Da un paio di giorni la industry web non fa altro che parlare del Google+ Project, ovvero la tanto attesa “scesa in campo” di Google nella vera arena competitiva del settore: i social media.
Google ha fretta. Tanta fretta. Sa che le revenue di Facebook stanno crescendo molto in fretta, e che il social network di Mark Zuckerberg nel 2010 è già diventato il primo player mondiale nel display advertising, con una raccolta di 2.19 miliardi di dollari. Sa che gli utenti passano sempre più tempo su Facebook, dove possono trovare tutti i contenuti di cui hanno bisogno: sessioni sempre più lunghe, fidelizzazione sempre più spinta, porta d’accesso a qualsiasi contenuto web. E soprattutto per la fascia più giovane della popolazione, ovvero quella che nel prossimo futuro spenderà più di ogni altra i propri redditi online.
Per colmare il gap ha messo in piedi un team di centinaia di ingegneri, Larry Page ha ripreso le redini della società come CEO per riportare un po’ di anima tecnica ad un’azienda che si stava focalizzando troppo sulla parte commerciale e troppo poco sul prodotto, ha settato bonus aziendali per tutta la base dipendenti basati sul successo dei progetti social, ha pianificato la bellezza di 100 roll-out per modificare tutti i prodotti del gigante di Mountain View in ottica social e “people-centric”, ha comprato 3 aziende verticali sulle applicazioni social (Aardvark, Picnik, Slide). E non a caso ha chiamato il progetto Emerald Sea, dal dipindo che simboleggia un’enorme onda che si sta per abbattere: Google vede così i social media, ovvero un’enorme minaccia ed una fantastica opportunità. Uno tsnunami che può mettere in pericolo il proprio modello di business o trasformarlo e renderlo ancora più forte. Ed anche la stessa scelta di Gundotra come capo del progetto social la dice lunga: ex Lotus, ha vissuto la crisi dell’azienda sotto i colpi dell’Excel di Microsoft, per poi passare a lavorare per Bill Gates.
Google non vuole più organizzare il mondo delle informazioni. Vuole essere in grado di renderle personali. Il web sta sempre più appartenendo alle vite delle persone, e non più solo a quelle delle organizzazioni e delle aziende. Questo significa che la rete è e sarà sempre più appannaggio delle persone, che costantemente interagiscono attraverso di essa. La Search su risultati in qualche modo “oggettivi”, semplicemente, non ha più rilevanza. Quel che conta è manipolare le informazioni per personalizzarle e rendere accessibili le informazioni personali, proprie e degli amici. In altre parole applicare il grafo sociale alla Search, e usare la Search come strumento per accedere alle informazioni sociali.
Google, in altre parole, si gioca quasi tutto con questa mossa.
Venendo al prodotto in sè, che ho avuto modo di testare di persona, posso dire che lo Stream mi pare una copia spudorata del News Feed di Facebook. Innovativo mi pare invece il concetto di Circles (tradotto ignominiosamente come Cerchie): organizzare gli amici per interessi è gruppi è vincente, soprattutto perchè su Facebook, su cui generalmente tutti tendiamo ad accettare troppi amici (o preseunti tali), tale funzione è presente ma poco utilizzata, poco pubblicizzata e difficile da usare. Google, invece, utilizzando le informazioni che già ha, (principalmente da Gmail) non solo sa già a priori la tipologia di rapporto tra utenti in funzione della frequenza con la quale questi si scambiano email, ma può arrivare a ipotizzare anche l’interesse comune che li unisce, ovvero la Cerchia stessa. I conoscenti non sapranno più nulla degli affari personali, così come i colleghi di lavoro potranno leggere solo post per loro rilevanti. Nell’ottica Google questa modalità renderà più sicuri gli utenti che hanno intenzione di condividere informazioni con le persone giuste. Google potrebbe utilizzare tutta l’enorme mole di informazioni che salva per ognuno di noi per offrirci un’esperienza sociale ed una rappresentazione digitale della nostra vita quotidiana molto accurata. Google fornirà tutte le tipologie di informazioni, gli strumenti per cercale, condividerle, salvarle, interpretarle, dotarle di significato e comunicarle.
Google, in altre parole, non attacca frontalmente Facebook ma cerca di sfruttare il suo punto debole: il fatto che è un social network generalista, dozzinale e ipereterogeneo. Risolve indirettamente l’annoso problema di Facebook, quello della privacy. Tuttavia, nonostante le critiche, il social network di Zuckerberg continua a crescere. Probabilmente per inerzia, o forse perchè il problema della privacy non poi così tanto un problema, soprattutto per gli utenti più giovani.
Google+ project ucciderà Facebook? Io non credo, almeno nel breve periodo. Perchè Facebook, al contrario di quello che è ora Google+ project non è una pura rappresentazione digitale di una vita reale, ma una piattaforma che ha il grande potenziaole di facilitare la costruzione di nuovi rapporti, digitali e reali. Google vuole raccogliere tutte le “tracce digitali” che lasciano gli utenti che utilizzano i suoi servizi per alimentare un nuovo modo di concepire la condivisione sociale. Ma questo sistema in che modo favorisce la crescita del proprio network sociale? Facebook è vincente non solo perchè consente di comunicare con i propri amici, ma perchè mi consente di vivere incontri serendipici, casuali e/o basati su interessi che allargano la mia rete sociale e di conseguenza, la mia esperienza digitale e di vita.


