Michael Arrington: Google Search fa schifo

La qualità dei risultati di ricerca di Google fa shifo?

La qualità dei risultati di ricerca di Google fa schifo?

Un decennio fa provai Google per la prima volta. Come dissero tutti, sembrava magico – i risultati che volevo erano sempre là in cima. Per quelli che avevano usato per anni AltaVista si trattava di un’esperienza molto piacevole. Coloro che hanno vissuto la rete prima dell’avvento di Google sanno esattamente di che cosa sto parlando. Google era semplicemente perfetto, faceva molto bene il suo dovere.

Poi qualcosa è cambiato, lentamente nel corso degli anni, che ci ha riportato in quella sensazione precedente all’avvento di Google. La Google Search offre davvero una cattiva user experience in generale. Le ricerche di viaggi, ad esempio, sono una barzelletta, e start up come Gogobot sono spuntate proprio per offrire un servizio migliore. Quando cerco un buon hotel per i miei viaggi scappo subito da Google e vado su Tripadvisor e Gogobot.

La stessa cosa dicasi per le recensioni di gadget tecnologici. GDGT, Amazon e occasionalmente Consumer Report sembra che abbiano la migliore raccolta di dati, così che bypasso Google e mi dirigo direttamente su di loro.

Infatti attualmente utilizzo Google soprattutto per la navigazione, non per scoprire nuovi siti. Il che significa che se so già quale sito utilizzare per trovare le informazioni che sto cercando utilizzo Google solo per la comodità di accedere al sito senza digitare l’indirizzo. Ma per la pura scopera di nuovi siti? E’ un bordello di siti super otimizzati SEO che competono per il mio click.

C’è una qualche evidenza che Google sta fallendo nella Search? Probabilmente da qualche parte sì, ma non nel proprio mercato di riferimento. Mantengono una posizione solida, quasi monopolistica, nonstante gli enormi sforzi compiuti da Microsoft per rimanere competitivo. Ma, ancora una volta, AltaVista aveva un market share enorme prima che improvisamente spuntasse proprio Google.

Ed anche se osservo motori di ricerca innovativi come Blekko che tentano di approcciare il problema della search in maniera differente, è semplicemente troppo presto per dire se avranno la possibilità di rappresentare un’alternativa credibile a Google.

Di conseguenza qual è l’evidenza che la Search fa schifo? Beh, sai bene che è vero, esattamente come me. Ed il fatto che il potente Google non perda mai l’occasione di sottolineare la propria superiorità rispetto agli altri motori di ricerca ne è la spia. Hanno criticato duramente Microsoft per il furto di dati con molta veemenza. Più che il momento della verità sembrava che si dichiarassero in trappola.

E poi è scoppiato il nonsense di JC Penney. Per mesi l’agenzia che curava il SEO per il retailer americano ha ingannato Google per ottenere altissime posizioni per dozzine di lucrose parole chiave di prodotti ricercatissimi. Google se ne è molto tardivamente accorta ed ha comminato una penalizzazione manuale.

Deve essere stato un momento molto imbarazzante per Google, di certo non uno di quelli da ricordare. Infatti ho scritto a Matt Cutts:

@mattcutts the fact that it went on for over a year is a huge gaping competitive hole at Google.

Il quale ha risposto, in parte deridendo Bing:

@arrington the newer/most recent spate of links happened in the last 3-4 months; not over a year. JCP still ranking on [dresses] on eg Bing.

Che va bene: è sempre divertente sculacciare un po’ Bing.

La stessa Vanessa Fox, che ha un grande passato di lotta allo SPAM, ha dato la sua valutazione dicendo:

@arrington – spam fighting will always be an ongoing battle at Google. Have to balance being aggressive in algorithms w/ collateral damage.

Quando le aziende cominciano ad agitarsi convulsamente quasi sempre commettono le suenti due azioni. Primo, irridono i concorrenti. Secondo, parlano di come sia difficile risolvere quel problema e del fatto che la soluzione si troverà solo nel lungo periodo.

Altavista fece la stessa cosa negli ultimi anni 90. Subito prima che un competitor sia spuntato a risolvere in maniera definitiva i problemi di Altavista.

Si, la Search è molto difficile. Ma la Silicon Valley è sempre stata molto brava a fare cose difficili. Il vero problema èè che in questo momento c’è la percezione che Google sia intoccabile nel campo della Search. Quando un venture capitalist assiste ad un pitch di una nuova startup del Search subito pensa alla debacle di Cuil. E dal momento che i venture capitalist sono le persone più avverse al rischio della Silicon Valley, i fondi semplicemente non arrivano.

Ma tutte le prove suggeriscono altre osservazioni. Demand Media vale 1.6 miliardi di dollari, ed tutto il loro business si basa nel fare pushing di contenuti di scarso valore e pagati poco su Google per ottenere qualche click casuale. Se Google forse efficace nella Search, Demand Media non esisterebbe. E Bing non guadagnerebbe markert share . E JC Penney non sarebbe in grado di frodare i risultati di ricerca in maniera così massiccia per alcuni mesi, durante la stagione natalizia, senza essere scoperta solo dopo mesi.

Abbiamo bisogno di vedere un vero competitor di Google nella Search. Per rendere migliore Google stesso e rendere gli utenti più felici.


Anche nei commenti al post che del direttore di Techcruch ci sono alcuni spunti di riflessione. Matt Cutts si affretta ad ammettere che la strada alla risoluzione del problema dello SPAM è ancora lunga. Alcuni commentatori pensano che il progressivo deterioramento della qualità dei risultati derivi dalla perdita di attenzione di Google sul proprio core business, preso com’è da mille altri progetti ed opportunità (Android, Books, Google Me ecc..). L’accusa è quindi che Google, nonostante le incredibili trimestrali che registra, non stia investendo a sufficienza sulla Search. In parte credo che questa affermazione sia vera, non a caso Larry Page è tornato in sella come CEO: perdere terreno sul core business significa perdere di vista la propria mission.

Inoltre, si accusa Google di avere la mano leggera su siti SPAM (o di bassa qualità) perchè Google fa soldi da essi attraverso AdSense. Su questo non sono molto d’accordo: Google non ha la formula magica per determinare che cosa sia un articolo di qualità rispetto ad uno di scarsa qualità. Qui il gioco si fa duro e determinare un criterio univoco non è facile.

In generale penso che Arrington ci sia andato giù molto pesante con Google e forse non solo per ragioni giornalistiche  (su di lui si adombra un coinvolgimento diretto in Blekko e Gogobot). Tuttavia su un punto ha ragione: l’assenza di una vera concorrenza l’ha reso più molle nella Ricerca e Sviluppo. A ciò si aggiunga in fatto che gli utenti sono sempre più esigenti (ai tempi di Altavista lo stesso Arrington neppure sapeva cosa sarebbe stato in grado di fare Google) e che i social media stanno cambiando per sempre il modo di accedere alle informazioni online.

Spesso Google non riesce a dare buoni risultati perchè non è su Google (o su un qualsiasi altro motore di ricerca) che potranno mai trovarsi: le recensioni, le raccomandazioni, i consigli degli amici sono sempre più importanti e determinano una dimensione social della fruizione dell’informazione. Il web cambia e con esso il modo di cercare e trovare le informazioni. Forse i mondi sociali non riusciranno mai ad essere contenuti in maniera ricca di senso in una SERP.

4 pensieri su “Michael Arrington: Google Search fa schifo

  1. Anna Bruno

    Ciao Francesco,
    complimenti per il post e soprattutto per le tue osservazioni. Non sono d’accordo sul fatto che Arrington sia andato giù pensate, secondo me da osservatore ha riportato un dato oggettivo: la search di Google non restituisce risultati interessanti come una volta perchè li trovo condizionati da mille altre “operazioni di Google”. Il declino di Google, purtroppo, potremmo vederlo solo se usciranno fuori altri competitor che al momento non scruto all’orizzonte. E se questo modello di business fosse poco appetibile perchè in declino (social, mobile, etc.)?

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  2. Francesco Astolfi Autore articolo

    Ciao Anna, a vedere i dati finanziari di Google non parlerei proprio di declino (8,5 miliardi di dollari nell’ultimo quarto del 2010, + 26% sull’anno precedente). Per l’utente medio Google è ancora uno strumento iperaffidabile e pertanto non si pone nemmeno il problema dell’alternativa. Quel che è certo è che se Google vuole continuare a fare così tanti soldi con AdWords deve continuare a migliorare l’algoritmo organico (compreso Places). Pena la perdita di credibilità, che si tradurrebbe in meno clicks sui link sponsorizzati.

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  3. Pingback: Cosa si intende per qualità dei contenuti (forse)

  4. Luca

    Nessuno ha notato il costante e crescente utilizzo di YouTube un po’ per tutto?
    Non per niente da quando ha PESANTEMENTE aumentato la pubblicità lì (prima una volta ogni 4-5 video), Google ha avuto una nuova ri-crescita testimoniata dagli ultimi dati finanziari… Altro che Google Search!

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