Quando il follow through conta più del click through

by Francesco Astolfi on 17/08/2011

Recensione di The Thank You Economy (Gary Vaynerchuk)

Durante le mie ferie in Turchia della scorsa settimana (a proposito, meravigliosa la Turchia), ho avuto il tempo di leggere The Thank You Economy di Gary Vaynerchuk. Devo dire che il libro – esattamente come la Turchia! – mi ha piacevolmente sorpreso. Mi aspettavo i soliti banali refrain e le dozzinali raccolte di case history per raccontare di socialmedia&co.

Ma anche se non si può certo definire un trattato di economia sull’impatto che il digitale sta avendo nei modelli di business, il libro è fortemente efficace nel presentare i social media dal punto di vista di un imprenditore che ci ha creduto fin dalla prima ora. In particolar modo mi piace l’idea che Gary ha del marketing, cos’ì com’è stato totalmente sbatacchiato dall’avvento delle reti sociali sul web: il marketing, perchè abbia un impatto reale, deve ispirare un’interazione caricata di valori emozionali. La comunicazione verso i clienti non può non essere totalmente onesta e trasparente.

Le persone amano comunicare. Soprattutto in contesti informali. Ed i social media hanno permesso loro di parlare alle aziende nello stesso modo in cui parlano con famigliari e amici.

Gary ci tiene anche a sottolineare che i social media non sono tante le piattaforme nelle quali avvengo le interazioni, ma tutti quei contesti dove più individui di connettono per scambiarsi informazioni. Social media significa quindi un ritorno al passato, dopo l’indigestione dei mass media. E questo comporta anche un ritorno a fare business come si faceva una volta: veramente one-to-one, ovvero investendo nella relazione. I mercati diventano così piccoli paesi, dove il valore delle relazioni e della fiducia è tutto.

Gary è anche spassoso nel raccontare il suo punto di vista e nello sbertucciare il modello economico di massa:

And if you wanted to speak to a company about their product or service, you could press 1 to spell your name, press 2 to place an order, press 3 for more options, or press star key to return to the main menu

Un altro punto cruciale della sua visione sono i dipendenti. La maggior parte dei managers, infatti, sono ossessionati dai competitor. La parte rimanente è ossessionata dai clienti. E nessuno è ossessionato dai propri dipendenti. Che sono (e lo saranno sempre più) la spina dorsale del proprio business, che costituiscono quella cultura aziendale che vale molto più che campagne di comunicazione e marketing. Solo dando la possibilità al proprio personale di realizzarsi, di sperimentare e di sbagliare, i clienti saranno felici di essere serviti da dipendenti di un’azienda felice.

Ma quello che mi ha entusiasmato del libro è la ferea convinzione che con questo shifting culturale dato dai social media, le aziende piccole possono sfidare quelle più grandi e lente, grazie alla loro generale maggiore propensione alla cura dei clienti. L’imponenza del budget pubblicitario non sarà più determinante nel successo aziendale. Quello che conta, è l’autenticità con la quale si approcciano i clienti, la capacità di coinvolgere emozionalmente prospect e clienti fidelizzati. Le grandi aziende perderanno il controllo dei loro messaggi, che hanno definito a tavolino. Non riusciranno più a ripetere all’infinito i loro refrain. E le aziende, più reattive e solite all’impprovvisazione, avranno maggiori possibilità.

Succeeding in the Thank You Economy is not about simply being nice and selling in an offensive way. Anyone can do that. It’s about taking every opportunity to show that you care about your customers and how they experience your brand in a way that is memorably and uniquely you.

Thank you Gary

 

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Cristiano 19 agosto 2011 alle 12:18 pm

leggendo le tue recensioni mi viene voglia di leggerli tutti questi libri.
Franz, voto 8. GURU ;)

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Nicola 6 settembre 2011 alle 2:49 pm

Leggo quasi con commozione questa parte del tuo post:
“Solo dando la possibilità al proprio personale di realizzarsi, di sperimentare e di sbagliare, i clienti saranno felici di essere serviti da dipendenti di un’azienda felice.”

Credo fermamente in questa affermazione. Se i dipendenti non credono in prima persona in quello che stanno producendo (prodotto o servizio che sia), nessun cliente sarà mai soddisfatto a pieno dell’offerta aziendale.

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