Londra, l’Italia e me

Una premessa iniziale al lettore: rispetto al resto degli articoli del presente blog, questo post non disserta di web marketing né ha l’ardire di essere considerato un post di viaggio su Londra. Semplicemente è il racconto di un viaggio a Londra di un italiano curioso e amante delle cose nuove. 

Ho trascorso qualche giorno a Londra questa settimana. Ogni tanto fa davvero bene staccare dal lavoro e dal mondo digitale iperconnesso e sovrabbondante di informazioni in cui siamo immersi. Il che significa per me chiudere i 300 file che ho sempre aperti nel mio cervello per vivere qualcosa di nuovo.

Ci tengo a precisare che il mio modo di viaggiare è un po’ “particolare” ed è famoso per le cose che NON sono contemplate: io e la mia fidanzata non andiamo per musei, non visitiamo quasi mai i luoghi più turistici, non visitiamo quasi mai chiese o monumenti. Il motivo è semplice: le gallerie d’arte ci annoiano da morire e la cultura per noi sono le persone, il cibo, le strade, i negozi, i mercati, il modo di vivere.

Notting Hill Gate

Ok, eccoci allora a Londra. Abbiamo trovato tempo bello. Addirittura un giorno di sole, di cui tutti i londinesi andavano incredibilmente fieri, come avessero vinto i mondiali. Quel giorno ad Hide Park c’era addirittura un ragazzo di colore a petto nudo con 8 gradi. Ed io avevo piumino e sciarpa addosso.

A Londra funziona tutto particolarmente bene. Le file, tanto per cominciare, sono rispettate da tutti in tutti i luoghi, in maniera quasi maniacale. I mezzi pubblici sono semplicemente straordinari: funzionano, sono pulitissimi, sempre puntuali, hanno tanto personale dedicato (sempre disposto ad aiutare due poveri italiani spaesati). Ed hanno una comunicazione fantastica: non solo un Tumblr che fa cultura di viaggio ma tantissimi billboards che informano come contribuire a rendere i mezzi pubblici puntuali o ricordano tutti i servizi che erogano.

Transport of London

Ci sono zone di Londra che mi sono piaciute molto di più di altre. Shoreditch, ad esempio, cuore pulsante dell’anima hipster della capitale, strapiena di locali e negozi tutti non convenzionali. La parte che però mi è piaciuta di più è stata Soho. Bohemien, creativa, poetica. Guardate questo barbiere. Un luogo incredibile, a metà tra un negozio di arredamento vintage ed uno di abbigliamento anni 70.

Soho

L’unica attività culturale che ci siamo concessi è stata quella andare alla Tate Modern. A dire il vero siamo entrati alla Tate ma siamo stati immediatamente sedotti dallo Shop, senza nemmeno entrare nel museo vero e proprio. I gadegt del museo (straordinari, bellissimi, originali), i libri sulla creatività, i quadri, i libri artistici sono stati perfetti succedanei delle opere d’arte. Non c’è che dire, gli inglesi sanno commercializzare benissimo i loro musei, creandone veri e propri brand. O meglio, lovemarks, contenitori culturali, oggetti di culto.

Un altro aspetto per me fantastico sono stati i billboard sparsi per tutta la città. Così profondamente diversi da quelli che vedo in Italia. Diretti e bold nel copy, curati nell’immagine, mai volgari o pesanti. Certamente anche a Londra sarà crollato il costo delle affissioni se i ragazzi le usano per cercare lavoro.

Employ Adam

I negozi ed i locali sono stupendamente creativi ed originali (anche divertenti nel modo in cui si promuovono).

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A Cameden Town c’è una vera e propria cabala culinaria, dove il sincretismo di colori e profumi sconvolge tutti i sensi.

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Discorso a parte meritano le stucchevoli multinazionali (come Starbucks, Caffè Nero, Pret a Manger) che curano tutto in maniera maniacale (bellissimi packaging, location perfette, arredi caldi ed avvolgenti), ma poi scadono nel prodotto e soprattutto nella qualità del personale.

Ma è dai parchi pubblici che la differenza con l’Italia si fa davvero imbarazzante. Pulitissimi, amati e rispettati da tutti, pieni di animali, di gente che fa sport e di personale che li cura.

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Dopo questa esperienza il ritorno in Italia è stato davvero drammatico. La differenza con l’Italia si è palesata fin dalla fila per il volo di rientro. Un coppia di italiani, saltando la fila, si mette davanti a noi. La mia ragazza fa notare loro che la fila comincia 20-30 persone più avanti. La coppia italiota afferma incredibilmente di essere in fila prima di noi. Facciamo notare che non può essere così e loro continuano a negare, tacciandoci di essere rompiscatole e maleducati. Da notare che tutto il diverbio è stato intrattenuto con il Lei, come se il Lei consentisse all’offendente di aggredire anche senza ragione. Della serie, in Italia curiamo sempre la forma e mai la sostanza.

Atterrati a Bologna, ancor di più ci assale il rimpianto. L’aeroporto è triste e vuoto. Per evitare il furto dell’Aerobus (6 euro a testa il tragitto dalla stazione all’aeroporto) ci rechiamo a piedi alla fermata del bus di linea, per prendere il pullman che fa lo stesso tragitto ma costa 1,20 euro. Vado nel bar di fronte alla fermata per acquistare i biglietti. Non li ha, devono arrivare più tardi. Vado più avanti al tabaccaio, il quale mi dice che sono in sciopero (?) con l’ATM e non li vende fino ad Aprile. Proseguo per il bar successivo, che mi dice di averne ancora qualcuno. Faccio per tornare alla fermata, quando mi passa il bus davanti. Attendiamo quello successivo.

Nel tragitto, guardo fuori dal finestrino. Negozi vecchi, bruttini. Strade sporche e piene di buche. Gente che urla e che si attacca al clacson. Arriviamo in stazione, e vi lascio immaginare le condizioni del regionale.

E’ vero, in Inghilterra il tempo fa schifo e non c’è il bidet. Ma l’Italia..

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