I Blogtour funzionano davvero?

[OFF Topic] Torno a scrivere dopo mesi di inattività. I miei (pochissimi) lettori mi hanno più volte sollecitato. Ma più degli stimoli esterni potè la voglia di riprendere a comunicare con gli altri. E con me stesso.

Non ho ancora capito che cosia sia esattamente un blogtour. Non sono riuscito a trovare una definizione esauriente e neanche Google riesce a darmi una risposta soddisfacente.

Pur non avendo mai partecipato ad un blogtour, provo a darne una definizione diciamo-così “empirica”: un blogtour è un tour delle bellezze di una certa destinazione turistica organizzato da un ente di promozione territoriale o un’azienda turistica che invitano un certo numero di blogger perchè ne possano effetturare un racconto digitale, fatto di post su blog personali o di viaggio, copertura live su Twitter e Facebook, con eventuale foto-racconto su Flickr e Instagram o video-racconto su YouTube. Per tale visibilità il blogger viene vezzeggiato, viene ospitato gratuitamente in confortevoli camere d’hotel (occasionalmente suite), gli viene offerto abbondante vitto e accompagnato nella visita dei principali punti d’interesse.

(Qualora la mia definizione ti sembri incompleta, inesatta o superficiale, ti prego di segnalarmelo nei commenti!)

Sul tema sono già comparsi 2 punti di vista quasi diametralmente opposti: da un lato Gianluca, che divinamente ridefinisce e demistifica la realtà dei blogger (come sempre quando si parla dei suoi post, sul tema è sempre molto difficile dire qualcosa di realmente originale); dall’altro Federica, travel blogger ormai famosa, che invece lamenta il fatto che i blogger più visibili debbano essere pagati e che non possano accontentarsi di leccornie e cuscini soffici.

Quello che invece io vorrei cercare di capire è se queste operazioni hanno una qualche forma di ritorno per chi le organizza e che cosa ne determina il loro effettivo successo.

La mia perplessità deriva dal fatto che i blogtour stiano maturando molto velocemente e che questa forma di promozione appartenga molto di più al mondo dei paid media piuttosto che a quello degli earned media. E questo, a dovere di cronaca, anche nella versione rivisitata del blogville. Mi spiego meglio: regalare un soggiorno guidato o addirittura pagare per essere recensiti da un blogger significa in qualche modo acquistare la sua attenzione e la sua reputazione, ovvero ciò che realmente il blogger è in grado di offrire. Non guadagnarsela.

In questo modo il blogtour diventa semplicemente la versione 2.0 del vecchio articolo giornalistico prezzolato. E questo a prescindere dal fatto che il blogger decida di formulare una recensione oggettivo o viziata.

Altro elemento di perplessità è il seguito che il blogger riesce realmente a calamitare. Nella mia modestissima esperienza i travelblogger si contraddistinguono per le seguenti caratteristiche:

  • I travelblogger sono perlopiù seguiti da amici e da altri travelblogger, con i quali, spesso, si ritrovano ad effettuare gli stessi blogtour. Questo ha spesso come portato il fatto che i reali consumatori finali siano poco presenti nelle audience dei blogger.
  • Esattamente come il potere logora chi non ce l’ha, chi segue i travelblogger muore d’invidia per non essere stato invitato ai blogtour che l’hanno snobbato o per non essere mai stato invitato ad un evento simile (in fondo il web non doveva essere democratico? E poi cosa ci vuole ad aprire un blog e scrivere un “post di ringraziamento”?
  • Molti travelblogger hanno il mito di poter guadagnare con il proprio travelblog. Il che li costringe a riempire i loro blog di banner, Adsense ed a vendere post a pagamento. Il che spesso significa produrre una sequela di post di scarsa utilità pur di creare contenuto e traffico da Google. Il che si traduce nello smettere di essere un vero travel blogger (che scrive in maniera soggettiva, personale, insindacabile) e di cominciare ad essere un editore (orientato ai risultati, agli incassi e tendenzialmente al pettegolezzo ed alla news facile). (Personalmente, i travel blogger che desidererei invitare se fossi una destinazione non sono mai stati invitati da un blogtour!)

Ora, personalmente ritengo che il vero passaparola, quello che genera business concreto sia un’altra cosa rispetto ai blogtour. Come dice quello che io ritengo essere il più grande esperto di web marketing turistico in Italia, Robi Veltroni, è la crostata a fare il marketing. Non la pubblicità, nè il prezzo. Nè i blogger invitati gratuitamente (magari in bassa stagione quando le camere sono vuote!).

E’ l’esperienza generata sui clienti finali che costituisce il valore di una destinazione o di un operatore turistico. La parte più difficile è costruire una storia credibile e affascinante; raccontarla poi con i social media (sia direttamente che attraverso i clienti finali ed i blogger) in maniera spontanea e naturale verrà da sè.

Esattamente come i link migliori secondo Google sono quelli naturali e spontanei, allo stesso modo il buzz migliore è quello del cliente finale che non si aspettava di mangiare una crostata così buona. Allo stesso modo si può assoldare l’esperto SEO per favorire il proprio posizionamento, o il blogger per far parlare di te sui social media, ma nel lungo periodo è il valore reale del prodotto che determina il posizionamento su Google e nelle menti dei consumatori.

25 commenti su “I Blogtour funzionano davvero?

  1. Inguaribile

    La definizione che dai di “Blogtour” si può considerare corretta.

    Come sempre però generalizzare è sbagliato, perchè di travel blogger ne esistono a centinaia, alcuni validi ed altri meno validi, ma solo tra qualche anno il web potrà fare pulizia dei meno validi

    Mi è piaciuta molto la tua frase: “I travelblogger sono perlopiù seguiti da amici e da altri travelblogger, con i quali, spesso, si ritrovano ad effettuare gli stessi blogtour.” perchè hai messo in evidenza uno dei principali problemi che esiste nel mondo del travel blogger, ovvero la “qualità” degli utenti che seguono un blog.

    Avere mille follower (tra addetti ai lavori ed amici) è meglio di avere 500 follower tra i consumatori finali?

    Nei travel blogger a cui ho partecipato, ho sempre cercato di mettermi nei panni dei miei lettori, cercando di evidenziale gli aspetti positivi (e negativi) delle esperieze che ho vissuto.

    Ho sempre avuto anche un feedback con i diversi organizzatori dei travel blogger che più che i complimenti, hanno apprezzato soprattutto le critiche costruttive che ho fatto.

    Spetta agli organizzatori dei travel blogger, selezionare con attenzione i travel blogger, capire da chi sono seguiti e non sceglierli perchè si è amici o perchè si è simpatici

    Un travel blogger funziona, solo se il travel blogger lo si affronta come un viaggio di lavoro e non come una vacanza gratuita (o addirittura pagata)

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    1. Francesco Astolfi Post author

      Grazie del tuo commento!
      Mi piace quello che dici ma non sono sicuro che basti selezionare bene i blogger per creare un blogtour di valore.
      E’ ammirevole che tu voglia “[..] cercare di mettermi nei panni dei miei lettori, cercando di evidenziale gli aspetti positivi (e negativi) delle esperieze che ho vissuto.” ma credo che l’esperienza rimanga in qualche modo viziata e filtrata dalla “modalità blogtour”.
      Da consumatore – ovvero dal punto di vista di colui al quale ci vogliamo indirettamente rivolgere – riterresti più credibile un post di un cliente qualsiasi su un blog “sfigato” o di un travel blogger invitato ad un blogtour? :)

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  2. Cristiano

    oh finalmente sei tornato… che bello.

    Quindi i blogtour sono come gli educational dei tour operator organizzati per gli agenti di viaggio? vacanza a sbafo ed un paio di briefing? :-)

    Bel post come sempre!

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    1. Francesco Astolfi Post author

      Anche io sono contento di essere tornato. :)

      Sì, i blogtour sono una specie di educational. Con la differenza che i blogger non devono sorbirsi la pressione psicologica alla vendita, nè fare il tour stringatissimi delle strutture, nè vivere l’esperienza come un evento formativo.
      Insomma, meglio fare il travel blogger che l’agente di viaggio!

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  3. Sara

    Bel post Franz, finalmente hai trovato il tempo per scrivere quello che pensi, e lo hai fatto bene e con molta chiarezza, come al solito!
    Un piccolo appunto a quello che ha scritto Cristiano, per poi ricondurmi al commento di Inguaribile.
    I blog tour non hanno niente a che vedere con un educational, e lo dico perchè ho avuto modo di partecipare ad entrambi.
    In un educational organizzato da un tour operator e frequentato da agenti di viaggio i ritmi sono serrati e si lavora per davvero. Si vedono decine di strutture, si fanno domande tecniche e spesso l’agente – toccando con mano – decide che quel prodotto non lo venderà mai (è un rischio che il TO sa di correre).
    Durante un blog tour i ritmi NON sono serrati. Oovvio, difficile generalizzare, ormai ce ne sono a bizzeffe, ma anche se i ritmi sono serrati posso assicurare che non si tratta di lavoro.
    Ho colleghi che hanno fatto educational visitando 3 isole greche in 3 giorni svegliandosi alle 4 di notte per i trasferimenti, mentre ai blog tour generalmente non c’è puntualità e i programmi vengono spesso slittati per accomodare i ragazzi.
    Sia chiaro, non sto criticando o polemizzando – i miei compagni di blogtour sanno benissimo che penso queste cose – ma viaggi di questo tipo sono tutti vizi e coccole per addolcire (prezzolare, come dice Francesco?) gli ospiti.
    Chiamiamoli viaggi stampa, blogtour, blogtrip, blogville o markette ma, ahimé Francesco ha ragione!

    ….e fu così che nessuno mi invitò più ad un blogtour :(

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    1. Francesco Astolfi Post author

      Nulla di male nel viziare i blogger, anzi!
      Il punto che non mi torna è: vizio i blogger e non i veri clienti?

      PS: Mi sa che i blogger NON parteciperebbero mai ad un educational! :)

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  4. Marcello Coppola

    Ciao Francesco,

    è la prima volta che leggo un tuo articolo e…”Mi piace”!

    Coraggioso e sfrontato nel dire ciò che pensi. Poi che sia condiviso o meno il contenuto poco importa.

    Dal mio punto di vista, dopo questa “ramazzata” dovrebbe seguire un articolo dal titolo: “Come organizzare un blogtour!”. Perché a distruggere ci vuole niente, ma, a costruire non son bravi in tanti ;)

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    1. Francesco Astolfi Post author

      Ciao Marcello, grazie per il tuo commento!

      Mi piace il tuo suggerimento, vedrò se riesco a scrivere un post su come organizzerei io un blogtour dal titolo “Come organizzare in blogtour (senza averna mai visto uno)” ;)

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  5. Robi Veltroni

    Ciao Francesco, devi spiegare che “il più grande” è riferito a altezza e peso. Per il reso credo che il “mercato” dei blog tour ha bisogno di maturare. Devo dirti che molti sono come i vecchi “incontri” tra destinazioni e giornalisti (con tanto di cartellina stampa e CD per i copia incolla). Con Officina sperimentiamo anche queste forme di comunicazione turistica con attenzione alle metriche, anno dopo anno. Se il tutto si affianca a una presenza social della destinazione durante tutto l’anno con uno/due Social media team, un blog, un ufficio stampa dell’Ente ben stimolato può venir fuori qualcosa di interessante: #elbauva e ViviCapoliveri sono un laboratorio dove sperimentiamo queste cose, per adesso con un piccolo e gradito successo. Per il resto, come in tutte le cose, i blogger seri, preparati e che sanno trasferire sensazioni genuine avranno la meglio…
    PS: tu e Sara sarete invitati al prossimo blog tour organizzato da Officina Turistica. E non ti fidare di chi dice che il marketing è morto, il marketing non è mai esistito! :-)

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    1. Francesco Astolfi Post author

      Beh, se ci inviti noi ci veniamo volentieri. Ma tieni presente che noi vogliamo anche vedere come lo organizzi!
      C0munque ti faccio un appunto: nel momento in cui istituzionalizzi il blogtour così http://tuttoblogtour.wordpress.com/, rendi i blogtour una commodity, al contrario di differenziare i blogtour buoni da quelli meno buoni.

      PS: E quando tutti (o quasi) i tuoi clienti avranno un blog e ti chiederanno di soggiornare gratis in cambio di un post che farai? :)

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      1. Robi Veltroni

        E’ certo che ti informo come lo organizzo, è una cosa che facciamo sempre, informiamo i blogger da quindici giorni prima a quindici giorni dopo l’evento, con programmi, e questioni operative (anche metriche se vuoi).
        #TuttoBlogTour ha lo scopo di sapere le date dei prossimi blog tour per evitare a chi li organizza di sovrapporsi con altri eventi. Poi qualcuno ha cercato, disordinatamente, di usarlo come base per rivendicazioni sindacali, snaturandone la finalità. Poi i profili dei blogger erano un simpatico modo per creare una amicale community e non un centro di profitti, schermaglie e invidie. Che devo fare? Inizierò a chiedere soldi per inserire il profilo dei blogger in quel luogo?
        P.S. quando tutti i clienti avranno un blog io venderò post e non più camere, l’importante è sapersi muovere dove c’è mercato. E ripeto, la dovete smettere di comunicare la morte di cose che non sono mai esistite.

        Comunque le tue lucide analisi mi piacciono sempre, anche le provocazioni che spesso mi lanci, sono sempre stimolanti. A presto…

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        1. Francesco Astolfi Post author

          Robi, tu ben sai che gli italiani sono un popolo di invidiosi con la tendenza all’autosindacalizzazione. Perchè i travel blogger dovrebbero essere diversi?

          A mio modestissimo parere con #TuttoBlogTour hai inconsapevolmente fatto esplodere il bubbone e reso mainstream i blogtour: ora tutti i blogger di viaggi vorranno partecipare ad un blogtour e tutti i viaggiatori vorranno aprire un blog per cercare di viaggiare gratis.

          Giusto per farti un po’ arrabbiare, hai quasi creato il Groupon dei blogtour! :)

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  6. Arianna

    Concordo in pieno con Inguaribile quando sostiene che “Spetta agli organizzatori dei travel blogger, selezionare con attenzione i travel blogger, capire da chi sono seguiti e non sceglierli perchè si è amici o perchè si è simpatici. Un travel blogger funziona, solo se il travel blogger lo si affronta come un viaggio di lavoro e non come una vacanza gratuita”.
    Sono fresca fresca della mia prima esperienza di blogtour, dove gli organizzatori non avevano la benchè minima consapevolezza di che cosa implicasse promuovere un territorio con i nuovi media. Al mio rientro ho ritenuto in ogni caso mio dovere raccontare quello che in quel pezzo d’Italia meraviglioso stanno facendo. Se volete leggere il mio racconto: http://ariannatravelplanner.blogspot.it/2012/05/blogtour-libero-arbitrio-o-cosa.html

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  7. Giuseppe

    La definizione di blogtour è perfetta ma a volte non sono semplici vacanze a sbafo, sono dei tour de force per noi blogger. Mille cose da vedere, mille cose da fare, orari impossibili e un ritmo frenetico. Federica ha ragione quando chiede di esser pagata per partecipare ad un evento… in fondo non produce tanti volantini che girano per il web?

    Condivido il primo punto sulle caratteristiche dei Travel blogger, siamo noi i primi lettori dei blog ma perché siamo affamati d’informazione e vogliamo scoprire i posti che un TB ha già visto.

    Sul secondo punto dico che l’invidia è umana. Tutti invidiamo qualcuno che sta meglio di noi, ma perché non facciamo niente per diventarlo? Forse per pigrizia o perché forse non ne siamo capaci?

    Il terzo punto non lo condivido per niente. Secondo me si può monetizzare con un blog. Basta capire quale è il business model da realizzare. I miei blog sono tutti privi di pubblicità e pure il magazine che ho fondato ormai un anno fa lo è. Non ho mai creduto in questo tipo di modello, ma se hai un grosso seguito sicuramente qualche modo per tranne profitto si trova. I soldi vanno sempre dove c’è gente. Perché tutti gli insersionisti si sono trasferiti su Facebook? :)

    I blogtour ormai sono una moda, sinceramente non credo che si continuerà ancora per molti anni su questo tipo di iniziative. Dopo un po’ diventano noiose perché tutte uguali. Poi il successo o meno di un blogtour dipende sempre dall’organizzazione, dai blogger invitati e dalla professionalità.

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    1. Francesco Astolfi Post author

      Ciao Giuseppe,

      ti rispondo sul terzo punto, visto che è quello dove non sei d’accordo con me. :)

      Nulla in contrario sul monetizzare con la pubblicità, ci mancherebbe. Il punto è che quando decidi di inserire pubblicità smetti in qualche modo di essere un blogger e cominci ad essere un editore. Il che significa che il numero di impression o di click diventa più importante del contenuto. L’Adsense che si infila tra titolo e contenuto per strappare qualche click non voluto in più, il banner di un programma di affiliazione o un post a pagamento minano alla base la genuinità di un blogger. Tra parentesi, Sofri al Festival del Giornalismo di Perugia ha raccontato in maniera divina come i grandi giornali online siano intellettualmente ormai schiavi dei loro inserzionisti (http://www.chefuturo.it/2012/05/il-mondo-salvato-dai-giornalisti/).

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      1. Giuseppe

        Sulla pubblicità mi trovi d’accordo, neanch’io credo in questo modello di business. Infatti nei miei blog non c’è neanche un filo di pubblicità. Dico solo che se un blogger ha un grosso seguito, un modo per monitizzare il suo lavoro si trova. Anche il Davide Pozzi aveva scritto un post sull’argomento :) Tutto ciò per dire che un blogger può vivere di ciò basta che sia inteligente da spostare all’esterno del blog il “monetizzare”, rimanendo così una fonte attendibile e non schiava degli inserzionisti.

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  8. Lorenzo

    Il blog tour è la trasposizione in chiave moderna dei Press Trip che vengono organizzati da sempre per la carta stampata. I giornalisti vengono invitati, scrivono il loro pezzo e lo pubblicano sulla rivista. Il ritorno è la pubblicità che poi verrà venduta sulla rivista in proporzione alla diffusione della stessa.

    Con il calo della carta, e i lettori spostati sul web, il modello di promozione è stato convertito invitando siti/blog. I siti a questo punto se partecipano devono monetizzare come meglio credono, con il materiale prodotto, esattamente come le riviste.

    Mi sembra ridicolo richiedere il pagamento per partecipare, se sei convito/a che il materiale che produrrai non porterà beneficio in termini di visite, allora dici no grazie.

    Il valore di un sito? si sono le visite, come lo erano i lettori per la carta stampata… hai tante visite ti invito perchè mi farai tanta promozione con i contenuti che produrrai, hai 1000 visite al giorno??? è un po’ come invitare il giornale della parrocchia!

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  9. Federica

    1.000 visite al giorno?????

    certi travel blogger che vengono invitati ai blogtrip non li fanno neanche in un mese (visite di parenti ed amici incluse)

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    1. Francesco Astolfi Post author

      Ciao Federica!
      Trasponendo le parole di Lorenzo, vuoi dire quindi che la maggior parte dei travelblogger ha una visibilità inferiore al giornale della parrocchia? :)

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      1. Robi Veltroni

        Francesco, ho delle metriche che provano che nei giorni dei blog tour i blog dei partecipanti ricevono un numero maggiore di visite medie rispetto ai giorni precedenti l’evento e beneficiano di una media visite migliore nei giorni successivi l’evento. Approfondirò con le metriche dei prossimi blog tour in programma, per adesso ne ho quattro – di metriche – che provano che sono i blogger a beneficiare della visibilità delle destinazioni e non viceversa. Guarda la dia 17 qua: http://www.slideshare.net/OfficinaTuristica/pisa-blog-tour-2011-i-risultati-del-social-media-team Poi ognuno può leggere le statistiche come vuole.

        Reply
        1. Francesco Astolfi Post author

          Allora Robi, saresti tu la persona da pagare, non i blogger ;)

          Il punto è che è l’esperienza vissuta dai partecipanti e la sapienza nella creazione dell’evento che creano il valore di un blogtour.

          Non chi e quali blogger. Non se li paghi o no. E aggiungo, secondo me non dipende neanche dal fatto che siano o meno blogger.

          Ti invito a fare un “customertour” anzichè un blogtour. Per me il ritorno sarebbe maggiore – a prescindere dalle metriche che hai trovato tu. Ovviamente ci sarebbe anche da divertirsi di più. :)

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  10. Pingback: On line Blog Tours and Bloggers: recomanded readings of the week – June 8th « #TuttoBlogTour

  11. Veru

    Concordo quasi su tutto aggiungendo che siamo lontani, in Italia, dalla maturazione in questo senso e mi spiego scusandomi in anticipo perché sono sempre troppop logorroica :D
    Le aziende che organizzano i blogtour badano ai numeri e alla riconoscibilità dei (presunti) blogger invitati. Li chiamo presunti perchè spesso (basta leggerli, non ci vuole un semiologo) non scrivono in italiano corretto, sono approssimativi, sono poco dettagliati perché il loro scopo è scrivere più in fretta possibile, magari in tempo reale, senza fornire nulla di nuovo ma semplicemente per far vedere di esserci stati, accontentare l’azienda/agenzia che li ha invitati e poter dire “io c’ero, ho scritto questo post, ho 2000 follower su Tw e quindi siccome ne ho parlato i miei numeri ti tornano utili e io mi posso vendere al prossimo acquirente”.

    D’altro canto l’organizzatore non si rende conto che se un blogger, famoso quanto volete, è approssimativo e non sa scrivere come si deve non invoglia il lettore indi per cui la spesa (economica o organizzativa, è lo stesso per me) non vale l’impresa: i numeri fanno la differenza se supportati da altro e in Italia oggi come oggi questo non interessa (avrei migliaia di esempi in questo senso ma non ho intenzione di tirarli fuori!).

    Partecipo a viaggi stampa da sempre, da qualche tempo vengo invitata ai blogtour e molti li rifiuto per scelta (in Italia di solito), li organizzo pure blogtour (all’estero) e onestamente se oggi mi si chiede cosa ne penso dico che manca la qualità e fin quando non ci si renderà conto di questo le cose non cambieranno, i blogger che dovrebbero essere invitati non saranno mai invitati, i blogger che vengono invitati continueranno ad esserlo anche se spesso non ha senso che vengano invitati, le aziende/agenzie non riceveranno nella maggior parte nulla in caso e il circolo sarà sempre più vizioso. Io sono alla finestra a guardare quando tutto questo imploderà e quando ci si renderà conto che i numeri, in certi settori, contano solo parzialmente se manca la qualità che oggi manca in Italia.
    Perdonatemi per la lungaggine!
    Veru

    Reply

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