Chi ha paura di Facebook?

Un paio di settimane fa ho parlato di come Facebook voglia diventare l’hub di internet, la piattaforma attraverso la quale accedere alle risorse web portando con sè la propria identità digitale. Gli ultimi passi del social network più grande al mondo vanno nella medesima direzione: come ben spiegato sul Tagliablog, sia il nuovo comment box che l’introduzione dell’iframe tab portano a pensare che Facebook stia forzando la mano per inglobare il maggior numero possibile di contenuti.

Il comment box è stato rivisto per introdurre il tool di moderazione degli admins, per aumentare la qualità dei commenti (vengono ordinati in funzione della rilevanza, ovvero per primi i commenti degli amici, poi quelli degli amici degli amici, poi quelli che hanno ricevuto più like e poi quelli con più repliche; infine tutti gli altri) e per aumentare la distribuzione degli stessi (gli utenti che commentano automaticamente segnalano questa attività nel proprio NewsFeed, aumentando così il reach agli amici dei commentatori). Senza dimenticare che i commenti ora vengono automaticamente sincronizzati tra piattaforma Facebook e comment box sotto il contenuto, ovvero qualsiasi replica, like o nuovo commento viene pubblicato sia sulle singole bacheche sia nel comment box a prescindere da dove abbia avuto origine quell’azione.

facebook comment box

facebook comment box

In questo modo Facebook promette di ampliare la l’audience dei commentatori ed indirettamente quella dei potenziali fan (non occorre registrarsi per commentare, basta essere su Facebook!), ma dall’altro chiede in cambio i contenuti, che a tutti gli effetti appartengono al social network e non vengono nemmeno indicizzati da Google. In altre parole, Facebook spinge per essere l’unico luogo dove ospitare le discussioni, promettendo maggiore visibilità grazie al preziosissimo valore delle interconnessioni, che hanno l’esplosiva caratteristica di azionare la viralità, generare la condivisione e referenziare la qualità. La posta in palio, tuttavia, è alta: i contenuti e, in qualche modo, la libertà di espressione (tutti i commenti vengono condivisi sul proprio profilo e niente più commenti anonimi!).

Della stessa pasta è il nuovo iframe per le tab pages: de profundis per l’amato e odiato FBML (anzi, i poveri sviluppatori sono invitati a convertire in poco tempo le loro applicazioni sviluppare in FBML al più presto), e via libera al comune HTML da includere in iframe. In pratica si liberalizza la produzione di tabpages, rendendolo un gioco da ragazzi. Gli sviluppatori potranno caricare sulle pagine Facebook praticamente qualsiasi cosa. E così altri pezzi importanti del web verranno fagocitati dalla voracità di Facebook.

Anche la trasformazione dei “Mi piace” in condivisione del contenuto mi pare vada nella direzione di aumentare il coinvolgimento tra utenti, contenuti e aziende, così come le nuove features delle pagine fan e i Facebook Deals. Tutto può finire nel buco nero del social network di Zuckerberg.

Facebook cerca quindi di guadagnarsi il ruolo ufficiale di viralizzatore dei contenuti online. A breve tutte le aziende vorranno avere la loro vetrina di prodotti ed i propri contenuti su Facebook, per sfruttare il potenziale virale di una piattaforma studiata e realizzata per quell’unico scopo. Per ottenere questo risultato Facebook dà la possibilità di creare contenuti sulle proprie pagine Fan praticamente a qualsiasi webmaster. Tanto semplice quanto efficace.

Non sarà più necessario lasciare Facebook per navigare sul web.

Dentro il social network di Zuckerberg c’è tutto quello di cui si può aver bisogno: news, amici, colleghi, shopping, video, foto, recensioni e qualsiasi altra tipologia di contenuto. Le aziende stesse avranno interesse ad usare Facebook per vendere: dopo aver intrattenuto la base clienti su Facebook, aver risposto a domande e dubbi, aver fatto pubblicità e pre-sale, perchè non vendere direttamente da Facebook? Se gli utenti fanno shopping su Facebook, chiedono consigli per acquisti su Facebook ed imparano ad interagire quasi esclusivamente attraverso Facebook, che senso avrebbe portare fuori l’utente verso un ecommerce esterno? Senza dimentare che il post-vendita si può fare sempre attraverso Facebook.

Facebook fa quindi paura.

Paura per gli altri canali di comunicazione, che si vedono costretti a piegare la testa per non perdere l’accessibilità ad una larga parte della popolazione internet. Paura per le aziende, che devono costantemente creare contenuti interessanti ed ottimizzati per cercare di guadagnare qualche scampolo di attenzione nella valanga di informazioni che travolgono le bacheche degli utenti. Paura per gli utenti, che si vedono inondati da informazioni a cui non sanno dare il giusto valore, che non riescono a controllare veramente.

Facebook è per definizione transitorio: difficile, se non impossibile, creare discussioni durature, che magari necessitano della giusta maturazione per avere il giusto compimento. I like a pagine ed oggetti sono spesso casuali e dettati, dalla “sindrome da collezionismo”, dal desiderio compulsivo di ottenere una definizione del sè ed un’approvazione sociale attraverso le cose e le persone che ci piacciono. Si ripubblicano centinaia di volte video, foto e frasi divertenti, senza sapere perchè. Si è vittime di loop virali artatamente creati da agenzie che vendono servizi di viral marketing alle aziende desiderose di sentirsi all’avanguardia.

E se per caso decidessi di non partecipare attivamente a Facebook? Saresti escluso dalla tua stessa vita digitale. Impossibile non rimanerne invischiati, almeno in parte.

Facebook vuole che la nostra vita sia Facebook. Che confondiamo il web con Facebook, esattamente come una volta si diceva di Google. E dato che Facebook è diventato ormai indispensabile, ha già vinto.

8 pensieri su “Chi ha paura di Facebook?

    1. Francesco Astolfi Autore articolo

      Ciao Gianni, grazie per il tuo commento.
      In termini assoluti hai certamente ragione, ma in termini relativi e guardando in prospettiva Facebook ha questo potenziale. Inoltre, cresce il coinvolgimento degli utenti, che svolgono sempre più attività sulla piattaforma, così come il tempo speso, a detrimento ovviamente di altre attività, come le email, i motori di ricerca e la navigazione. Staremo a vedere.

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  1. Gianni Lombardi

    Il potenziale c’è.

    Ma anche Microsoft aveva il potenziale per il 100% dei sistemi operativi, poi è emerso Internet. Google aveva il potenziale per il 100% delle ricerche, poi è emerso Facebook. Eccetera.

    Se adesso il 15% degli utenti Internet è attivo tutti i giorni su FB, prima che FB raggiunga il 50% ci vorranno almeno 5 anni,e ancora sarà a metà strada per il monopolio assoluto.

    E in 5 anni quante cose accadranno?

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    1. Francesco Astolfi Autore articolo

      Beh Microsoft detiene una quota di mercato dei sistemi operativi del 91,5%. E’ stato accusato di posizione dominante da decine di tribunali di tutto il mondo. Ha una capitalizzazione di 220 miliardi di dollari. Ora c’è internet, è vero, ma diciamo che nel suo campo ha stravinto.

      E Google ora non teme più i motori di ricerca concorrenti, ma Facebook. Perchè è possibile che i motori di ricerca fra qualche anno non servano più, o che vengano utilizzati molto poco. Tanto è vero che ha cominciato ad investire su Google Me.

      Non so cosa accadrà tra 5 anni, certo, ma Facebook secondo me acquisirà mercato molto velocemente, diventado il primo player sicuramente prima di 5 anni.

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