non solo: un&#8217;altra importante novità è il cambia del significato dello sharing su Facebook, grazie ad un nuovo Open Graph. Al like si aggiungono il Read, Watch, Eat ed altri (in futuro anche il Buy?), per far interagire al meglio gli utenti con le attività che fanno e favorire ulteriormente la condivisione.</p>
<p>I Newsfeed vengono invecere relegati sulla destra, in modo da abbattere il rumore di fondo.</p>
<p>Anche le apps diventano social con il nuovo Open Graphs: non solo apps per comunicare o giocare, ma anche per fruire i media (libri, news, mudica, TV, film) e gestire la propria lifestyle (cibo &#8211; Foodspotting -, abbigliamento, sport &#8211; ad esempio Nike+).</p>
<p>Questa nuova tipologia di apps avrà le seguenti caratteristiche:</p>
<ul>
<li>Frictionless experiences (social games)</li>
<li>Realtime serendipity (ad esempio una canzone ascoltata da un amico tramite Spotify, o un film) che può favorire la viralità</li>
<li>Finding patterns nelle attività degli amici (ad esempio Facebook evidenzierà che 30 amici hanno letto una stessa notizia)</li>
</ul>
<p>Facebook diventerà uno strumento di espressione personale, più che un social network in sè. Le visione di Zuckerbrg condividere informazioni diventerà naturale e contestuale alle azioni delle vita di quotidiana e tale condivisione contribuirà alla descrizione puntuale della rete di relazioni tra utenti e tra utenti e cose.</p>


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		<title>Guadagnati il blogger, non comprarlo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 21:10:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Più o meno tutto è in vendita in questo mondo. Beni mobili e immobili, persone, idee e prestazioni di ogni tipo. Anche i blogger sono in vendita. Ognuno ha il suo prezzo. A volte basta un regalo spedito a casa, magari con una bella lettera di accompagnamento. A volte si invitano blogger di vari settori [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div id="attachment_1330" class="wp-caption aligncenter" style="width: 425px">
	<img class="size-full wp-image-1330" title="Blog post for money" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/09/blogmoney.jpg" alt="Blog post for money" width="425" height="327" />
	<p class="wp-caption-text">Blog post for money</p>
</div>
<p>Più o meno tutto è in vendita in questo mondo. Beni mobili e immobili, persone, idee e prestazioni di ogni tipo.</p>
<p>Anche i blogger sono in vendita. Ognuno ha il suo prezzo.</p>
<p>A volte basta un regalo spedito a casa, magari con una bella lettera di accompagnamento. A volte si invitano blogger di vari settori a party o feste. Rigorosamente per blogger (in questo modo il buzz è maggiore, poichè il contesto lo favorisce). Altre volte è preferibile la vecchia pecunia, che tanto vecchia poi non è.<span id="more-1329"></span></p>
<p>Ma quello che non si può comprare davvero sono le relazioni ed il valore reale del prodotto. Che sono i due elementi che determinano i fatturati delle aziende.</p>
<p>Acquistare la &#8211; generalmente breve &#8211; attenzione di un blogger (che   dura spesso la spazio di un post) non significa creare brand value. Il   blogger è al contrario molto utile per amplificare il brand value che   avete costruito con i vostri clienti, passo dopo passo. Il blogger può   servire a coinvolgere un potenziale influencer nella comunicazione del   vostro messaggio, ma non a costruirlo.</p>
<p>Ryanair, Apple, Google, Zappos, Yoox, Groupon (così come una pletora di piccole e medie imprese innovative) guadagnano ogni giorno l&#8217;attenzione di tantissimi blogger, che sono ben contenti di dedicargli quei post che le aziende loro concorrenti pagano o si fanno pagare dalle agenzie di online PR.</p>
<p>Aziende, non comprate post e non regalate prodotti. I link dei pey per post sono evidentissimi a Google, e le marchette guardacaso spesso non ricevono nemmeno un commento o un like su Facebook, nemmeno dai lettori fedeli.</p>
<p>Il posizionamento su Google, una buona community sui social e l&#8217;attenzione genuina del blogger si guadagnano sul campo lavorando su prodotto, servizio e capacità di connessione con i propri clienti.</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Chiara Ferragni e Yamamay: i testimonial hanno senso sui social media?</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 06:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[[UPDATE] Alcuni mi hanno fanno notare che il titolo originario (&#8220;Io odio Chiara Ferragni&#8221;) era un po&#8217; troppo forte e che in qualche modo non mi rappresentava, poichè poteva apparire un attacco personale. Cosa che ovviamente non era (anzi, seguo appassionatamente il fenomeno della Ferragni). Si trattava di un titolo provocatorio, ovviamente, che voleva sottolineare, [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p>[UPDATE] Alcuni mi hanno fanno notare che il titolo originario (&#8220;Io odio Chiara Ferragni&#8221;) era un po&#8217; troppo forte e che in qualche modo non mi rappresentava, poichè poteva apparire un attacco personale. Cosa che ovviamente non era (anzi, seguo appassionatamente il fenomeno della Ferragni). Si trattava di un titolo provocatorio, ovviamente, che voleva sottolineare, casomai ce ne fosse stato bisogno, un fenomeno che non avevo mai visto prima: un testimonial famoso e di tendenza che viene rigettato senza il minimo pudore dai fan. Ed i clienti, che si sentono in qualche modo offesi da <em>loro</em> brand, attaccano apertamente il brand che l&#8217;ha scelto. L&#8217;ho cambiato, e l&#8217;ho reso più consono allo stile pseudo-analitico del mio blog. [/UPDATE]</p>
<p><strong>Ovvero di come i clienti amano i Brand per i loro prodotti, per il coinvolgimento emotivo che le aziende riescono a creare. E per come i testimonial (dei vecchi e dei nuovi media) abbiano maledettamente stufato!</strong></p>
<p>Chiunque ormai sa chi sia <strong>Chiara Ferragni</strong>, la super fashion blogger fighetta milanese dell&#8217;insalata bionda. Carina e fotogenica, è invitatissima alle sfilate di mezza Europa ed ha una lista lunga così di collaborazioni/marchette/sponsorship di vario genere. Dicono che abbia più potere delle giornaliste di moda, molto più vecchie di lei e molto meno fotogeniche di lei, e che le case di moda facciano a gara a riempirle l&#8217;armadio per ingraziarsela. Un po&#8217; per invidia (del successo e della bellezza), un po&#8217; il suo atteggiamento ieratico, la modella/blogger/giornalista/studentessa accumula anche un discreto numero di antipatie.<span id="more-1294"></span></p>
<p>Ne sa qualcosa Yamamay, che l&#8217;ha scelta per la campagna pubblicitaria. E Facebook, come al solito, ha tirato fuori il meglio ed il peggio di sè.</p>
<p>Un profluvio di <a title="Blog Yamamay" href="http://yamamay-blog.com/2011/07/25/chiara-ferragni-al-lago-con-yamamay/" target="_blank"><strong>critiche</strong></a>, annunci di fine del rapporto tra azienda e cliente (&#8220;mi avete perso come cliente!&#8221;) e sberleffi di ogni sorta.</p>
<div id="attachment_1301" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-large wp-image-1301" title="yamamay7" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/08/yamamay7-1024x260.png" alt="yamamay4" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">La Ferragni è una fashion icon?!?</p>
</div>
<div id="attachment_1302" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-full wp-image-1302" title="yamamay8" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/08/yamamay8.png" alt="yamamay4" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">Mai più da Yamamay!</p>
</div>
<div id="attachment_1303" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-full wp-image-1303" title="yamamay9" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/08/yamamay9.png" alt="yamamay4" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">Meraviglioso: questo ne sa più di Yamamay stessa!</p>
</div>
<div id="attachment_1304" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-large wp-image-1304" title="yamamay10" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/08/yamamay10-1024x168.png" alt="yamamay4" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">Cordiali saluti</p>
</div>
<div id="attachment_1305" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-large wp-image-1305" title="yamamay11" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/08/yamamay11-1024x357.png" alt="yamamay4" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">Se Yamamay sceglie una incompetente come testimonial allora significa che..</p>
</div>
<div id="attachment_1295" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-full wp-image-1295" title="yamamay1" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/08/yamamay1.png" alt="yamamay1" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">Yamamay, cancelli pure i post su FB?!?</p>
</div>
<div id="attachment_1296" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-full wp-image-1296" title="yamamay2" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/08/yamamay2.png" alt="yamamay2" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">Meglio una modella che Chiara Ferragni?</p>
</div>
<div id="attachment_1297" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-full wp-image-1297" title="yamamay3" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/08/yamamay3.png" alt="yamamay3" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">Ferragni prezzolata!</p>
</div>
<div id="attachment_1298" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-full wp-image-1298" title="yamamay4" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/08/yamamay4.png" alt="yamamay4" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">L&#39;educazione prima di tutto</p>
</div>
<div id="attachment_1299" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-full wp-image-1299" title="yamamay5" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/08/yamamay5.png" alt="yamamay4" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">Ma Chiara Ferragni cosa fa? Bella domanda</p>
</div>
<div id="attachment_1300" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px">
	<img class="size-full wp-image-1300" title="yamamay6" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/08/yamamay6.png" alt="yamamay4" width="500" />
	<p class="wp-caption-text">Io voglio vedere i prodotti, non Chiara Ferragni</p>
</div>
<p>Circondato dalle astiose fan su Facebook (saranno davvero ancora fan?), subissato da post al vetriolo e impossibilitato a smentire una scelta aziendale, il social media manager di Yamamay si appella alla buona educazione. E che diamine, dite quello che volete, ma non offendete la Chiaretta!</p>
<p>E poi, colpito da ogni dove nel proprio orgoglio, la redazione di Yamamay raggiunge il parossismo dell&#8217;autodifesa in un commento sul proprio blog:</p>
<blockquote><p>Ciao Claudio, grazie mille per aver letto un commento con sostanza ed  intelligenza. La cosa che mi stupisce di più è che si ha sempre la  volotà di voler guardare paesi che sono “più in là” come gli USA, il  Giappone, l’UK per importare i fenomeni sociologici che li  caratterizzano..ma arrivati in Italia hanno sempre uno strano effetto  sulle persone. Io non entro nel merito dei gusti personali su scelte  aziendali ma ritengo che leggere certi commenti offensivi e poco  costruttivi sia avvilente.</p></blockquote>
<p>Ma come, dopo tutto lo sforzo che facciamo per portare in Italia i social media dagli USA e UK, voi ci trattate così! Ma insomma, per fare i tipi avanti abbiamo preso come testimonial la fashion blogger più quotata del web al posto della solita modella sfattona e non vi va bene nemmeno quella?</p>
<p>Forse Yamamay dovrebbe fare molto più leva sui propri clienti, per creare valore. Per quanto abbia successo, una fashion blogger narcisista e snob non serve a molto se l&#8217;obiettivo è creare engagement. Che so, magari un contest per stilisti emergenti potrebbe funzionare di più. Oppure creare una linea di intimo disegnata dai clienti. Le persone potrebbero identificarsi meglio. Potrebbero ammirare il brand, che ha dato una chance a loro o a qualcuno come loro. Potrebbero decidere che sì, quel brand li rispetta e non si limita a propinare l&#8217;icona del momento come testimonial.</p>


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		<title>Quando il follow through conta più del click through</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 21:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di The Thank You Economy (Gary Vaynerchuk) Durante le mie ferie in Turchia della scorsa settimana (a proposito, meravigliosa la Turchia), ho avuto il tempo di leggere The Thank You Economy di Gary Vaynerchuk. Devo dire che il libro &#8211; esattamente come la Turchia! &#8211; mi ha piacevolmente sorpreso. Mi aspettavo i soliti banali [...]


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<p><strong>Recensione di The Thank You Economy (Gary Vaynerchuk)</strong></p>
<p>Durante le mie ferie in Turchia della scorsa settimana (a proposito, meravigliosa la Turchia), ho avuto il tempo di leggere The Thank You Economy di Gary Vaynerchuk. Devo dire che il libro &#8211; esattamente come la Turchia! &#8211; mi ha piacevolmente sorpreso. Mi aspettavo i soliti banali refrain e le dozzinali raccolte di case history per raccontare di socialmedia&amp;co.<span id="more-1284"></span></p>
<p>Ma anche se non si può certo definire un trattato di economia sull&#8217;impatto che il digitale sta avendo nei modelli di business, il libro è fortemente efficace nel presentare i social media dal punto di vista di un imprenditore che ci ha creduto fin dalla prima ora. In particolar modo mi piace l&#8217;idea che Gary ha del marketing, cos&#8217;ì com&#8217;è stato totalmente sbatacchiato dall&#8217;avvento delle reti sociali sul web: il marketing, perchè abbia un impatto reale, deve ispirare un&#8217;interazione caricata di valori emozionali. La comunicazione verso i clienti non può non essere totalmente onesta e trasparente.</p>
<p>Le persone amano comunicare. Soprattutto in contesti informali. Ed i social media hanno permesso loro di parlare alle aziende nello stesso modo in cui parlano con famigliari e amici.</p>
<p>Gary ci tiene anche a sottolineare che i social media non sono tante le piattaforme nelle quali avvengo le interazioni, ma tutti quei contesti dove più individui di connettono per scambiarsi informazioni. Social media significa quindi un ritorno al passato, dopo l&#8217;indigestione dei mass media. E questo comporta anche un ritorno a fare business come si faceva una volta: veramente one-to-one, ovvero investendo nella relazione. I mercati diventano così piccoli paesi, dove il valore delle relazioni e della fiducia è tutto.</p>
<p>Gary è anche spassoso nel raccontare il suo punto di vista e nello sbertucciare il modello economico di massa:</p>
<blockquote><p>And if you wanted to speak to a company about their product or service, you could press 1 to spell your name, press 2 to place an order, press 3 for more options, or press star key to return to the main menu</p></blockquote>
<p>Un altro punto cruciale della sua visione sono i dipendenti. La maggior parte dei managers, infatti, sono ossessionati dai competitor. La parte rimanente è ossessionata dai clienti. E nessuno è ossessionato dai propri dipendenti. Che sono (e lo saranno sempre più) la spina dorsale del proprio business, che costituiscono quella cultura aziendale che vale molto più che campagne di comunicazione e marketing. Solo dando la possibilità al proprio personale di realizzarsi, di sperimentare e di sbagliare, i clienti saranno felici di essere serviti da dipendenti di un&#8217;azienda felice.</p>
<p>Ma quello che mi ha entusiasmato del libro è la ferea convinzione che con questo shifting culturale dato dai social media, le aziende piccole possono sfidare quelle più grandi e lente, grazie alla loro generale maggiore propensione alla cura dei clienti. L&#8217;imponenza del budget pubblicitario non sarà più determinante nel successo aziendale. Quello che conta, è l&#8217;autenticità con la quale si approcciano i clienti, la capacità di coinvolgere emozionalmente prospect e clienti fidelizzati. Le grandi aziende perderanno il controllo dei loro messaggi, che hanno definito a tavolino. Non riusciranno più a ripetere all&#8217;infinito i loro refrain. E le aziende, più reattive e solite all&#8217;impprovvisazione, avranno maggiori possibilità.</p>
<blockquote><p>Succeeding in the Thank You Economy is not about simply being nice and selling in an offensive way. Anyone can do that. It&#8217;s about taking every opportunity to show that you care about your customers and how they experience your brand in a way that is memorably and uniquely you.</p></blockquote>
<p>Thank you Gary</p>


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		<title>Google+ project ucciderà Facebook?</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 21:24:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un paio di giorni la industry web non fa altro che parlare del Google+ Project, ovvero la tanto attesa &#8220;scesa in campo&#8221; di Google nella vera arena competitiva del settore: i social media. Google ha fretta. Tanta fretta. Sa che le revenue di Facebook stanno crescendo molto in fretta, e che il social network [...]


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<p><iframe width="500" height="339" src="http://www.youtube.com/embed/xwnJ5Bl4kLI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Da un paio di giorni la industry web non fa altro che parlare del <a title="Introducing the Google+ project: Real-life sharing, rethought for the web " href="http://googleblog.blogspot.com/2011/06/introducing-google-project-real-life.html" target="_blank"><strong>Google+ Project</strong></a>, ovvero la tanto attesa &#8220;scesa in campo&#8221; di Google nella vera arena competitiva del settore: i social media.<span id="more-1279"></span></p>
<p>Google ha fretta. Tanta fretta. Sa che le revenue di Facebook stanno crescendo molto in fretta, e che il social network di Mark Zuckerberg nel 2010 è già diventato il primo player mondiale nel display advertising, con una raccolta di <strong><a title="Display's New Kingpin: Facebook's No. 1" href="http://adage.com/article/digital/display-s-kingpin-facebook-s-1/228290/" target="_blank">2.19 miliardi di dollari</a></strong>. Sa che gli utenti passano sempre più tempo su Facebook, dove possono trovare tutti i contenuti di cui hanno bisogno: sessioni sempre più lunghe, fidelizzazione sempre più spinta, porta d&#8217;accesso a qualsiasi contenuto web. E soprattutto per la fascia più giovane della popolazione, ovvero quella che nel prossimo futuro spenderà più di ogni altra i propri redditi online.</p>
<p>Per colmare il gap ha messo in piedi un team di centinaia di ingegneri, Larry Page ha ripreso le redini della società come CEO per riportare un po&#8217; di anima tecnica ad un&#8217;azienda che si stava focalizzando troppo sulla parte commerciale e troppo poco sul prodotto, ha settato <a title="Google: Social Media Success Will Determine Employee Bonuses" href="http://mashable.com/2011/04/07/google-bonuses-social-media/" target="_blank"><strong>bonus aziendali</strong></a> per tutta la base dipendenti basati sul successo dei progetti social, ha pianificato la bellezza di 100 roll-out per modificare tutti i prodotti del gigante di Mountain View in ottica social e &#8220;people-centric&#8221;, ha comprato 3 aziende verticali sulle applicazioni social (Aardvark, Picnik, Slide). E non a caso ha chiamato il progetto Emerald Sea, dal dipindo che simboleggia un&#8217;enorme onda che si sta per abbattere: Google vede così i social media, ovvero un&#8217;enorme minaccia ed una fantastica opportunità. Uno tsnunami che può mettere in pericolo il proprio modello di business o trasformarlo e renderlo ancora più forte. Ed anche la stessa scelta di Gundotra come capo del progetto social la dice lunga: ex Lotus, ha vissuto la crisi dell&#8217;azienda sotto i colpi dell&#8217;Excel di Microsoft, per poi passare a lavorare per Bill Gates.</p>
<p>Google non vuole più organizzare il mondo delle informazioni. Vuole essere in grado di renderle personali. Il web sta sempre più appartenendo alle vite delle persone, e non più solo a quelle delle organizzazioni e delle aziende. Questo significa che la rete è e sarà sempre più appannaggio delle persone, che costantemente interagiscono attraverso di essa. La Search su risultati in qualche modo &#8220;oggettivi&#8221;, semplicemente, non ha più rilevanza. Quel che conta è manipolare le informazioni per personalizzarle e rendere accessibili le informazioni personali, proprie e degli amici. In altre parole applicare il grafo sociale alla Search, e usare la Search come strumento per accedere alle informazioni sociali.</p>
<p>Google, in altre parole, si gioca quasi tutto con questa mossa.</p>
<p>Venendo al prodotto in sè, che ho avuto modo di testare di persona, posso dire che lo <em>Stream </em>mi pare una copia spudorata del News Feed di Facebook. Innovativo mi pare invece il concetto di <em>Circles </em>(tradotto ignominiosamente come <em>Cerchie</em>): organizzare gli amici per interessi è gruppi è vincente, soprattutto perchè su Facebook, su cui generalmente tutti tendiamo ad accettare troppi amici (o preseunti tali), tale funzione è presente ma poco utilizzata, poco pubblicizzata e difficile da usare. Google, invece, utilizzando le informazioni che già ha, (principalmente da Gmail) non solo sa già a priori la tipologia di rapporto tra utenti in funzione della frequenza con la quale questi si scambiano email, ma può arrivare a ipotizzare anche l&#8217;interesse comune che li unisce, ovvero la Cerchia stessa. I conoscenti non sapranno più nulla degli affari personali, così come i colleghi di lavoro potranno leggere solo post per loro rilevanti. Nell&#8217;ottica Google questa modalità renderà più sicuri gli utenti che hanno intenzione di condividere informazioni con le persone giuste. Google potrebbe utilizzare tutta l&#8217;enorme mole di informazioni che salva per ognuno di noi per offrirci un&#8217;esperienza sociale ed una rappresentazione digitale della nostra vita quotidiana molto accurata. Google fornirà tutte le tipologie di informazioni, gli strumenti per cercale, condividerle, salvarle, interpretarle, dotarle di significato e comunicarle.</p>
<p>Google, in altre parole, non attacca frontalmente Facebook ma cerca di sfruttare il suo punto debole: il fatto che è un social network generalista, dozzinale e ipereterogeneo. Risolve indirettamente l&#8217;annoso problema di Facebook, quello della privacy. Tuttavia, nonostante le critiche, il social network di Zuckerberg continua a crescere. Probabilmente per inerzia, o forse perchè il problema della privacy non poi così tanto un problema, soprattutto per gli utenti più giovani.</p>
<p>Google+ project ucciderà Facebook? Io non credo, almeno nel breve periodo. Perchè Facebook, al contrario di quello che è ora Google+ project non è una pura rappresentazione digitale di una vita reale, ma una piattaforma che ha il grande potenziaole di facilitare la costruzione di nuovi rapporti, digitali e reali. Google vuole raccogliere tutte le &#8220;tracce digitali&#8221; che lasciano gli utenti che utilizzano i suoi servizi per alimentare un nuovo modo di concepire la condivisione sociale. Ma questo sistema in che modo favorisce la crescita del proprio network sociale? Facebook è vincente non solo perchè consente di comunicare con i propri amici, ma perchè mi consente di vivere incontri serendipici, casuali e/o basati su interessi che allargano la mia rete sociale e di conseguenza, la mia esperienza digitale e di vita.</p>


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		<title>Le 5 tipologie utente di Facebook</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 21:48:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Facebook è più divertente dei programmi di Maria de Filippi, più gossipparo di Chi e più voyeristico di qualsiasi film di Alvaro Vitali. Sia che lo si usi per broccolare, per esprimere il proprio stato d&#8217;animo o per condividere il proprio pensiero, è straordinaro constatare come il 90% dei 30 miliardi di post che ogni [...]


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<p>Facebook è più divertente dei programmi di Maria de Filippi, più gossipparo di Chi e più voyeristico di qualsiasi film di Alvaro Vitali. Sia che lo si usi per broccolare, per esprimere il proprio stato d&#8217;animo o per condividere il proprio pensiero, è straordinaro constatare come il <strong>90% dei 30 miliardi di post</strong> che ogni mese inondano la piattaforma rientrino in sole <strong>5 categorie</strong>. Sì, solo cinque. Che identificano 5 tipologie di utente Facebook. Eccole:<span id="more-1243"></span></p>
<h2>L&#8217;ottimista sognatore</h2>
<p><img src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/23135_579246170_364_q.jpg" alt="Francesco Astolfi" align="left" /><strong><span style="font-family: tahoma; color: #3b5998;">Francesco Astolfi</span></strong></p>
<p><span style="font-family: tahoma;">Canta come se nessuno stesse ascoltando, ama come se nessuno ti avesse mai ferito, balla come se nessuno ti stesse guardando e vivi che se fosse il paradiso in terra.</span></p>
<p>L&#8217;utente ottimista sognatore vede il mondo come un regalo. Frequentemente posta foto di fiori e cita estratti di canzoni. Si considera un&#8217;artista, e repura artistici i suoi post un po&#8217; patetici.</p>
<h2>Il depresso cronico</h2>
<p><img src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/23135_579246170_364_q.jpg" alt="Francesco Astolfi" align="left" /><strong><span style="font-family: tahoma; color: #3b5998;">Francesco Astolfi</span></strong></p>
<p><span style="font-family: tahoma;">Dopo tutti questi anni pensavo di conoscerti. Non ho mai creduto alle tue bugie, ai tuoi inganni, alla tua arroganza. Dopo tutti questi anni ho deciso di fare un passo avanti. E di concentrarmi su me stesso.</span></p>
<p>Date una lamentta al depresso cronico e si taglierà le vene su Facebook. Il social network è per lui uno sfogo alle proprie frustrazioni cosmiche ed i suoi post anelano all&#8217;attenzione premurosa e comprensiva dei propri amici. Evita sempre di fare nomi di persone, copre di un velo di mistero ogni post e prende un po&#8217; troppo sul serio le proprie relazioni sentimentali.</p>
<h2>L&#8217;intelligente che sa di esserlo</h2>
<p><img src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/23135_579246170_364_q.jpg" alt="Francesco Astolfi" align="left" /><strong><span style="font-family: tahoma; color: #3b5998;">Francesco Astolfi</span></strong></p>
<p><span style="font-family: tahoma;">Cara equazione, per favore smetti di essere così dannatamente difficile cosicchè io possa andare a letto tranquillo e beato. Grazie. Con affetto. Francesco</span></p>
<p>Questo tipo di utente non ha veri amici a cui scrivere lettere di questo tipo, esce poco di casa, e segretamente spera che questi post dal tono umoristico e dal contenuto intelligente ed ambiguo possano raccogliere l&#8217;attenzione di qualche utente casuale su Facebook.</p>
<h2>Il promoter di se stesso</h2>
<p><img src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/23135_579246170_364_q.jpg" alt="Francesco Astolfi" align="left" /><strong><span style="font-family: tahoma; color: #3b5998;">Francesco Astolfi</span></strong></p>
<p><span style="font-family: tahoma;">Ciao a tutti! Ricordate che questo sabato sera non potete mancare al mega party dell&#8217;anno alla Capannina. E non dimenticate di prenotare il vostro tavolo e di diventare nostri fan su Facebook!</span></p>
<p>Ti ha aggiunto senza conoscerti. Si sente un PR figo, di quelli con la camicia bianca sbottonata ed il bicchiere sempre in mano. Vuole venderti qualcosa, di cui non hai bisogno. Tuttavia continua ad invitarti a tutte le feste e gli eventi che organizza. A cui puntalmente non ti presenti.</p>
<h2>Sesso Sesso Sesso</h2>
<p><img src="http://external.ak.fbcdn.net/safe_image.php?d=55d0a32aa5aa9b75367e9bc308067e5b&amp;url=http%3A%2F%2Fimg62.imageshack.us%2Fimg62%2F1843%2F21775521059688896949315.jpg" alt="Francesco Astolfi" width="70" align="left" /><strong><span style="font-family: tahoma; color: #3b5998;">Ragazze, ma siete convinte di avercela d&#8217;oro??!?</span></strong></p>
<p><span style="background-color: #eceff5; font-family: tahoma; color: #333; font-size: 11px;">A <a style="color: #3b5998;" href="#">21.324 persone</a> piace questo elemento</p>
<p></span></p>
<p><span style="background-color: #eceff5; font-family: tahoma; color: #333333; font-size: 11px; height: 30px;"><img src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/23135_579246170_364_q.jpg" alt="Francesco Astolfi" width="30" /><span style="color: #3b5998;">Francesco Astolfi</span> Una miniera d&#8217;ro!</span></p>
<p>Parlare di sesso su Facebook è cosa buona e giusta. Naturale come bere un bicchiere d&#8217;acqua. Istintivo, direi, per l&#8217;alto tasso erotico che hanno i luoghi dove si cazzeggia a tutto spiano.</p>
<p>PS: Ragazzi, state tranquilli. C&#8217;è anche dell&#8217;altro su Facebook. Quel 10% rimanente che sono i post veramente interessanti.</p>


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		<title>Facebook è il nuovo AOL: la storia si ripete</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 20:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[A partire dal 1992 America On Line (AOL) spese 300 milioni di dollari per inviare floppy disk e successivamente CD alle famiglie americane, per stimolare la registrazione al proprio servizio di connessione internet via dial up. Ad un certo punto di quel periodo, più del 50% di tutti i CD distribuiti nel mondo appartenevano alla [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p>A partire dal 1992 America On Line (AOL) spese 300 milioni di dollari per inviare floppy disk e successivamente CD alle famiglie americane, per stimolare la registrazione al proprio servizio di connessione internet via dial up.<br />
Ad un certo punto di quel periodo, più del 50% di tutti i CD distribuiti nel mondo appartenevano alla campagna di AOL, e l&#8217;azienda spese il 10% del lifetime customer value per l&#8217;acquisizione dei propri clienti (35 dollari su una media di 350 dollari).<span id="more-1222"></span></p>
<div id="attachment_1223" class="wp-caption aligncenter" style="width: 240px">
	<img class="size-full wp-image-1223" title="Confonderemo la vita reale con quella su Facebook?" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/04/2011-02-09.gif" alt="Confonderemo la vita reale con quella su Facebook?" width="240" height="320" />
	<p class="wp-caption-text">Confonderemo la vita reale con quella su Facebook?</p>
</div>
<p>Perchè? AOL non era un vero Internet Service Provider. Al contrario, aveva costruito un&#8217;esperienza online privata e parallela senza precedenti, nella quale era possibile trovare soddisfazione a qualsiasi desiderio o bisogno. Tutto sotto la protezione del marchio AOL. Gli utenti non avevano bisogno del web, poichè bastava AOL: news, previsioni meteo, email, sport, chat, cartoline virtuali, shopping, Borsa. Tutto era a portata di mouse grazie ai servizi di AOL.</p>
<p>Non c&#8217;era più motivo di avventurarsi per il web: AOL aveva costruito un mondo parallelo per i propri membri totalmente autosufficiente.</p>
<p>Ovviamente questo modello del mondo parallelo produceva un business fiorente ed un alto tasso di soddisfazione dei propri utenti:</p>
<ul>
<li>Nel 2002 AOL ha 25 milioni di iscritti</li>
<li>Nel 2002 la capitalizzazione di AOL è di 150 miliardi di dollari (che gli permette di acquisire Time-Warner)</li>
</ul>
<h2>La storia si ripete: Facebook è il nuovo AOL</h2>
<p><a title="Facebook, l'hub di internet" href="http://www.webcopywriter.it/social-media-marketing/facebook-sta-diventando-lhub-di-internet/" target="_blank"><strong>Facebook vuole diventare l&#8217;hub di internet</strong></a>, e sta combattendo la guerra per l&#8217;attenzione degli utenti su 3 fronti:</p>
<ol>
<li>Facebook.com</li>
<li>Il web parallelo (come il mondo parallelo creato da AOL)</li>
<li>Open Graph ed il Data Mining</li>
</ol>
<p>Facebook.com:</p>
<ul>
<li>Sito web più trafficato nella storia del mercato USA per numero di utenti</li>
<li>L&#8217;audience di Facebook è più grande di quella di Google</li>
<li>L&#8217;utente medio spende più di 15 ore al mese su Facebook</li>
<li>Facebook è diventato il più grande venditore di display advertising al mondo con i suoi 770 miliardi di pageviews al mese</li>
</ul>
<p>Il mondo parallelo di Facebook</p>
<p>Esattamente come AOL, anche Facebook sta perseguendo la strategia del mondo parallelo: su Facebook trovi tutti quello che desideri. Online ci sono molti servizi similari a quelli proposti da Facebook, e alcune di essi sono decisamente migliori se presi stand-alone. Ma il fatto che siano integrati sulla piattaforma del social network più grande del mondo li pone in un&#8217;ottica totalmente diversa. Ecco i principali:</p>
<ul>
<li>Facebook Places (Foursquare)</li>
<li>Facebook Deals (Groupon)</li>
<li>Facebook Events (Evite)</li>
<li>Facebook Causes (vari servizi)</li>
<li>Facebook Credits (PayPal)</li>
<li>Facebook Messages (email)</li>
<li>Facebook Phone (iPhone)</li>
</ul>
<p>Open Graph e Data Mining</p>
<p>Il genio di Facebook non sta in facebook.com o nell&#8217;approccio del mondo parallelo. Sta nell&#8217;Open Graph. Tutti quei bottoni di Mi Piace sparsi per la Rete veicolano al social network du Zuckerberg una mole d&#8217;informazioni su gusti e preferenze senza precedenti.</p>
<p>Perchè Facebook è interessato a sapere per quale squadra di calcio tifo? Qual è il mio ultimo viaggio effettuato? O perchè vuole sapere quale stupida trasmissione televisiva ho visto? Queste informazioni apparentemente triviali, invece, sono miniere d&#8217;oro. Prova a dare un&#8217;occhiata a <a title="Like Button" href="http://likebutton.com/" target="_blank"><strong>LikeButton</strong></a>, per averne un assaggio.</p>
<p>Una mole impressionante di dati che serve per venderti meglio pubblicità, e, di conseguenza, prodotti. Ora Facebook sta testando la <a title="Facebook Tests Real-Time Ad Targeting" href="http://www.allfacebook.com/facebook-tests-real-time-ad-targeting-2011-03" target="_blank"><strong>pubblicità in real-time</strong></a>, basata sugli status updates degli utenti. In pratica, se la tua situazione sentimentale passa da fidanzato a single ti potrebbe venir proposta immediatamente una scatola di cioccolatini o una birra per dimenticare.</p>
<p>Molti si lamentano di Google e delle informazioni che registra sulle ricerche performate sul motore. Ma Google è nulla in confronto a Facebook per quanto riguarda la raccolta di dati. Ed i dati significa potere, poichè i dati forniscono quella rilevanza che tutti vagheggiano per comunicare con gli utenti in modo efficace.</p>
<p>Immagina di andare nel box di ricerca di Google e nel momento in cui clicchi su Cerca compare un pop-up che ti dice: &#8220;Per cercare, inserire prima nome, cognome, scuola frequentata, stato sociale, film preferiti, data di nascita, elenco di amici e parenti, e aggiungi qualche foto di te quando eri ubriaco o stavi facendo qualcosa di stupido&#8221;.</p>
<p>Questo è ciò che più o meno chiede Facebook. Con la differenza che siamo noi a dargli tutte queste informazioni, senza che ce le chieda.</p>
<p>Nessuna azienda digitale si era mai infiltrata nelle nostre vite in maniera così pervasiva come Facebook. E non so nemmeno se per questo vada lodata o condannata. Così come è accaduto per AOL, ci annoieremo di questo mondo parallelo?</p>
<p>Liberamente tratto da <a href="http://www.convinceandconvert.com/facebook/history-repeats-facebook-is-the-new-aol/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+ConvinceandConvert+%28Convince+and+Convert%3A+Hype-Free+Social+Media+Consulting%29" target="_blank"><em>History Repeats – Facebook is the new AOL</em></a></p>


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<li><a href='http://www.webcopywriter.it/advertising/facebook-sponsored-stories/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Facebook Sponsored Stories'>Facebook Sponsored Stories</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ossessione delle aziende per il like su Facebook</title>
		<link>http://www.webcopywriter.it/social-media-marketing/lossessione-delle-aziende-per-il-like-su-facebook/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 12:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sembra di essere diventando una zia inacidita ultimamente. Guardo campagne marketing di successo, idee virali che generano un sacco di buzz, numeri di like, share e views da capogiro. Ma non ne capisco il senso. Davvero. Nel web 2.0, nell&#8217;era dell&#8217;economia della reputazione e del marketing digitale talvolta ho come l&#8217;impressione che alle aziende [...]


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<li><a href='http://www.webcopywriter.it/social-media-marketing/facebook-le-ragioni-del-successo/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Facebook, le ragioni del successo'>Facebook, le ragioni del successo</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><iframe title="YouTube video player" width="500" height="360" src="http://www.youtube.com/embed/aWMmJca2BGM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Mi sembra di essere diventando una zia inacidita ultimamente.</p>
<p>Guardo campagne marketing di successo, idee virali che generano un sacco di buzz, numeri di like, share e views da capogiro. Ma non ne capisco il senso. Davvero.</p>
<p>Nel web 2.0, nell&#8217;era dell&#8217;economia della reputazione e del marketing digitale talvolta ho come l&#8217;impressione che alle aziende interessino solamente i puri numeri. Esattamente come solo pochi anni fa guardavano ai numeri dell&#8217;audience e dello share televisivo.<span id="more-1150"></span></p>
<p>Prendiamo ad esempio la campagna di <a title="Campagna Facebook di Terranova" href="http://www.facebook.com/terranovaworld" target="_blank"><strong>Terranova su Facebook</strong></a>. Un successo, non c&#8217;è che dire. Decine di migliaia di nuovi fan, buzz, viralità grazie alla campagna <strong><em>Più Piace e Meno Costa</em></strong>. L&#8217;idea è tanto semplice quanto efficace: ogni giorno viene messo in &#8220;vendita&#8221; un nuovo outfit. Più <em>Mi piace</em> riceve quell&#8217;outfit e meno costa. Il prezzo può arrivare a zero e le ragazzine, ovviamente, vanno in visibilio. Mettendo da parte per un attimo i problemi che si sono riscontrati dopo che l&#8217;azienda ha cambiato all&#8217;improvviso le regole del gioco (per un&#8217;analisi della crisi d&#8217;immagine dovuta alla mancanza di convinzione e coordinamento tra agenzia/azienda rimando a questo <a title="Social commerce: i problemi di oggi sulla fan page Terranova e l’intervista di ieri al marketing manager" href="http://www.socialmediamarketing.it/social-commerce-i-problemi-di-oggi-sulla-fan-page-terranova-e-lintervista-di-ieri-al-marketing-manager/" target="_blank"><strong>post</strong></a>), continua a sfuggirmi qualcosa, esattamente come mi era successo per il <a title="I video virali servono al business?" href="http://www.webcopywriter.it/video-divertenti/i-video-virali-servono-al-business/" target="_self"><strong>virale di Casa.it</strong></a>.</p>
<div id="attachment_1151" class="wp-caption aligncenter" style="width: 538px">
	<img class="size-full wp-image-1151" title="Terranova, Più Piace e Meno Costa" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/03/terranova.jpg" alt="Terranova, Più Piace e Meno Costa" width="538" height="186" />
	<p class="wp-caption-text">Terranova, Più Piace e Meno Costa</p>
</div>
<p><strong>La ricerca spaspodica al like, quale valore concreto porta all&#8217;azienda?</strong> Se leggiamo tra le righe stiamo parlando di una campagna che regala i prodotti o che li sconta in maniera molto significativa. Mi pare abbastanza ovvia che abbia avuto successo, no? [successo inteso sempre come interesse]</p>
<p>A tal proposito mi viene in mente la campagna di GAP per il lancio di Facebook Places, anche questa, ovviamente, considerata un successo: regalavano migliaia di paia di jeans, figuriamoci se i ragazzini non sarebbero andati a prenderseli! Tra parentesi, sarei andato pure io.</p>
<p>Mi domando se l&#8217;azienda ha pensato a cosa potrebbe succedere una volta che la campagna giungerà al termine. Che cosa se ne farà di quel capitale di relazioni che ha costruito regalando prodotti? Non credo possa far altro che un&#8217;altra promozione del genere.</p>
<p>Se sulla pagina Facebook di un&#8217;azienda si interagisce solo in questo modo, è solo in quel modo che si potrà continuare a dialogare.</p>
<p>Se ripensiamo alla vera natura dei social media, dov&#8217;è la costruzione delle relazioni, che richiede tempo e fatica, in queste campagne? Dove i sono i community manager che assieme ai clienti co-creano valore attorno al brand?</p>
<p>Ammesso e non concesso che sia legittimo utilizzare queste pratiche su Facebook (il social network in teoria proibisce l&#8217;estorsione dei link a fronte di un vantaggio economico), non sarebbe meglio creare prodotti, brand e relazioni che generino Like spontanei? Non sarebbe opportuno creare contenuti che siano degni di raccogliere followers realmente interessati?</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>9 modi di trasformare il tuo sito in una piattaforma sociale</title>
		<link>http://www.webcopywriter.it/social-media-marketing/9-modi-di-trasformare-il-tuo-sito-in-una-piattaforma-sociale/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 09:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Così come alle aziende è richiesto di aprirsi e di partecipare alle conversazioni, allo stesso modo i siti che le rappresentano devono integrare e dare preminenza ai social media per dimonstrare veramente di aver compiuto quella rivoluzione copernicana che è ormai necessaria. Insomma, al bando i siti statici e autoreferenziali, che spesso e volentieri hanno [...]


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</ol>]]></description>
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			</a>
		</div>
<p>Così come alle aziende è richiesto di aprirsi e di partecipare alle conversazioni, allo stesso modo i siti che le rappresentano devono integrare e dare preminenza ai social media per dimonstrare veramente di aver compiuto quella rivoluzione copernicana che è ormai necessaria. Insomma, al bando i siti statici e autoreferenziali, che spesso e volentieri hanno l&#8217;unico scopo di soddisfare l&#8217;egocentrismo di managers e responsabili marketing, e grande apertura alle discussioni, alle parole dei clienti ed a strumenti di comunicazione innovativi e sperimentali.<span id="more-1118"></span></p>
<p>Spesso le aziende sono molto restie ad integrare i social media sui siti web. Se da un lato, sono mediamente abbastanza reattive agli stimoli del mondo dei social media (portato alla ribalta anche dai mass media), dall&#8217;altro preferiscono gestire le attività sui social media come strumenti di comunicazione a sè stanti, come universi separati e non comunicanti con il sito web. In fondo, il sito web è dove gli utenti diventano leads e dove i prospect diventano clienti. Dove c&#8217;è il business, insomma.  E allora tutto diventa più complicato, poichè si teme di mettere in pericolo una fonte di reddito, di incidere negativamente sui KPI economici classici (vendite, leads o qualsiasi altro obiettivo abbia il sito).</p>
<p>E allora come operare la commistione tra business e community? Come vendere e allo stesso tempo creare valore agli utenti? Come fare per rendere il proprio sito veramente connesso alla Rete (di persone, non solo di computers)?</p>
<p>Ecco 9 idee per rendere il proprio sito web più umano, più sociale ma senza essere troppo invasivo:</p>
<p><strong>1. Aggiungi i bottoni sociali alla homepage</strong>. Qualche anno fa, la semplice idea di far uscire la propria utenza dal sito dopo aver lavorato duro per portarla dentro sembrava semplicemente una pazzia. Tuttavia, molto aziende ora vedono i benefici di lungo periodo dell&#8217;accrescere i propri followers su Twitter o su Facebook, anche a fronte del rischio nel breve periodo di portare fuori parte della propria utenza.</p>
<p>Ma ottenere un follow su Twitter o su Linkedin, piuttosto che un&#8217;iscrizione su YouTube consente di mantenere aperta la linea di comunicazione anche per molto tempo dopo che gli utenti hanno lasciato il sito web.</p>
<p>Senza contare il fatto che è possibile far aprire il social media su una nuova pagina, in modo da mantenere l&#8217;utente contemporaneamente anche sul sito web.</p>
<p><strong>2. Connetti il tuo blog con il sito web</strong>. Le linee di distinzione tra sito web e blog non sono mai state così poco nitide. Non a caso tante piccole aziende scelgono proprio WordPress, la piattaforma più diffusa per blog, per costruire interamente i loro siti web.</p>
<p>A prescindere dal fatto che il blog risieda sullo stesso dominio del sito web o meno, puoi migliorare l&#8217;interattività del sito web e allo stesso portare più traffico sul blog richiamando gli ultimi post del blog dalla homepage. Ad esempio <a title="Technogym" href="http://www.technogym.com/it/" target="_blank"><strong>Technogym</strong></a> inserisce automaticamente l&#8217;ultimo post del proprio blog in homepage proprio sotto i prodotti.</p>
<div id="attachment_1119" class="wp-caption aligncenter" style="width: 532px">
	<img class="size-full wp-image-1119" title="Quando il blog va in homepage: Technogym" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/03/technogym.png" alt="Quando il blog va in homepage: Technogym" width="532" height="334" />
	<p class="wp-caption-text">Quando il blog va in homepage: Technogym</p>
</div>
<p><strong>3. Inserisci video nel sito web</strong>. Ci sono poche cose così engaging come un bel video inserito nel posto giusto. Utilizzare un video per spiegare come usare un prodotto, piuttosto che per illustrare la propria unique selling proposition non ha equivalenti. E se per spiegare le modalità d&#8217;uso usassi un video anzichè un testo? E quanto aumenterebbe la conversione se usassi un video testimonial piuttosto che la semplice fotografia?</p>
<div id="attachment_1120" class="wp-caption aligncenter" style="width: 530px">
	<img class="size-full wp-image-1120" title="C'è un modo migliore di un video per raccontare una storia?" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/03/atrapalo.png" alt="C'è un modo migliore di un video per raccontare una storia?" width="530" height="332" />
	<p class="wp-caption-text">C&#39;è un modo migliore di un video per raccontare una storia? Impariamo da Atrapalo</p>
</div>
<p>Tutto, ovviamente, deve essere caricato rigorosamente su YouTube.</p>
<p><strong>4. Rendi i contenuti del tuo sito condivisibili</strong>. L&#8217;ormai famoso <a title="Levi's" href="http://store.levi.com/" target="_blank"><strong>Levi&#8217;s Store</strong></a> ha fatto scuola: perchè non far esprimere i like degli utenti direttamente sui prodotti? A questo punto scatta automaticamente la classifica dei prodotti in funzione dei likes!</p>
<div id="attachment_1122" class="wp-caption aligncenter" style="width: 530px">
	<img class="size-full wp-image-1122" title="Perchè non dire agli amici di Facebook quanto sono belli quei jeans con il risvolto?" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/03/levis.png" alt="Perchè non dire agli amici di Facebook quanto sono belli quei jeans con il risvolto?" width="530" height="331" />
	<p class="wp-caption-text">Perchè non dire agli amici di Facebook quanto sono belli quei jeans con il risvolto?</p>
</div>
<p><strong>5. Aggiungi le tue presentazioni</strong><br />
Se raggiungi il tuo mercato di riferimento attraverso conferenze e convegni, puoi massimizzare il tuo lavoro pubblicando le tue presentazioni sul sito web. Con SlideShare l&#8217;operazione di caricamento del tuo power point e del relativo embed sul sito è veramente molto semplice.</p>
<p><strong>6. Fai social bookmarking</strong><br />
Aggiungi la possibilità di salvare tra i preferiti di <strong>StumbleUpon</strong>, <strong>Reddit</strong>, <strong>delicious, Diggita e Segnalo </strong>tutti i tuoi articoli e le tue newsletter archiviate. Si tratta di un&#8217;operazione semplice, anche se conviene concentrarsi su alcuni social bookmarking sites, senza riempire la pagina di decine di icone poco significative per il tuo target di audience. E&#8217; buona norma inserire anche delle raccolte di preferiti sul proprio sito: da un lato fornendo spunti e riferimenti utili agli utenti, e dall&#8217;altro stimilando la generazione di nuovi contatti e partership.</p>
<p><strong>7. Aggiungi il box Mi Piace di Facebook</strong><br />
Siamo tutti influenzate dalle altre persone, in particolare quella della nostra cerchia di conoscenze. Quando vediamo nostri amici o persone di cui abbiamo rispetto che hanno fatto &#8220;Mi piace&#8221; su determinati contenuti, brand o cause sociali, anche noi siamo più disponibili a compiere la medesima azione.</p>
<p>Aggiungere il box dei Mi Piace di Facebook sul proprio sito accelera l&#8217;allargamento della base utenti grazie alla riprova sociale. Con il box gli utenti possono immediatamente sapere quanti altri utenti sono già fan di un brand, percependo un&#8217;apertura al mondo dei social media ed alle interazioni. E, ovviamente, possono spiare quela amico o altra connessione sia già presente nella community.</p>
<p><strong>8. Alimenta il tuo sito web</strong><br />
I siti web non vengono così frequentemente aggiornati quanto dovrebbero, soprattutto ora che tutta la dinamicità viene in qualche modo relegata a blog e social media. E allora perchè non integrare il proprio sito con il Twitter feed? Perchè non inserire gli ultimi post di Facebook? Perchè non generare widget dalle altre piattaforme sociali (ad esempio Tripadvisor) per rendere più interattivo il proprio sito?</p>
<p><strong>9. Raccogli commenti/review</strong><br />
Molti webmaster e web marketing manager sono davvero entusiasti delle funzionalità del nuovo comment box di Facebook (ne ho parlato brevemente qui). Tra le altre caratteristiche, è possibile integrarlo praticamente dappertutto. Comunque, a prescindere da quale strumento decidiate di utilizzare, stimolare il commento (aperto, libero e trasparente, ovvero senza preventive moderazioni) degli utenti consente di aumentare l&#8217;engaging, la brand reputation e l&#8217;affidabilità. Pertanto raccogliete commenti, recensioni e pareri più che potete!</p>


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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 07:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Astolfi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p>Un paio di settimane fa ho parlato di come Facebook voglia diventare l&#8217;<a title="Facebook, l'hub di internet" href="http://www.webcopywriter.it/social-media-marketing/facebook-sta-diventando-lhub-di-internet/" target="_blank"><strong>hub di internet</strong></a>, la piattaforma attraverso la quale accedere alle risorse web portando con sè la propria identità digitale. Gli ultimi passi del social network più grande al mondo vanno nella medesima direzione: come ben spiegato sul <a title="Tagliablog" href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/03/facebook-vuole-mangiarsi-il-web-commenti-inclusi.html" target="_blank"><strong>Tagliablog</strong></a>, sia il nuovo comment box che l&#8217;introduzione dell&#8217;iframe tab portano a pensare che Facebook stia forzando la mano per inglobare il maggior numero possibile di contenuti.<span id="more-1095"></span></p>
<p>Il <strong>comment box</strong> è stato rivisto per introdurre il tool di moderazione degli admins, per aumentare la qualità dei commenti (vengono ordinati in funzione della rilevanza, ovvero per primi i commenti degli amici, poi quelli degli amici degli amici, poi quelli che hanno ricevuto più like e poi quelli con più repliche; infine tutti gli altri) e per aumentare la distribuzione degli stessi (gli utenti che commentano automaticamente segnalano questa attività nel proprio NewsFeed, aumentando così il reach agli amici dei commentatori). Senza dimenticare che i commenti ora vengono automaticamente sincronizzati tra piattaforma Facebook e comment box sotto il contenuto, ovvero qualsiasi replica, like o nuovo commento viene pubblicato sia sulle singole bacheche sia nel comment box a prescindere da dove abbia avuto origine quell&#8217;azione.</p>
<div id="attachment_1096" class="wp-caption aligncenter" style="width: 578px">
	<img class="size-full wp-image-1096" title="facebook comment box" src="http://www.webcopywriter.it/wp-content/uploads/2011/03/Commentpublisher.jpg" alt="facebook comment box" width="578" height="273" />
	<p class="wp-caption-text">facebook comment box</p>
</div>
<p>In questo modo Facebook promette di ampliare la l&#8217;audience dei commentatori ed indirettamente quella dei potenziali fan (non occorre registrarsi per commentare, basta essere su Facebook!), ma dall&#8217;altro chiede in cambio i contenuti, che a tutti gli effetti appartengono al social network e non vengono nemmeno indicizzati da Google. In altre parole, Facebook spinge per essere l&#8217;unico luogo dove ospitare le discussioni, promettendo maggiore visibilità grazie al preziosissimo valore delle interconnessioni, che hanno l&#8217;esplosiva caratteristica di azionare la viralità, generare la condivisione e referenziare la qualità. La posta in palio, tuttavia, è alta: i contenuti e, in qualche modo, la libertà di espressione (tutti i commenti vengono condivisi sul proprio profilo e niente più commenti anonimi!).</p>
<p>Della stessa pasta è il nuovo<strong> iframe per le tab pages</strong>: de profundis per l&#8217;amato e odiato FBML (anzi, i poveri sviluppatori sono invitati a convertire in poco tempo le loro applicazioni sviluppare in FBML al più presto), e via libera al comune HTML da includere in iframe. In pratica si liberalizza la produzione di tabpages, rendendolo un gioco da ragazzi. Gli sviluppatori potranno caricare sulle pagine Facebook praticamente qualsiasi cosa. E così altri pezzi importanti del web verranno fagocitati dalla voracità di Facebook.</p>
<p>Anche la trasformazione dei &#8220;<strong>Mi piace</strong>&#8221; in condivisione del contenuto mi pare vada nella direzione di aumentare il coinvolgimento tra utenti, contenuti e aziende, così come le nuove features delle pagine fan e i Facebook Deals. Tutto può finire nel buco nero del social network di Zuckerberg.</p>
<p>Facebook cerca quindi di guadagnarsi <strong>il ruolo ufficiale di viralizzatore dei contenuti online</strong>. A breve tutte le aziende vorranno avere la loro vetrina di prodotti ed i propri contenuti su Facebook, per sfruttare il potenziale virale di una piattaforma studiata e realizzata per quell&#8217;unico scopo. Per ottenere questo risultato Facebook dà la possibilità di creare contenuti sulle proprie pagine Fan praticamente a qualsiasi webmaster. Tanto semplice quanto efficace.</p>
<p><strong>Non sarà più necessario lasciare Facebook per navigare sul web</strong>.</p>
<p>Dentro il social network di Zuckerberg c&#8217;è tutto quello di cui si può aver bisogno: news, amici, colleghi, shopping, video, foto, recensioni e qualsiasi altra tipologia di contenuto. Le aziende stesse avranno interesse ad usare Facebook per vendere: dopo aver intrattenuto la base clienti su Facebook, aver risposto a domande e dubbi, aver fatto pubblicità e pre-sale, perchè non vendere direttamente da Facebook? Se gli utenti fanno shopping su Facebook, chiedono consigli per acquisti su Facebook ed imparano ad interagire quasi esclusivamente attraverso Facebook, che senso avrebbe portare fuori l&#8217;utente verso un ecommerce esterno? Senza dimentare che il post-vendita si può fare sempre attraverso Facebook.</p>
<p><strong>Facebook fa quindi paura.</strong></p>
<p>Paura per gli altri canali di comunicazione, che si vedono costretti a piegare la testa per non perdere l&#8217;accessibilità ad una larga parte della popolazione internet. Paura per le aziende, che devono costantemente creare contenuti interessanti ed ottimizzati per cercare di guadagnare qualche scampolo di <a title="La scarsità di attenzione" href="http://www.webcopywriter.it/marketing/le-aziende-e-la-scarsita-di-attenzione/" target="_blank"><strong>attenzione</strong></a> nella valanga di informazioni che travolgono le bacheche degli utenti. Paura per gli utenti, che si vedono inondati da informazioni a cui non sanno dare il giusto valore, che non riescono a controllare veramente.</p>
<p>Facebook è per definizione transitorio: difficile, se non impossibile, creare discussioni durature, che magari necessitano della giusta maturazione per avere il giusto compimento. I like a pagine ed oggetti sono spesso casuali e dettati, dalla &#8220;sindrome da collezionismo&#8221;, dal desiderio compulsivo di ottenere una definizione del sè ed un&#8217;approvazione sociale attraverso le cose e le persone che ci piacciono. Si ripubblicano centinaia di volte video, foto e frasi divertenti, senza sapere perchè. Si è vittime di loop virali artatamente creati da agenzie che vendono servizi di viral marketing alle aziende desiderose di sentirsi all&#8217;avanguardia.</p>
<p>E se per caso decidessi di non partecipare attivamente a Facebook? Saresti escluso dalla tua stessa vita digitale. Impossibile non rimanerne invischiati, almeno in parte.</p>
<p><strong>Facebook vuole che la nostra vita sia Facebook</strong>. Che confondiamo il web con Facebook, esattamente come una volta si diceva di Google. <strong>E dato che Facebook è diventato ormai indispensabile, ha già vinto</strong>.</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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