Di real time marketing, #unamacchinaperrudy e #calciobarilla

Dopo le ultime azioni di “socia media marketing” da parte di alcune importanti aziende italiane mi è venuto un dubbio. Il dubbio è che le aziende (e forse anche qualche esperto di social media marketing) non abbiamo ben capito la portata trasformativa del rapporto tra consumatore ed azienda apportata dai social media.

Dicevo qualche giorno fa di MSC, che veicola messaggi pubblicitari su Twitter in occasione dei mondiali, spammando i tifosi, seppur inconsapevolmente. Francamente anche l’operazione #calciobarilla mi lascia un po’ perplesso. La comunicazione è studiata, di ottima fattura, intelligente ed ironica.

Io la vedo una pura invasione di campo, un banale tentativo  di entrare in un flusso di comunicazione mainstream, che ha molto poco a che fare con il tentativo di cercare una conversazione con i propri consumatori.

Per carità, il contenuto è simpatico, e si vede che Ambito 5 ha fatto un lavoro d’agenzia eccellente. Ma il punto è: l’azienda non trae dai social e dalla conversazione alcun valore.

In che modo il calcio, o, in senso più lato, l’ironia, contribuiscono a creare il valore del brand? Questo lavoro palesemente creato nelle sale riunioni di un’agenzia di comunicazione, in che modo ha a che fare con la spontaneità del mezzo?

Il real time marketing è davvero questo? A me pare puro e semplice opportunismo mediatico, senza strategia vera, senza reale voglia di connettersi emotivamente con i propri clienti. Insomma, mi sembra vecchio marketing travestito da nuovo, che ha cambiato solo mezzo ed è forse solo un po’ più elegante. Mi pare il tentativo di copiare Oreo (ma senza la relativa spontaneità) con l’obiettivo di ottenere il retweet di massa (e quindi metriche con tanti zeri), sfruttando un evento di massa.

E poi è stata la volta di #unamacchinaperrudy. Rudy Bandiera è un tipo molto sveglio, che sa lavorare con i social media e si è creato una sua audience di fedelissimi. Simpatico, travolgente, ipercreativo. Ma, soprattutto, diretto e sperimentatore. E così ha lanciato la sua richiesta di aiuto alla Rete dopo essere rimasto appiedato.

Insomma, un boccone troppo invitante perchè rimanesse a lungo negletto. E – purtroppo – molto meno sexy del povero ma spontaneo tizio di Giulietta mi manchi. E così Smart ci si è buttata, per guadagnarne visibilità: una Smart in omaggio per un anno. L’operazione è senz’altro intelligente, low cost e certamente con un impatto positivo per il brand.

Ma non credo si possa parlare nemmeno in questo caso di vero e proprio Social Media Marketing (proprio come dice Vincos), almeno come penso che debba essere concepito.

 

Lo riassume benissimo questo tweet:

 

Anche in questo caso manca la spontaneità necessaria per connettere emotivamente un brand con i consumatori, checcè ne dica Iabichino. E’ vero, le critiche di “scroccaggio” a Rudy ed a Smart sono ridicole, più dettate dall’invidia che da una benchè minima analisi oggettiva. Come sempre, il potere logora chi non ce l’ha.

Tuttavia, ancora: i social media non dovevano trasformare il rapporto tra brand e consumatori? I consumatori iperconnessi e avidi di esperienze, non sono l’unico target di cui dovrebbero preoccuparsi le aziende? E allora perchè cercano la sponda di influencers ed eventi mediatici di massa?

I consumatori NON hanno alcun interesse a conversare con le aziende. Ai consumatori importa solo ed esclusivamente una cosa: di se stessi.

E’ sempre stato così, e così sarà sempre. E le aziende dovrebbero usare i social per assisterli, informarli, coccolarli. Per studiarli, ed analizzare i loro bisogni, con il fine di creare prodotti ed esperienze migliori, che possano a loro volta essere condivise.

Le aziende devono usare i social in una modalità “demarketing”: da persona a persona, senza alcuna finalità commerciale, nè reale nè presunta.

E poi torniamo al prodotto, se vogliamo connessioni reali e profonde. La strategia social la fa il prodotto (e la cultura aziendale), non l’agenzia di PR.

Create prodotti di cui le persone desiderino parlare, che di campagne di comunicazione ce ne sono fin troppe.

PS: La Smart è disastro con l’olio del motore, ne consuma fino a 3 volte rispetto a qualsiasi altra auto! E la pasta Barilla per me è la peggiore! 🙂

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